Servizi

Canon irista

Marco Martinelli | 1 Novembre 2017

Canon Fotografia SchedaComparativa

Un sito creato da uno dei maggiori produttori di fotocamere, semplice da usare e con spazio in abbondanza.

Canon è uno dei più importanti produttori di macchine fotografiche a livello mondiale e Irista è il servizio cloud per il caricamento e la condivisione degli scatti che la multinazionale giapponese offre dal 2004. È possibile iscriversi gratuitamente e avere a disposizione uno spazio di 15 Gbyte, mentre pagando 1,99 euro al mese si sale a 100 Gbyte; chi desidera caricare ancora più dati può optare per un canone mensile di 11,99 euro e ottenere 1 Tbyte.

L’interfaccia di Irista è molto semplice e si riduce sostanzialmente a due pagine principali. Nella prima è visibile l’intera raccolta di foto, allineata verticalmente per data di scatto in una sorta di timeline, in cui ogni gruppo di immagini corrisponde a un mese. Nella timeline confluiscono le immagini appena caricate (nei formati più diffusi sia foto sia video, inclusi diversi tipi di Raw), che mantengono la risoluzione e la qualità originali, anche quando l’utente desidera scaricarle in locale. La seconda pagina mostra le Gallerie, ovvero degli album che il fotografo crea e riempie con gli scatti preferiti; le miniature delle foto sono disposte a mosaico, con scorrimento verticale illimitato. Da notare che il caricamento delle foto nel sito è possibile anche con un uploader dedicato, che una volta installato nel computer può essere impostato in modo da sincronizzare in automatico Irista con le cartelle locali dove l’utente conserva le proprie immagini.

In Irista è facile aggiungere parole chiave. Alcune sono assegnate in automatico.

In Irista è facile aggiungere parole chiave. Alcune sono assegnate in automatico.

Irista considera come private tutte le foto caricate di default, ma può renderle pubbliche su Facebook, Twitter e Google+; inoltre fornisce il link da copiare e inserire nelle pagine Web o inviare ad amici e parenti. Il servizio esamina le immagini durate l’upload e assegna in automatico i tag che ritiene pertinenti, con una buona percentuale di risultati corretti. L’utente può a sua volta inserire tutte le chiavi che desidera, ma non è consentito aggiungere le coordinate geografiche né tantomeno previsto il ritocco delle immagini; in compenso, il motore di ricerca integrato consente di filtrare gli scatti non solo per tag ma anche per fotocamera, obiettivo e apertura diaframma usati. In Irista è presente anche una sezione per la stampa di libri fotografici, composti da almeno 24 pagine e con un costo – spedizione inclusa – a partire da circa 50 euro.

PRO Molto semplice da usare / Supporta anche i file Raw / Notevole spazio di archiviazione

CONTRO Geotagging non supportato / Nessuna funzione di fotoritocco

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Canon logo

Security

Anche Canon cade vittima del ransomware

Alfonso Maruccia | 7 Agosto 2020

Canon Ransomware Sicurezza

La corporation giapponese entra nella sempre più nutrita lista delle vittime del ransomware “per business”. Con la minaccia, questa volta, di diffondere i dati trafugati se non verrà pagato il riscatto.

Il ransomware ha abbandonato da tempo l’ambito delle infezioni di massa per trasferirsi nel business del cyber-crimine a scopo di lucro. I criminali prendono ora di mira le corporation disposte a pagare per recuperare i dati, un fenomeno che ha di recente coinvolto Garmin e che ora sembra aver colpito anche Canon.

La società di imaging nipponica sarebbe infatti caduta vittima del ransomware Maze, nota minaccia che in passato ha attaccato e “affondato” LG, Xerox e varie istituzioni cittadine. Nel caso di Canon, il malware cripta-file avrebbe mandato gambe all’aria diversi servizi compreso il sito ufficiale per gli USA (dove ora campeggia un eloquente messaggio di “manutenzione in corso”), il servizio di posta, le chat di Microsoft Teams e altre applicazioni interne.

Canon ransomware

Canon non ha ancora confermato l’attacco ransomware in via ufficiale, ma il materiale ottenuto da BleepingComputer lascia ben pochi dubbi a riguardo. I domini di proprietà di Canon coinvolti nell’incidente sono decine, e la (presunta) nota di riscatto depositata dai cyber-criminali sui server compromessi offre una prospettiva alquanto preoccupante per l’azienda nipponica.

Diversamente dal cripto-malware che ha colpito Garmin (WastedLocker), infatti, la crew di Maze ha un modus operandi truffaldino di nuova concezione: una volta compromessa la rete interna, i criminali rubano i dati che vi risiedono e solo in seguito procedono alla codifica. Qualora Canon non pagasse il riscatto entro pochi giorni, gli hacker black hat pubblicherebbero le informazioni trafugate in Rete come ritorsione.

