Il punto del venerdì – Tutti i bilanci in rosso

Chiusure, licenziamenti e importanti passivi nei bilanci. La difficile situazione delle più grandi aziende del mondo IT è balzata agli occhi di tutti proprio in questa settimana, teatro della pubblicazione di bilanci conclusivi del 2008.

Iniziamo subito a dire che dalla crisi non si salva nessuno o quasi, nemmeno tra le più grandi aziende hardware e software (parliamo e daremo i dettagli di Microsoft, Apple, Intel, AMD e Nvidia).

Il 2008 mostra in generale bilanci in rosso, ristrutturazioni in corso e difficoltà  nel prevedere quando e come le cose potrebbero effettivamente cambiare rotta.

intlogo-456546456.gifIntel è uno dei casi più eclatanti, l’azienda ha recentemente annunciato che l’ultimo trimestre 2008 potrebbe essere (in attesa dei conti definitivi) il primo in passivo dopo 21 lunghi anni. Un trimestre passivo dopo 84 attivi consecutivi, sicuramente non un dato che può far pensare al peggio in senso assoluto, l’azienda è ovviamente in salute, ma ci porta a pensare alle possibili conseguenze.

Intel ha sotto controllo la stragrande maggioranza di tutti i settori hardware in cui è presente: le Cpu Intel sono installate su 4 sistemi su 5 venduti, le prestazioni offerte sono ottime e il nuovo mercato principe del 2008 (netbook) è prerogativa Intel con la Cpu Atom. Anche nel comparto grafico, contando tutti i chip venduti, Intel risulta ancora superiore a Nvidia e AMD messe insieme; potere della grafica integrata nella maggior parte di notebook e in molti desktop economici.

Nonostante questo Intel quest’anno chiuderà  due fabbriche “assembly”, stabilimenti in cui i wafer di silicio con le Cpu già  prodotte vengono tagliati e in cui i processori come li conosciamo vengono per così dire “assemblati”. I due impianti sono quelli di Cavite nelle Filippine e Penang in Malesia, che da soli contribuiscono all’assemblaggio di una quota notevole di Cpu Intel. In futuro il lavoro fatto in questi stabilimenti sarà  spostato in Cina, paese in forte crescita (soprattutto IT) con manodopera a costo ancora inferiore. La chiusura della due fabbriche porterà  al licenziamento di un totale di 5.000 persone.

Intel ha in programma di chiudere anche due fonderie, luoghi in cui vengono costruiti i core dei processori su wafer di silicio. Le due “Fab” (nome comune con cui si indicano le fonderie di silicio) sono quella di Hillsboro (Fab20) in Oregon e la storica FabD2 di Santa Clara.

 

amd_logo_it-it.gifAMD d’altronde non se la passa meglio, i risultati finanziari del quarto trimestre 2008 e dell’intero anno sono disastrosi. Negli ultimi tre mesi il fatturato è stato di 1,162 miliardi di dollari, inferiore del 35% rispetto ai tre mesi precedenti e del 33% rispetto all’ultimo quarto 2007.

Con un fatturato sceso a questi livelli l’azienda deve subire una perdita netta di 1,424 miliardi di dollari, una cifra davvero notevole.

L’anno 2008 ha garantito un fatturato all’azienda di 5,808 miliardi di dollari (5,858 nel 2007) e una perdita netta di 3,098 miliardi di dollari (3,379 nel 2007). Questi dati mostrano come il fatturato sia sceso di soli 50 milioni di dollari, mentre le perdite si sono ridotte di quasi 300 milioni.

Perdere però più di 3 miliardi di dollari all’anno (anche se in diminuzione) non può certo definirsi positivo, e il futuro di AMD sembra sempre meno roseo.

Anche qui la strategia prevede una riorganizzazione, la vendita di qualche settore non essenziale e il licenziamento di personale in “esubero”, soprattutto in Europa. Trovate altri dettagli nei link riportati poco sopra.

 

nvidia_c.jpgSe la situazione di AMD non è rosea altrettanto può dirsi per Nvidia, che pur non avendo ancora annunciato dati definitivi dichiara un fatturato previsto per l’ultimo trimestre 2008 in calo del 50% rispetto ai tre mesi precedenti. Il quarto trimestre si concluderà  per Nvidia il 25 gennaio e i risultati saranno pubblicati il 10 febbraio, ma le stime attuali indicano un fatturato tra i 450 e i 540 milioni di dollari, mentre nel trimestre precedente aveva raggiunto quota 900 milioni.

Nvidia dovrebbe di conseguenza aver perso ulteriori quote nel mercato delle Vga discrete a favore di AMD, circostanza che deriva dal diverso posizionamento di prezzo delle schede simbolo di questa generazione, con i modelli a circa 100€ (il limite di spesa più gettonato) nettamente a favore di AMD.

La situazione sarebbe confermata da un calo netto negli ordini di Gpu Nvidia (attorno alle quali costruire le schede grafiche) da parte dei principali produttori: Asus, MSI, Gigabyte, Palit e PC Partner (il colosso proprietario del brand Zotac).

La congiuntura economica e il mancato rinnovo della fascia media da parte di Nvidia hanno provocato una riduzione degli ordini di Gpu GeForce di circa 1,5 milioni di unità ; una fetta considerevole della produzione. Tutti i produttori si trovano infatti con i magazzini pieni di invenduto, e prima di ordinare nuove Gpu si preoccupano di vendere i prodotti “vecchi”, sempre meno appetibili più passano i mesi.

