Un bug nei chipset Sandy Bridge: prestazioni a rischio

Intel ha da poco comunicato di aver riscontrato un difetto di progettazione all’interno dei chipset serie 6 studiati per i processori Sandy Bridge di ultima generazione su socket LGA 1155. Il problema è di natura hardware e non potrà  in alcun modo essere corretto tramite aggiornamenti firmware o bios.

Il problema risiede nella parte del controller Sata II del chipset, controller che, con il tempo, può presentare malfunzionamenti, errori di trasmissione dei dati e in genere un progressivo deterioramento della pulizia dei segnali sul canale e la riduzione delle prestazioni. Il problema risiede nella progettazione e realizzazione in fonderia del chipset stesso: in pratica il generatore di clock che controlla la frequenza di trasmissione dei dati è gestito da un transistor che è alimentato a una tensione troppo elevata per le proprie caratteristiche. Di conseguenza le correnti parassite (leakage, correnti che fluiscono nel transistor in maniera non voluta) sono superiori a quanto previsto nel progetto e portano a una progressiva usura del componente.

Il risultato, secondo Intel, è la possibilità  di subire una riduzione delle prestazioni o degli errori irreversibili che aumenta con il passare del tempo (dando il tempo alle correnti parassite di rovinare il componente), che dipende direttamente da quanto le porte Sata II vengono utilizzate. Intel stima che in 3 anni tra il 5 e il 15% dei chipset avrà  problemi di questo tipo.

Interessante notare come il problema sia proprio solamente del controller Sata II e non di quello Sata 3 integrato nel chipset. Collegando i dischi a quest’ultimo (retrocompatibile con Sata II) non si corrono rischi. I problemi maggiori sono a carico dei notebook, i quali non permettono la modifica dei collegamenti altrettanto facilmente come sulle schede madri di stampo desktop; alcuni produttori collegano direttamente il disco alle porte Sata 3, e sono quindi esenti da problemi, mentre altri utilizzano le porte Sata II.

Intel ci informa che le schede madri con chipset “difettosi” già  commercializzate sono circa 8 milioni. Sembra possibile a breve una campagna di richiamo dei prodotti e la sostituzione degli stessi in garanzia, ma per questo bisogna attendere le dichiarazioni ufficiali dei produttori partner di Intel. Unica cosa certa è che l’accaduto porterà  un grave danno alle casse di Intel, stimato già  adesso in oltre 1 miliardo di dollari.

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