Ransomware su reflex digitali Canon

Security

Il ransomware arriva anche sulle reflex digitali

Alfonso Maruccia | 13 Agosto 2019

Canon Fotografia Sicurezza

I ricercatori hanno trovato il modo di installare un malware cripta-file sul firmware di una reflex prodotta da Canon. La […]

I ricercatori hanno trovato il modo di installare un malware cripta-file sul firmware di una reflex prodotta da Canon. La minaccia può arrivare via hot-spot Wi-Fi malevoli o da PC (tramite USB), e forse riguarda anche le DSLR di altre marche.

Gli esperti di Check Point Research hanno identificato l’ennesimo, inquietante meccanismo di distribuzione del codice malevolo “cripta-file”, una minaccia che ora è in grado di infettare e compromettere persino le foto e i video catturati con le reflex digitali (DSLR) prodotte da Canon.

Il nuovo studio della security enterprise israeliana prende di mira il protocollo PTP (Picture Transfer Protocol), una tecnologia standard utilizzata per trasferire le immagini e i video “scattati” da una reflex digitale dalla memoria SD interna a un PC. Un protocollo che non richiede autenticazione né in modalità USB né su Wi-Fi, e che può quindi essere “sondato” alla ricerca di potenziali vettori di attacco.

Un tale attacco può arrivare da un PC già compromesso (USB) oppure tramite l’uso di un hot-spot Wi-Fi malevolo, e i ricercatori di Check Point hanno appunto seguito questa seconda strada simulando un punto di accesso wireless che può essere camuffato come falsa attrazione per turisti e fotoamatori di passaggio.

Una volta connessa all’hot-spot malevolo, la DSLR usata per i test (una Canon EOS 80D) è stata compromessa con l’installazione del codice ransomware sul firmware integrato. Una volta in esecuzione, il ransomware ideato dai ricercatori ha criptato tutte le immagini presenti sulla scheda SD interna.

I ricercatori hanno preso contatto con Canon sin dallo scorso marzo, e dicono di essere al lavoro per una patch risolutiva da maggio. Per quanto riguarda l’utente finale, il consiglio è di aggiornare sempre il firmware della fotocamera reflex – anche se il produttore non è Canon: in teoria, qualunque DSLR che usa il protocollo PTP non cifrato può risultare vulnerabile a un potenziale attacco cripta-immagini come quello ideato da Check Point.

Google Pixel 5 e Pixel 4a 5G

Smartphone

Pixel 5, astrofotografia solo con la fotocamera principale

Luca Colantuoni | 29 Dicembre 2020

Fotografia Google Smartphone

Google ha eliminato la funzionalità astrofotografia per la fotocamera ultra grandangolare dei Pixel 4a 5G e 5, in quanto gli scatti risultano di bassa qualità.

Una delle applicazioni pratiche della fotografia computazionale è la funzionalità che permette di scattare foto delle stelle con i Pixel 4/4 XL, 4a/4a 5G e 5. La cosiddetta astrofotografia era possibile con entrambe le fotocamere posteriori dei Pixel 4a 5G e 5, ma un recente aggiornamento dell’app Fotocamera ha rimosso la modalità per la fotocamera ultra grandangolare. La novità è menzionata nella pagina di supporto.

L’astrofotografia è praticamente una versione potenziata della modalità Foto notturna (Night Sight in inglese). Quando lo smartphone viene utilizzato di notte e posizionato su una superficie stabile o fissato ad un treppiede, l’app Fotocamera mostra il messaggio “Astrofotografia attiva“.

Questa funzionalità permette di scattare una foto del cielo stellato, grazie alla fotografia computazionale. Lo smartphone scatta una serie di foto in successione con diversi valori di esposizione e quindi combina gli scatti nella foto finale. Con i Pixel 4/4 XL si possono utilizzare entrambe le fotocamere posteriori (standard e teleobiettivo). Lo stesso era possibile con i Pixel 4a 5G e 5 che hanno una fotocamera ultra grandangolare invece del teleobiettivo.

Alcuni utenti hanno notato che l’astrofotografia con la fotocamera ultra grandangolare non permette di ottenere scatti di buona qualità (il colore tende al verde).

Pixel 5 astrofotografia

Astrofotografia con fotocamera ultra grandangolare (sopra) e fotocamera principale (sotto) del Pixel 5.

Per questo motivo, Google ha rimosso la funzionalità per la fotocamera ultra grandangolare. Se l’utente sceglie la fotocamera sbagliata viene mostrato l’avviso “Zoom a 1x per l’astrofotografia” (lo zoom della fotocamera ultra grandangolare è 0.6x).

Nella pagina di supporto è infatti scritto che su Pixel 4a 5G e 5 la funzionalità astrofotografia funziona solo con zoom uguale o superiore a 1x. Chi vuole utilizzare entrambe le fotocamere, rinunciando alla qualità degli scatti, può installare una versione precedente dell’app Google Camera.

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