Twitter ha introdotto da alcune settimane un nuovo regolamento, nel tentativo di limitare lo spam e la propaganda molesta: i primi effetti si stanno cominciando a vedere, stando a quanto riportato da BuzzFeed, secondo cui numerosi profili sono stati sospesi venerdì scorso, in seguito alla violazione delle norme che proibiscono il furto di contenuti e il tweetdecking.

Molti degli account in questione, infatti, pubblicavano contenuti non originali, in molti casi copiandoli direttamente da altri profili, senza citare gli autori originali, mentre in altre situazioni la pratica adottata era quella del tweetdecking, fenomeno per cui diversi utenti si univano in piattaforme, retwittando a vicenda contenuti altrui, o pagando account con ampio seguito per retwittarli a loro volta, in modo da guadagnare popolarità e rendere virali i propri contenuti.

Un caso di tweetdecking. Questo fenomeno consiste nel rendere artificialmente virale un contenuto, pagando profili con ampio seguito per retweettare contenuti, o attraverso piattaforme di “retweet seriale”.

Vendere e comprare retweet, o anche cercare artificialmente di gonfiare la diffusione di contenuti sul social network, viola i regolamenti anti-spam di Twitter, e pertanto l’azienda ha lanciato una lotta senza quartiere a questo fenomeno, il cui nome deriva da Tweetdeck, una delle più popolari piattaforme di terze parti che fornivano questo tipo di servizio.

Sebbene non sia la prima volta che Twitter chiude account per comportamenti di questo genere, è la prima volta che vengono coinvolti profili con un seguito così ampio: in molti casi si parla di centinaia di migliaia, se non anche milioni di follower.

Il cambio di regolamento di Twitter è stato certamente spinto anche dalle nuove rivelazioni sulle interferenze della Russia nelle elezioni statunitensi del 2016, uscite questo gennaio, secondo le quali circa 700mila persone sarebbero state esposte alla propaganda di oltre 50mila account collegati a organizzazioni russe. In seguito a queste notizie Twitter aveva annunciato che avrebbe lavorato per limitare l’attività di queste “armate di bot” sulla propria piattaforma.

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