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E-commerce e Coronavirus, numeri da record nel settore ferramenta

Redazione | 31 Luglio 2020

È stata sviluppata da WebLink Toolbox, la piattaforma per l’e-commerce pronta all’uso e specializzata nel settore degli utensili e forniture industriali.

Intervista a Saverio Speziali, amministratore Delegato di WebLink, web agency che a Varese realizza siti web ed e-commerce e sviluppa app e custom software.

In seguito all’emergenza Coronavirus avete davvero notato uno spostamento delle attività dall’off all’online?
Sì: le vendite sull’e-commerce hanno subito un’impennata. A questo ha contribuito il fatto che anche chi che era abituato ad andare al banco per farsi consigliare o avere dei chiarimenti, in questa fase ha preferito avvalersi dell’e-commerce. E questo è un importante asset soprattutto per chi ci ha chiesto anche di presentare l’intera gamma dei servizi offerti.

Come riesce un settore tanto fisico come quella della ferramenta a evolvere verso il digital?
Abbiamo sviluppato un prodotto verticale specifico per il mondo della ferramenta. Si tratta della piattaforma e-commerce Toolbox, una piattaforma su cui possono essere precaricati a scelta fino a 110 cataloghi prodotto di alcuni tra i più importanti marchi del settore. A seconda delle necessità, si ha la possibilità di scegliere quali tra questi cataloghi implementare nel proprio sito e-commerce. Toolbox offre le funzioni di cui ha bisogno chi è interessato a vendere i prodotti della ferramenta al cliente consumer, ai professionisti e anche alle aziende di ogni dimensione, visto che gestisce le forniture che rientrano in contratti quadro. 

Tra le nostre collaborazioni, aziende come Abc Tools, Stanley Black & Decker, Usag. Ci siamo subito resi conto che era inutile sviluppare un sito e-commerce vuoto da dare in gestione al titolare della ferramenta. E questo perché in genere l’inserimento dei prodotti viene fatto manualmente e, di solito, a una prima fase di entusiasmo, ne segue una di frustrazione in cui il rivenditore prende atto del fatto che non è in grado di caricare tutto, o almeno, la gran parte del suo assortimento. Abbiamo così deciso di strutturarci con un piccolo reparto dedicato esclusivamente al reperimento e aggiornamento dei cataloghi. Questa struttura contatta i referenti delle aziende per avere tutti i contenuti (foto, schede e disegni tecnici, listino prezzi ecc.) da riportare a un unico formato e si preoccupa anche degli aggiornamenti.

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Sappiamo che una parte dei nostri clienti, quando ha deciso di aprire un e-commerce, ha puntato su un’impostazione molto semplice che, però, ha una grossa limitazione: funziona solo per il target di clientela costituito dai liberi professionisti o dalla piccola azienda costituita da meno di 10 persone. In queste realtà è il titolare a occuparsi degli acquisti. Toolbox è strutturato per consentire al rivenditore di servire anche aziende più strutturate nelle quali la figura di chi genera il bisogno non coincide con quella di chi è autorizzato a fare ordine.

In questo caso Toolbox consente agli utenti richiedenti – tipicamente i capireparto o i manutentori dell’azienda cliente – di effettuare il login sul sistema, visualizzare i prodotti e il prezzo a cui vengono offerti e generare un carrello. Questo stesso carrello diventa una sorta di richiesta di acquisto da sottoporre, con un meccanismo di messaggistica abbastanza semplice, a chi all’interno dell’azienda ha il potere di approvarla e di originare l’ordine. Questo meccanismo di e-procurement è apprezzato sia dagli Uffici Acquisti sia dai reparti di produzione e manutenzione delle aziende e offre diversi vantaggi al rivenditore nostro cliente: la possibilità di diventare un referente per i suoi clienti che, quando l’assortimento di prodotti e cataloghi proposto sul sito è ampio, hanno anche la possibilità di prendere visione di tutta l’offerta e dei marchi trattati. E non è poco se si considera che per il rivenditore questo è un target molto interessante, perché ragiona in un’ottica di qualità più che di prezzo, ha le competenze per comprendere e apprezzare i contenuti del prodotto e la sua corrispondenza alle sue effettive esigenze.

