Battleborn – La recensione

UP AGAINST THE WALL

L’ultima fatica di Randy Pitchford e compagni ci pone al comando di una task force interplanetaria il cui scopo è scongiurare la fine dell’universo. Per motivi ignoti quasi tutte le stelle hanno perso la loro luce, consumati da un potere misterioso. L’ultima linea di difesa è situata in un sistema che gravita attorno all’unico astro che ancora risplende in un cielo completamente avvolto dalle tenebre: i Battleborn si trovano così a dover fronteggiare le forze oscure che hanno cancellato le stelle dalla notte, e salvare ciò che resta delle civiltà  galattiche che hanno trovato rifugio nei pochi mondi ancora illuminati dalla luce astrale. Come facilmente intuibile, questa premessa rappresenta poco più che un pretesto per menare le mani, tuttavia Gearbox è riuscita a sfornare svariati personaggi degni di nota: siamo lontani dall’apice raggiunto da Jack il Bello o CL4P-TP di Borderlands, ma il character design regala diverse perle come Toby, un pinguino ingegnere a bordo di un mech, o Benedict, un falco antropomorfo in armatura dotato di un potentissimo lanciarazzi a ripetizione. Il tocco della software house texana si nota non soltanto sul fronte estetico ma anche su quello ludico: ognuno dei venticinque eroi disponibili è dotato di armi e abilità  uniche, ed è praticamente impossibile trovare due personaggi con uno stile di gioco simile, seppur appartenenti alla stessa classe di riferimento. Purtroppo proporre eroi così diversi tra loro spiana la strada a due problematiche piuttosto importanti: la prima, non per forza un difetto, riguarda una curva di apprendimento decisamente ripida, perché per essere più efficienti sui campi di battaglia bisogna conoscere a menadito le capacità  di ogni personaggio; in secondo luogo, venticinque eroi richiedono un bilanciamento quasi perfetto che in alcuni casi manca, pur senza sfociare in disparità  che minano profondamente gli equilibri delle partite. Qui starà  al team di sviluppo riuscire a stare dietro ai feedback della community per poi muoversi di conseguenza.

GUARDIANI DELLA GALASSIA

Nonostante sia possibile giocare da soli, anche se è necessario in ogni caso essere sempre connessi ai server, Battleborn è un titolo multiplayer dalla doppia faccia: ha una campagna affrontabile in cooperativa assieme a un massimo di altri quattro giocatori e ben tre modalità  competitive distinte e separate, che condividono tra loro diversi elementi che rendono l’esperienza globale omogenea. La campagna comprende otto missioni piuttosto articolate ma abbastanza simili tra loro: in ognuna di esse lo scopo è svolgere determinati incarichi, quali l’attivazione di un congegno o la difesa di un punto strategico, fino ad arrivare a un’arena più o meno grande in cui combattere contro l’immancabile boss finale. La possibilità  di portare a termine ogni missione con un Battleborn differente mitiga solo parzialmente la ripetitività  di questa parte del gioco, dovuta principalmente alla scarsa varietà  di nemici da affrontare, i quali attaccano sempre a testa bassa puntando più sulla quantità  che sulla qualità  delle loro forze, senza distinguersi particolarmente tra loro. Anche gli obiettivi intermedi dei vari capitoli tendono a essere fin troppo simili di missione in missione, con la conseguenza che il passaggio a un episodio successivo della storia diventa solo un mero cambio di ambientazione, senza che questa apporti nulla di nuovo o di diverso alla campagna nella sua interezza. La ripetitività  viene poi amplificata da un sistema di matchmaking che, detto sinceramente, non ha né capo né coda: non è possibile scegliere il capitolo che si vuole affrontare prima di avviare la ricerca di una partita, ma sono i membri della squadra appena formata a dover esprimere singolarmente la loro preferenza, scegliendo tra una selezione casuale di tre missioni. Il risultato più ovvio è l’impossibilità  di portare a compimento la campagna dal primo all’ultimo livello in maniera lineare, a meno di essere doppiamente fortunati, nella conformazione del pool di episodi e nella scelta operata dagli utenti.

DIFENDERE GLI ANTICHI

Sul fronte del multiplayer competitivo, invece, il lavoro svolto da Gearbox è inattaccabile. Ci troviamo di fronte a tre modalità , ciascuna delle quali porta in dote due mappe dal design funzionale in cui si scontrano due squadre formate da cinque Battleborn. C’è la modalità  Cattura, dove le squadre tentano di conquistare gli obiettivi e mantenerne il controllo fino alla vittoria; in Fusione, invece, gli eroi devono difendere i servitori controllati dall’intelligenza artificiale appartenenti alla loro squadra, mentre si dirigono verso gli altari posizionati in varie zone della mappa. Una volta giunti in loco, vengono sacrificati in cambio di punti, e vince la squadra che raggiunge per prima un determinato punteggio entro il tempo limite. Nella modalità  Incursione, infine, Battleborn strizza l’occhio ai MOBA: qui i giocatori devono cercare di abbattere le difese della squadra avversaria sfruttando l’aiuto di servitori generati periodicamente, senza dimenticare di costruire trappole e torrette per difendersi a loro volta dall’offensiva nemica; il risultato è un battle arena a corsia singola che punta sull’immediatezza dell’esperienza, che si sposa alla perfezione con il roster articolato di personaggi di cui gode l’opera targata Gearbox, mantenendo al tempo stesso il feeling di un FPS online dinamico e accattivante. La software house texana, forte anche dell’esperienza accumulata durante la lavorazione dei primi due Borderlands, è riuscita a confezionare uno shooter che prende in prestito diverse meccaniche sia dai suoi stessi lavori precedenti, sia da altri titoli spiccatamente votati al multiplayer competitivo. L’esito di questo processo è un’opera che sa un po’ troppo di già  visto in ognuna delle sue parti, con la conseguente mancanza di un’identità  forte in grado di spiccare su una concorrenza agguerrita come mai prima d’ora. Al di là  di tutto, però, Battleborn propone una formula di gioco decisamente divertente, seppur poco innovativa.

Commento

Battleborn è un videogioco senza evidenti difetti che minino il divertimento e l’esperienza globale: tutte le piccole problematiche che lo affliggono (in particolare il bilanciamento degli eroi e il sistema di matchmaking) possono tranquillamente essere corrette con prossime patch. Nel complesso, l’ultima fatica di Gearbox si lascia giocare e riesce a divertire, nonostante manchino elementi davvero innovativi. Battleborn è frenetico al punto giusto e offre una gran varietà  di personaggi da controllare, riuscendo a proporre una formula di gameplay che saprà  anche di già  visto, ma che riesce a intrattenere sia che si preferisca la cooperazione tra giocatori, sia che ci si voglia lanciare a capofitto nelle modalità  competitive.

+ Tanti eroi, tutti diversi

+ Buon mix di co-op e multiplayer competitivo

– Matchmaking e bilanciamento da rivedere

– Non c’è nulla di realmente nuovo

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