Linux

Ubuntu 15.10 ai test: il licantropo non morde

Redazione | 3 Febbraio 2016

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La versione di Ubuntu Linux con il nome in codice Wily Werewolf (licantropo astuto), aggiorna l’architettura di base e si […]

La versione di Ubuntu Linux con il nome in codice Wily Werewolf (licantropo astuto), aggiorna l’architettura di base e si prepara al grande balzo previsto per il prossimo anno.

Canonical ha rilasciato una nuova versione di Ubuntu Linux, una delle distribuzioni più note e diffuse tra quelle dedicate ai sistemi desktop e notebook. Il nomignolo scelto per questa release è Wily Werewolf, ossia licantropo astuto. Il nome vagamente inquietante, associato alla tradizione che prevedeva per le release autunnali un’impostazione più ricca di novità  e sperimentazioni, potrebbe spaventare gli utenti più conservatori, ma in questo caso non c’è davvero nulla di cui aver paura: il licantropo di Canonical non morderà  nessuno.

Da varie versioni, infatti, le innovazioni introdotte in Ubuntu sono poche e di piccola portata. La motivazione è duplice: in primo luogo il sistema operativo e l’interfaccia Unity 7 hanno ormai raggiunto un grado di maturità  e stabilità  tale da non richiedere stravolgimenti nel passaggio da una versione all’altra. Inoltre gli sforzi degli sviluppatori sono concentrati nello sviluppo della nuova interfaccia Unity 8, che salvo imprevisti dovrebbe debuttare tra circa un anno, con la versione 16.10.

La prossima release primaverile, infatti, avrà  il supporto a lungo termine (LTS, Long term support), e potrà  godere di aggiornamenti di sicurezza e compatibilità  con il nuovo hardware per ben cinque anni dal rilascio. Le release Lts sono in genere quelle che vengono adottate dalla grande maggioranza degli utenti, anche in contesti produttivi, quindi non sono sicuramente le più adatte per introdurre cambiamenti epocali. E la nuova interfaccia Unity 8 si preannuncia realmente rivoluzionaria: vedrà  infatti il debutto del nuovo server grafico Mir e un ambiente operativo pensato per far convergere i computer tradizionali e i dispositivi mobile. Molto prima che Microsoft lanciasse Windows 10, infatti, Canonical stava già  lavorando su concetti in gran parte simili, seppure con notevoli differenze nell’implementazione. Il nuovo desktop Unity 8 promette proprio fondere gli ambienti desktop e mobile, con scalatura e riorganizzazione automatica delle interfacce utente, una nuova impostazione più adatta all’interazione tramite schermi touch e molto altro ancora. L’obbiettivo è quello di permettere la realizzazione di dispositivi versatili: smartphone, tablet e device ibridi con un’interfaccia ottimizzata per il tocco ma capaci di proporre anche un desktop tradizionale una volta collegati a un monitor esterno ed eventualmente a un mouse e una tastiera.

Ubuntu Linux dual OS

Se rileva un’installazione di Windows, la procedura di setup di Ubuntu propone per default la creazione di un sistema dual boot; alcune opzioni, come il supporto Lvm, saranno però disattivate.

Unity 8 può essere testata già  oggi all’interno di Ubuntu, ma il suo stato è ancora troppo acerbo perché possa avere una qualche utilità  pratica se non si lavora come sviluppatori, specialmente nella versione dedicata ai computer. Chi avesse la curiosità  di vederla in azione può installarne la versione preliminare aprendo il terminale e digitando il comando sudo apt-get install unity8-desktop-session-mir; al riavvio troverà  una nuova sessione attivabile nella schermata di login.

Ma Unity 8 è il futuro di Ubuntu, e neppure tanto prossimo: il presente è la release 7.3.2, che come accennato non ha un aspetto radicalmente diverso rispetto a quello delle ultime incarnazioni. Ciononostante, aguzzando la vista si possono notare alcune novità  interessanti: la principale è l’abbandono delle barre di scorrimento, originali ma non molto pratiche, che hanno accompagnato le ultime versioni di Ubuntu in favore di quelle ufficiali di Gnome, che aumentano di dimensioni quando vengono sorvolate con il cursore del mouse. La nuova implementazione è sicuramente più pratica e nello stesso tempo elegante, anche se certo non rivoluzionaria.

