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UE e privacy: nuove regole sul consenso per minori

La privacy è un bene importantissimo, la cui protezione è messa sempre più in discussione nell’era del digitale. E sulla base di questa considerazione, anche a livello europeo, con il nuovo Regolamento per la privacy – in vigore dal 26 maggio – l’argomento è stato trattato in maniera risoluta, introducendo il concetto di consenso dei genitori all’utilizzo di servizi online da parte dei minori di età  inferiore ai 16 anni.

Si discute sempre più della necessità  di monitorare meglio ciò che succede nel mondo virtuale, soprattutto perché ragazze e ragazzi possono essere vittime di reati commessi tra le pieghe del web: ma che cosa succede quando la generazione dei nativi digitali riesce ad utilizzare questi strumenti meglio dei loro genitori? Con quale consapevolezza potrebbero dare, questi ultimi, il consenso per l’utilizzo dei servizi da parte dei loro figli?

Secondo uno studio svolto di recente, è emerso che una larga fetta di utenti adulti fa uso in maniera irresponsabile dei social network, condividendo immagini che riguardano i propri figli, anche in circostanze che andrebbero invece mantenute riservate: il risultato è che quasi 4 contenuti su 5, finiscono per essere utilizzati per scopi criminali (soprattutto nell’ambito della pedopornografia) da parte di utenti senza scrupoli.

Certo degli accorgimenti, come impostare correttamente i parametri della privacy sul proprio utente, o ancora, non accettare richieste di amicizia da qualunque utente o, ancora, condividere determinati contenuti solo con una cerchia ristretta di persone (o non condividerli proprio) possono metterci al riparo da queste minacce in modo efficace. Ma quando manca la consapevolezza dell’esistenza di tutte queste funzioni avanzate da parte dei genitori?

Il problema è stato sollevato in Francia, dove, proprio negli ultimi tempi è stata avanzata una proposta di legge che mira ad introdurre una sanzione (fino a ben 45.000 euro) volta a colpire tutti quegli utenti che pubblicano sui social network fotografie di bambini scattate in contesti che dovrebbero invece essere considerati come privati: e con la stessa, si fissa anche il principio del consenso degli stessi minori.

Che cosa significa ciò? Semplicemente che, una volta diventati adulti, potranno citare in giudizio i genitori per eventuali pregiudizi subiti. A questo proposito, Facebook sta lavorando ad un sistema di avviso – il cui funzionamento è automatico – che ricorderà  ai genitori, durante la fase di upload e di pubblicazione, quali sono i rischi a cui vanno incontro scegliendo di pubblicare certi contenuti…

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