 

ms-microsoft-logo-iso.jpgPassiamo ora al colosso Microsoft che, con Windows Vista che non è riuscito a decollare (e molto probabilmente non decollerà  mai) in due anni di “onorato” servizio, ha concentrato tutti i propri sforzi su Seven, vedendo allontanarsi la possibilità  di lauti profitti derivanti dall’attuale sistema operativo.

Il fatturato del colosso non ne ha però risentito più di tanto, e nell’ultimo trimestre del 2008 ha raggiunto i 16,63 miliardi di dollari, con un incremento del 2% rispetto a 12 mesi prima. L’utile netto è stato di 4,17 miliardi di dollari, un valore più che buono ma comunque in declino dell’11% rispetto a fine 2007.

Interessante però il dato relativo alla divisione entertainment (fondamentalmente Xbox e derivati), che migliora se stessa e cresce nonostante tutto del 3% abbondante.

Microsoft non si esime però da una “piccola” ristrutturazione interna, termine addolcito per indicare 5.000 licenziamenti nel corso dei prossimi 18 mesi. Questa e altre iniziative permetteranno di risparmiare quasi 1,5 miliardi di dollari, che serviranno a controbilanciare gli effetti del periodo.

 

sony-789879.jpgParlando di console inseriamo a questo punto Sony, che ha annunciato una probabile (termine difensivo utilizzato volutamente in attesa del comunicato ufficiale) perdita operativa di 1,1 miliardi di dollari, a fronte di una previsione di utile di 2,2 miliardi di dollari. La perdita sarebbe la prima da 14 anni a questa parte.

Lo scorso mese di dicembre il colosso giapponese ha annunciato il più grande taglio di personale tra quelli qui analizzati, con 16.000 persone che si troveranno senza un posto di lavoro. Il risparmio per la società  sarebbe di circa 1 miliardo di dollari, necessario per coprire la perdita appena accennata.

Parte dei problemi di Sony derivano dalla Playstation 3 che non sta ovviamente vendendo quanto sperato; con questo intendiamo sia la console in sé stessa sia i giochi PS 3, i meno venduti in assoluto rispetto a Wii e Xbox360 a parità  di console vendute. Un pessimo risvolto di tutto ciò è che Sony si trova davanti a un bivio, ridurre il prezzo della PS3 a 299€ per incentivarne le vendite o mantenere il prezzo al livello attuale sperando in bene.

In altri tempi la riduzione sarebbe ovvia, ma considerando che da solo un paio di mesi Sony è riuscita a ridurre i costi di produzione in modo da guadagnare qualcosa dalla vendita della PS3 (fino allo scorso novembre ogni console venduta era una perdita per Sony, che per produrla spendeva più di 500€ e la vendeva sottocosto) le cose sono molto diverse. Ridurre il prezzo vorrebbe dire tornare a perdere soldi ad ogni console venduta, una spesa che tradizionalmente era coperta dalle successive vendite di giochi, ma che dato il ridotto rapporto tra console e giochi venduti (solo 2-3 per ogni console) per Sony il gioco potrebbe non valere la candela. D’altronde lasciare PS3 a 399€ con l’attenzione alla spesa che gli utenti hanno attualmente potrebbe ridurre troppo le vendite in favore di Xbox.

 

logo-897879798978.jpgTra tutte le società  “di spicco” nel mondo IT c’è però un’eccezione in continua crescita, sia come numero di utenti, come fatturato e anche come utile. Stiamo parlando di Apple, che sulla scia dei nuovi prodotti presentati in autunno, raggiunge i risultati fiscali migliori di sempre.

I dati comunicati mostrano un profitto netto di 1,58 miliardi di dollari, con una crescita del 2% rispetto ai mesi precedenti. Apple ha venduto oltre 2,5 milioni di Mac e 23 milioni di iPod, nuovi e inattesi record assoluti per Cupertino, in barba a chi sosteneva che il mercato fosse già  saturo di iPod. Anche iPhone si conferma in ottima salute, con più di 4,3 milioni di terminali venduti nel trimestre. In generale Apple ha perso terreno negli Stati Uniti con un 19% in meno di vendite ma ha avuto ottimi risultati in Europa e Giappone, con crescite del 30 e del 27%. Questa crescita è un ulteriore motivo di orgoglio per Apple se si analizzano i dati in maniera diversa; la maggior parte dei sistemi sarebbe infatti stata acquistata da nuovi utenti, che hanno abbracciato per la prima volta la filosofia Apple.

Anche le vendite su iTunes continuano a crescere e sono risultate superiori del 25% rispetto agli ultimi tre mesi del 2007.

L’unica eccezione a questa apparente isola felice è rappresentata dallo stato di salute del leader carismatico dell’azienda, Steve Jobs, l’unico personaggio che con il proprio operato ha saputo trasformare in oro qualunque settore tecnologico, dai lettori Mp3 portatili ai sistemi Mac all’ultimo iPhone, protagonista assoluto del mercato mondiale. Con questo non intendiamo affermare che Apple propone i migliori prodotti in assoluto, ma solo che nessuno al mondo riesce a venderli bene quanto la compagnia figlia di Steve Jobs, creando attorno ad essi una specie di “aura” che fa letteralmente impazzire il mercato. I risultati sono quelli espressi poco sopra: Apple ci guadagna, e lo fa in barba alla crisi.

Sembra dunque che i problemi emersi nei giorni scorsi siano propri di tutti i più grandi interpreti del panorama IT mondiale, con pochissime eccezioni. La congiuntura per queste aziende potrebbe portare a importanti ridimensionamenti e cambi di ruoli nel complicato quadro d’insieme che già  più volte nel corso degli anni ha visto ribaltoni con poco preavviso.

I dirigenti però si consolino, sono tutti sulla stessa barca (a parte Apple che li guarda annaspare dal proprio iYacht).

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