Infine, questo è anche un target molto sensibile al cross selling. La piattaforma consente di servire anche le aziende che per i loro acquisti utilizzano sistemi di e-procurement. In questo caso l’utilizzatore dispone di un’applicazione che lo abilita ad accedere al sito di uno dei fornitori abilitati senza dover fare il login perché viene riconosciuto. Una volta dentro, stila un elenco con i prodotti di suo interesse nelle quantità che gli sono necessarie e lo sottopone direttamente alla funzione interna della sua azienda abilitata a creare prima una Rda e, successivamente, un ordine, muovendosi all’interno degli accordi quadro stipulati. Il sistema del PunchOut è meno utilizzato del modello intermedio che prevede le due figure descritto prima, ma rappresenta un’ulteriore opportunità per il rivenditore.

Google Cloud Print

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Google Cloud Print, addio dal 1 gennaio 2021

Luca Colantuoni | 30 Dicembre 2020

Cloud Google Stampa

Il servizio Google Cloud Print cesserà di funzionare dal 1 gennaio 2021, quindi gli utenti devono scegliere un’alternativa per la stampa dei documenti.

Come anticipato un anno fa, Google Cloud Print non sarà più supportato dal 1 gennaio 2021. Il servizio per la stampa cloud introdotto nel 2010 si aggiungerà dunque ai numerosi prodotti presenti nel “cimitero digitale” dell’azienda di Mountain View, dove riposa anche Google Play Music, recentemente sostituito da YouTube Music. Google suggerisce alcune soluzioni alternative.

Google Cloud Print era stato sviluppato circa dieci anni fa per offrire la funzionalità di stampa agli utenti che usavano Chrome OS. All’epoca il sistema operativo non supportava le stampanti locali, quindi i documenti dovevano essere inviati ai server di Google. Le stampanti senza scheda di rete potevano accedere ad Internet tramite computer al quale era collegata e sul quale era installato Chrome.

Il servizio è stato successivamente migliorato per supportare ogni sistema operativo, quindi anche Windows, macOS, Linux e Android. A partire dal 2017 è disponibile il supporto nativo per la stampa in Chrome OS, pertanto Cloud Print è diventato obsoleto. Per questo motivo Google ha deciso di interrompere il supporto dal 1 gennaio 2021.

L’azienda di Mountain View suggerisce alle aziende di utilizzare CUPS (Common Unix Printing System) per la stampa con Chrome OS. Nelle pagine di supporto ci sono le istruzioni da seguire per la configurazione del server di stampa e le funzionalità disponibili.

Google comunica inoltre che l’opzione “Salva in Drive” di Chrome verrà rimossa dal 1 gennaio 2021 su Windows, macOS e Linux. I documenti potranno essere salvati in formato PDF su Google Drive dall’anteprima di stampa, ma occorre installare Backup e sincronizzazione o Drive File Stream.

Amazon Prime Video Channels

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Amazon Prime Video, arriva la Champions League

Luca Colantuoni | 18 Dicembre 2020

Amazon Streaming

Amazon ha comunicato che, a partire dall’anno prossimo e per tre anni, trasmetterà in esclusiva le migliori 16 partite di Champions League del mercoledì.

L’azienda di Seattle ha comunicato che trasmetterà in esclusiva 16 partite della Champions League per tre anni, oltre alla finale di Supercoppa Europea, a partire dalla stagione 2021/22. Tra gli incontri trasmessi il mercoledì ci sarà sempre quello di una squadra italiana. Non sono noti i dettagli economici, ma si ipotizza una cifra di circa 80 milioni di euro all’anno.

Le prime indiscrezioni sul possibile ingresso di Amazon nel mercato dello streaming calcistico risalgono al mese di ottobre. La UEFA aveva predisposto quattro pacchetti per la trasmissione in Italia della Champions League. Mediaset avrebbe scelto quelli relativi alle migliori 16 partite del martedì e la finale (tutte in chiaro), mentre Sky avrebbe scelto quello con 104 partite, per le quali servirà l’abbonamento SAT o Now TV.