Ubuntu non è solo Unity: Canonical infatti realizza o coordina anche numerose altre versioni della sua distribuzione, tra cui una elegante edizione basata sull'ambiente desktop Kde, chiamata Kubuntu.

Ubuntu non è solo Unity: Canonical infatti realizza o coordina anche numerose altre versioni della sua distribuzione, tra cui una elegante edizione basata sull’ambiente desktop Kde, chiamata Kubuntu.

Pratica è anche la funzione che consente di trascinare le icone dei programmi dal Dash (il pannello che integra ricerca ed elenco dei programmi) verso il desktop, per creare collegamenti in modo molto più semplice e veloce rispetto al passato.

Ubuntu 15.10 porta in dote nuove versioni per tutte le principali applicazioni di produttività , e per molti componenti importanti del sistema operativo: a cominciare dal kernel Linux, che è stato aggiornato al ramo di sviluppo 4.2. Questa versione offre molte novità  importanti, tra cui il supporto ai processori grafici più recenti di Amd e la gestione dei comandi Ncq Trim, essenziali per i sempre più diffusi dischi a stato solido.

Anche l’ambiente desktop Gnome, parzialmente utilizzato da Unity, è stato aggiornato alla versione 3.16. L’update però non è completo: alcuni componenti, come per esempio il file manager Nautilus e l’editor Gedit, sono ancora fermi a versioni ormai obsolete. L’utilizzo delle nuove barre di scorrimento dovrebbe aiutare gli sviluppatori di Canonical a diminuire, in futuro, i tempi di adattamento e integrazione delle nuove versioni delle utility ereditate da Gnome. Anche le applicazioni principali sono state aggiornate: tra le altre, segnaliamo i browser Firefox e Chromium, il player multimediale Rhythmbox e soprattutto la suite per l’ufficio LibreOffice, che raggiunge il ramo di sviluppo 5.0.

L’installazione di Ubuntu si conferma anche in questa edizione un punto di riferimento nel mondo Linux: l’impostazione della procedura guidata è molto semplice, e tutti i passaggi sono spiegati in maniera chiara e dettagliata. All’avvio si può scegliere se installare l’OS o provarlo in modalità  live, cioè senza modificare il contenuto dell’hard disk. Chi sceglie l’installazione può decidere se scaricare automaticamente gli aggiornamenti e le librerie software di terze parti necessarie per abilitare alcune funzioni importanti, come la decodifica dei file Mp3. Non bisogna temere di installare Ubuntu su un sistema Windows: l’installer, infatti, riconosce la presenza del sistema operativo Microsoft e propone di ricavare automaticamente lo spazio necessario per il nuovo OS. Una volta completata l’installazione, all’avvio verrà  visualizzato un menu per scegliere il sistema operativo da avviare, e Ubuntu mostrerà  automaticamente la partizione Windows tra i dischi montati (in lettura e scrittura). Se non si crea un sistema dual boot, Ubuntu propone di installare Lvm (Logical Volume Management), un potente sistema di gestione delle memorie di massa che astrae le unità  logiche da quelle fisiche, un po’ come i volumi dinamici in Windows ma con molte più opzioni. Inoltre, si può anche attivare la cifratura dell’intero disco o della cartella home, per proteggere i dati memorizzati.

L’ambiente desktop Unity è ormai molto maturo, e (pur non raccogliendo un consenso unanime nel mondo Linux) si è dimostrato nel corso degli anni funzionale ed ergonomico. Il chrome, ossia l’insieme degli elementi di interfaccia delle finestre, è ridotto al minimo, e la scelta di colori scuri e caldi è gradevole ed elegante. Le opzioni di personalizzazione sono comunque molte, e l’aspetto della scrivania e delle finestre può essere stravolto dagli utenti più creativi. La dotazione di applicativi è molto ricca, e la loro selezione di base è quasi sempre condivisibile; sono presenti tutti i software più importanti, e aggiungerne di nuovi è semplicissimo grazie all’Ubuntu Software Center, una sorta di App Store con un’interfaccia gradevole e informativa che si appoggia al classico sistema di gestione dei pacchetti Apt, comune a tutte le distribuzioni derivate da Debian. Apt garantisce a Ubuntu un significativo vantaggio rispetto a Windows nell’aggiornamento del sistema e soprattutto delle applicazioni: tutti gli update, infatti, vengono gestiti da un’unica interfaccia e vengono applicati contemporaneamente. Basta quindi una sola operazione, spesso automatizzata, per mantenere sempre aggiornati sia il sistema operativo sia i programmi.

