2017, un anno sotto il segno della bufala

Gestire le fake news come i big data: la verità dei dati (e dei fatti) non è poi diversa.

Fake news e big data: due tra i trend che hanno più influenzato il 2017. E che continueranno a essere protagonisti dei prossimi anni. Due hot topic da approcciare in maniera completamente diversa: dobbiamo arginare le fake news, dobbiamo imparare ad analizzare i big data. Anche se sulla carta può sembrare paradossale, in realtà le fake news potrebbero (e dovrebbero) essere gestite esattamente con la stessa filosofia dei big data.

Storicamente, nei big data, si parla delle “3 V” che definiscono le loro tre dimensioni: Volume, Velocity e Variety. Anche se in realtà questa descrizione è oggi riduttiva – i big data hanno ormai molte più “dimensioni” – alla base troviamo sempre queste 3 V.
Le stesse 3 V sono anche alla base dell’esplosione del fenomeno fake news: le “false notizie” sono sempre esistite, ma prima il loro perimetro era sicuramente più limitato. La loro crescita esponenziale in volume, in velocità e in varietà ci rende molto più vulnerabili a esse e rischiamo di non saper più distinguere tra una notizia vera e una falsa. Per questo motivo trovate, su questo numero di PC Professionale, un approfondimento sulle fake news. Abbiamo voluto fare una panoramica di questo “fenomeno” cercando di capire perché nascono (e chi ci guadagna) e come vengono diffuse, parlando anche con chi le “bufale” le crea e con chi le smaschera. Essere consapevoli del problema è però solo il primo passo, bisogna avere anche gli strumenti adatti per risolverlo. E continuando l’analogia con i big data, c’è un’altra V che li definisce e che può compromettere tutto: la Veracity o veridicità dei dati. Infatti un’analisi fondata su dati falsi (non necessariamente tutti, bastano pochi valori) produce risultati a loro volta errati. Allo stesso modo, un’informazione basata su fake news, porta a una lettura distorta della realtà. Quindi cosa fare prima di tutto? Imparare a dubitare! È molto più faticoso dubitare (e verificare) che prendere tutto per oro colato, ma questo è sicuramente il primo passo che dobbiamo compiere. E poi “convincere” al dubbio i nostri amici, i nostri genitori e i nostri figli, perché la sola “verità” che ci hanno mostrato le fake news è che nessuno è al sicuro.

Il dubbio è il primo passo, ma possiamo usare anche la tecnologia come un setaccio, per aiutarci a separare le notizie “buone” da quelle “cattive”. Per questo, sul numero di febbraio di PC Professionale troverete come usare gli aggregatori di notizie (i feed reader) per informarsi correttamente.

PCProfessionale © riproduzione riservata.