Software

Un universo digitale in continua espansione

Redazione | 19 Marzo 2008

Social

Secondo IDC cresce del 60% ogni anno il numero di informazioni digitali create e duplicate nel mondo. Ogni individuo sulla terra produce una media di 45 GByte all’anno, ma la metà  sono “ombre digitali” lasciate nelle transazioni elettroniche.

Macchine fotografiche digitali, file Mp3, TV digitali, telecamere di sorveglianza e reti di social network. Quante unità  di informazioni, file, immagini, minuti di video e pacchetti di dati sono creati in un anno? emc-italia1.pngProvate a convertirli in megabyte tenendo conto anche dei fattori di compressione, risoluzione e di utilizzo a cui sono destinati e poi pensate al numero di volte che un’informazione potrebbe essere replicata per condivisione, per esempio coi colleghi di lavoro, o per semplice conservazione. Con questa metodologia IDC ha condotto per conto di EMC Corporation, una bellissima ricerca “The Diverse and Exploding Digital Universe: An Updated Forecast of Worldwilde Information Growth through 2011” i cui aggiornamenti sono stati resi noti in un incontro con la stampa. I numeri sono davvero esponenziali: l’universo digitale cresce del 60% ogni anno.
Nel 2007 sono state create e duplicate informazioni digitali per 281 miliardi di gigabyte (cioè 281 exabyte) e si prevede che al 2011 conterà  quasi 2 zettabyte, un’unità  di misura che porta con sé 21 zeri. Per ogni individuo sul pianeta IDC calcola una media di 45 GByte all’anno prodotti che entro il 2011 saranno decuplicati.

“Oltre il 95% di questo universo è composto da dati non strutturati” ha detto Nino D’Auria, amministratore delegato di EMC2 nel commentare la ricerca di IDC, ed è una mole di dati prodotta per il 70% da individui, anche se meno della metà  in modo consapevole.
La ricerca IDC evidenzia infatti come la maggior parte dei byte sono informazioni generate dalle tracce lasciate dagli utenti nei siti di social network, nell’uso della posta elettronica, dei cellulari e anche nelle transazioni con la carta di credito. Sono le “ombre digitali”, ovvero le informazioni sull’utente e non quelle prodotte dall’utente: i nomi nei documenti finanziari, le cronologie delle ricerche web, le immagini catturate dalle telecamere di sicurezza negli aeroporti,ma anche il tag RFID o il transito di una persona all’Ecopass nel centro di Milano.
Una massa di impronte digitali che per la prima volta, nota IDC, superano in quantità  le stesse info prodotte dai singoli individui. E si tratta di dati che vanno archiviati, gestiti e conservati in conformità  alle normative vigenti. Sorge quindi un problema per le organizzazioni IT di protezione della privacy, disponibilità  e affidabilità  delle informazioni, perché se è vero che il 70% dell’universo digitale viene creato dagli individui è anche vero che sono poi le aziende nell’85% dei casi ad essere responsabili della sicurezza, privacy, affidabilità  e conformità  delle informazioni.

Non solo, la smisurata crescita del numero di apparecchiature elettroniche disponibili (nel 2007 le fotocamere digitali e i cellulari dotati di fotocamera hanno superato il miliardo su scala globale) ha portato a un’esplosione di dati “visivi” che si traduce nella necessità  di trovare nuovi contenitori di archiviazione.
Per un’azienda come EMC2 leader nei sistemi di storage informatico, l’esplosione dell’universo digitale è naturalmente un’opportunità  di business e durante l’incontro è stata infatti annunciata una rodmap di rilascio di nuovi servizi di storage accessibili via web che saranno rilasciati anche in Italia entro la prima metà  del 2008.

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