Ubuntu 15.10 porta con sé notevoli miglioramenti alla funzione Ubuntu Make, uno strumento a riga di comando (dev’essere a sua volta installato, con il comando sudo apt-get install ubuntu-make) che permette di trasformare velocemente Ubuntu in un ambiente di sviluppo completo e aggiornato. Per esempio, basta digitare umake android nel terminale per installare Android Studio e tutto il necessario per iniziare a sviluppare App e widget per il sistema operativo mobile di Google.

Nel complesso, Ubuntu 15.10 si è dimostrato un sistema operativo stabile, maturo e intuitivo; l’ambiente è gradevole ed ergonomico, la dotazione di applicazioni è molto ricca e le funzioni di base sono gestite in modo convincente. Il ricorso al terminale non è ancora del tutto facoltativo, ma il successo di Ubuntu permette ai suoi utenti di trovare moltissimo materiale informativo, tutorial e trucchi per personalizzare e migliorare questo sistema operativo. Le novità  rispetto alle ultime versioni non sono certamente rivoluzionarie, ma vanno tutte nella direzione giusta e contribuiscono a creare un ambiente di lavoro coeso e funzionale. Nell’attesa della rivoluzione prevista per il proseguimento del 2016 con il lancio di Unity 8 e della convergenza tra desktop e mobile, Ubuntu è oggi un sistema operativo tradizionale ma completo e potente, certamente una delle distribuzioni più amichevoli anche per chi non si considera un esperto o un appassionato di Linux.
Dario Orlandi
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Ubuntu Linux 15.10

Gratuito

PRO
Interfaccia gradevole ed ergonomica
Dotazione software ricca e aggiornata
Supporto migliorato per l’hardware più recente

CONTRO
Poche novità  rispetto alle versioni precedenti
Il ricorso al terminale non è ancora del tutto facoltativo

Produttore: Canonical, www.ubuntu.com

Software

Download del giorno: Ventoy 1.0.31

Alfonso Maruccia | 23 Dicembre 2020

Download del giorno Linux Storage Windows

Ventoy offre un metodo alternativo per la preparazione di una chiavetta USB avviabile, impiegando direttamente le immagini ISO invece di estrarre i file necessari.

Per preparare una chiavetta USB avviabile è possibile usare strumenti come FlashBoot, Rufus o soluzioni similari. Una recente alternativa in tal senso si chiama Ventoy, e sposa un approccio completamente diverso ma non per questo meno interessante (e utile) rispetto ai tool citati poc’anzi.

Diversamente dai software della concorrenza, Ventoy non estrae i file di un OS avviabile da un’immagine ISO ma permette di copiare la ISO originale sulla chiavetta USB in via di preparazione. In caso di ISO multiple, il programma fornisce un menu di boot da cui poter scegliere di avviare uno dei sistemi live presenti su disco.

In più Ventoy è open source, vanta una notevole semplicità di utilizzo, è veloce, supporta l’avvio in modalità “legacy” (BIOS) oppure UEFI e le immagini ISO di dimensioni superiori a 4GB. La lista delle ISO compatibili con Ventoy include più di 300 diverse voci tra Live-CD, dischi di installazione di svariati sistemi operativi (Windows, Linux) e altro ancora.

La versione più recente di Ventoy uscita in queste ore (Ventoy 1.0.31) corregge un bug nell’esecuzione del tool su dischi di dimensioni superiori ai 2TB, riduce il numero di falsi positivi con gli antivirus, migliora la compatibilità con RHEL e CentOS (8.3) e aggiunge il supporto per quattro nuove ISO Linux.

