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YouTube, ecco i segreti dietro Content ID

Già  in precedenza vi avevamo riportato la notizia circa gli investimenti da parte di Google per cercare di avere un approccio più risoluto nei confronti della tutela copyright su YouTube, una delle piattaforme di streaming tra le più utilizzate al mondo. A questo proposito, vi avevamo riportato come Content ID fosse alla base di questo sistema di monitoraggio contro eventuali violazioni del diritto d’autore da parte degli iscritti al servizio.

Big G ha puntato molto su questo sistema, continuando a migliorarlo attraverso l’introduzione di nuovi aggiornamenti sempre più efficaci nell’individuare l’utilizzo indebito di opere dell’ingegno protette dal diritto d’autore, permettendo al tempo stesso ai titolari dei diritti di ottenere le royalty loro spettanti in seguito alla fruizione dei contenuti da parte degli utenti, indipendentemente dalla natura degli stessi.

La scelta di puntare su Content ID – presente da 10 anni nella piattaforma di Big G – venne fatta in considerazione della prevista crescita della quantità  di materiali condivisi, nonché dalla necessità  di allinearsi al Digital millenium copyright act, senza tuttavia mettere in pratica una soluzione basata sul principio del notice & takedown, che viene impiegato per contro solo nel 2 percento dei casi in cui ci siano potenziali violazioni del copyright.

Con Content ID, i proprietari delle opere possono scegliere se ottenere gli incassi pubblicitari generati dai video condivisi violando il loro diritto d’autore, o ancora, possono ottenere statistiche e informazioni sugli utenti che riproducono i contenuti o, ancora, chiedere il blocco e la rimozione dei contenuti, con l’utente che ha la possibilità  di impostare dei parametri per una gestione automatica delle casistiche di violazione del copyright.

Grazie alla presenza di 50 milioni di file all’interno del database di Content ID (più o meno 600 anni di streaming audio e video), YouTube è in grado di analizzare costantemente l’upload di nuovi video, offrendo ai detentori dei diritti le notifiche circa l’uso improprio delle loro opere, anche qualora gli utenti dovessero semplicemente offrire un contenuto riprendendo lo stesso da un altro schermo, o adottando altre soluzioni paragonabili.

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