Amazon ha invece confermato l’acquisto del pacchetto con le migliori 16 partite del mercoledì, una delle quali sarà sempre quella di una squadra italiana dai gironi fino alla semifinale. L’esclusiva non preclude eventuali accordi tra broadcaster. In teoria, Amazon potrebbe concedere le sue partite anche a Sky. Tra l’altro, pochi giorni fa le due aziende hanno annunciato una partnership che prevede l’arrivo di Now TV su Fire TV e Amazon Prime Video su Now TV e Sky Q.

Questo è il comunicato stampa ufficiale:

Amazon non vede l’ora che inizi la prossima stagione della UEFA Champions League, uno dei tornei a squadre più prestigiosi del mondo. Siamo lieti di offrire ai nostri clienti in Italia le migliori partite del mercoledì sera dal 2021 in avanti. Sappiamo che i tifosi italiani sono tra più passionali d’Europa e daremo il massimo per offrire una fantastica esperienza calcistica capace di portarli ancora più vicino all’azione.

Ovviamente le partite verranno trasmesse su Prime Video. Non ci sono però informazioni sul costo dell’abbonamento. La soluzione migliore sarebbe mantenere il prezzo attuale (36 euro/anno), ma potrebbe esserci anche un aumento (facendo arrabbiare gli utenti che non seguono il calcio). La seconda possibilità è attivare un Prime Video Channel dedicato, per il quale si dovrà pagare una somma aggiuntiva.

Twitter

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Twitter, nuove regole per account verificati

Luca Colantuoni | 18 Dicembre 2020

Twitter

Dopo aver ricevuto i feedback degli utenti, Twitter ha pubblicato la versione definitiva delle regole per gli account verificati che entrerà in vigore il 20 gennaio 2021.

Twitter ha comunicato che le nuove regole per gli account verificati entreranno in vigore dal 20 gennaio 2021. Per ottenere il famoso badge di colore blu dovranno essere soddisfatti determinati requisiti. L’azienda californiana ha fornito inoltre alcuni dettagli sulla procedura e svelato i nuovi badge per bot e account commemorativi.

Twitter aveva pubblicato a fine novembre una prima bozza della nuova policy sugli account verificati, chiedendo agli utenti un feedback per eventuali modifiche. Dopo aver ricevuto oltre 22.000 risposte, l’azienda guidata da Jack Dorsey ha deciso di apportare alcuni correttivi. La completezza di un account attivo richiede solo nome e immagine del profilo (oltre a numero di telefono o email). È stato eliminato l’obbligo di aggiungere una biografia e l’immagine di intestazione.

Inoltre sono state rese più chiare alcune categorie, tra cui Notizie (ora Notizie e giornalisti) e Sport (ora Sport e giochi). Nel 2021 verranno aggiunte altre categorie, come accademici, scienziati e leader religiosi, ma per adesso questi utenti rientrano nella categoria “Attivisti, organizzatori e altri individui influenti”.

Twitter account verificato

A partire dal 20 gennaio 2021, data di entrata in vigore delle nuove regole, Twitter inizierà a rimuovere il badge dagli account incompleti e inattivi (nessun login negli ultimi sei mesi). Gli utenti interessati riceveranno una email o una notifica in-app per annunciare la possibile perdita dello stato di account verificato. Ovviamente il badge può essere rimosso se l’utente viola ripetutamente le regole del social network.

La procedura dovrà essere eseguita dall’utente. Verrà aggiunta una specifica opzione nella pagina delle impostazioni. La verifica dell’account avverrà in breve tempo mediante sistemi automatici e intervento umano. Ulteriori dettagli verranno forniti nelle prossime settimane.

Twitter procedura di verifica

Nel corso del 2021 verranno introdotti altri due badge per indicare chiaramente gli account automatizzati (bot), come quelli che segnalano le scosse di terremoto, e gli account commemorativi, ovvero quelli rimasti aperti in memoria di una persona scomparsa.

Twitter nuovi badge

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