Pagina ufficiale del download di Ventoy 1.0.31 per Windows, Linux e Live CD

Debian

Linux

Download del giorno: Debian 10.7

Alfonso Maruccia | 18 Dicembre 2020

Download del giorno Linux Open Source

Nuovo aggiornamento minimale per Debian, sistema operativo open source che costituisce la base di un gran numero di distro Linux derivate.

Nell’ambito dei sistemi operativi basati su kernel Linux, Debian è un vero e proprio “nonno” del settore. Una delle distro Linux più vecchie e popolari, Debian rappresenta il punto di partenza da cui un gran numero di OS derivati costruiscono le loro fondamenta a base di codice e programmi FOSS.

In circolazione dal lontanissimo 1993, Debian è un progetto gestito dalla community omonima e da un “Project Leader” scelto ogni anno dagli stessi sviluppatori. I tanti sistemi Linux derivati da Debian includono Ubuntu, la distro corazzata Tails e molti altri OS open source.

Nei giorni scorsi il progetto Debian ha annunciato la disponibilità di un nuovo aggiornamento minore, Debian 10.7, il settimo update alla major release Debian 10 (nome in codice “buster”) pensato per correggere bug di sicurezza, qualche “aggiustamento” per qualche problema serio e problemi minori al codice. Di fatto, Debian 10.7 non costituisce una nuova versione dell’OS ma include solo aggiornamenti per alcuni pacchetti inclusi nel sistema (kernel Linux, SQLite, systemd, Tor, Thuderbird, Firefox ESR ecc.).

Chi installa aggiornamenti frequenti da security.debian.org non dovrà spendere molto tempo nell’update dei pacchetti problematici, dicono gli sviluppatori. Per chi invece preferisce le soluzioni all-in-one ci sono sempre le nuove ISO pre-compilate disponibili sul sito ufficiali.

Pagina ufficiale del download di Debian 10.7

Linus Torvalds

Notebook

Linus Torvalds vuole un MacBook con Linux

Luca Colantuoni | 24 Novembre 2020

Apple Linux macOS

Linus Torvalds vorrebbe un nuovo MacBook con processore ARM e sistema operativo Linux, ma Apple non soddisferà mai il suo desiderio.

Apple ha annunciato i primi tre prodotti con processore ARM all’inizio del mese di novembre: MacBook Air, MacBook Pro da 13 pollici e Mac mini. I due notebook hanno ricevuto recensioni molto positive e attirato l’attenzione di uno sviluppatore molto famoso: Linus Torvalds. Il suo desiderio è quello di avere un Mac ARM con Linux.

Il kernel Linux supporta l’architettura ARM da molti anni (Android è basato sul kernel Linux), quindi la richiesta di Torvalds potrebbe essere soddisfatta sicuramente da Apple, ma ovviamente ciò non accadrà mai. Rispondendo ad una domanda sui nuovi MacBook con processore ARM, Torvalds ha dichiarato:

Mi piacerebbe assolutamente averne uno, se solo funzionasse con Linux… Ho dei bei ricordi del MacBbook Air da 11 pollici (credo il 4.1) che ho usato circa dieci anni fa, ma l’ho abbandonato perché Apple ha impiegato troppo tempo per sistemare lo schermo e quando lo ha fatto ero già passato a laptop migliori e nel frattempo Apple aveva reso Linux meno conveniente.

Torvalds ha sottolineato che Apple usa Linux per i server dell’infrastruttura cloud, ma non per i notebook.

Ho aspettato a lungo un laptop ARM in grado di eseguire Linux. Il nuovo MacBook Air sarebbe quasi perfetto, tranne che per il sistema operativo. E non ho il tempo di armeggiare con esso né l’inclinazione di combattere con aziende che non vogliono aiutare.

Torvalds evidenzia quindi la possibilità di installare Linux sui MacBook con chip M1, ma è necessario troppo tempo per “smanettare” e la collaborazione di Apple (servono almeno i driver). Del resto macOS e Linux hanno un antenato comune, ovvero UNIX, come si può vedere nel seguente schema:

OS UNIX like

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