Car sharing

 

Automobili che possono “moltiplicarsi” e in grado di sostituirne molte. Non si tratta di prototipi fantascientifici, presentati in qualche salone dell’auto, ma di normalissime vetture, in tutto e per tutto uguali a quelle che trovate dai concessionari. A renderle “speciali” è il loro modo di essere utilizzate: stiamo parlando di car sharing. Gli studi di settore, infatti, evidenziano come un’auto in car sharing sia in grado di sostituire tot auto private: quelli più conservativi parlano di 3/4 auto, quelli più ottimisti addirittura di 12/14. Valori così discordanti nascono anche dalla nazione (e dalla città ) presa come riferimento, ma è un dato di fatto che in Europa, secondo un’indagine condotta da ICS (Iniziativa Car Sharing), l’80% delle vetture circolanti in città  viaggi per non più di 60 minuti al giorno trasportando in media 1,2 persone. 

di Eugenio Moschini

ICON_EDICOLASe ci pensate, normalmente le nostre auto passano la stragrande maggioranza del tempo chiuse in garage o parcheggiate in strada; un vero spreco, soprattutto per chi non percorre molti km ogni anno. È indubbio che, specialmente in Italia, il possesso dell’automobile sia ancora un must e il numero di autovetture ogni 100 abitanti purtroppo lo conferma: a Roma ci sono 70 auto ogni 100 abitanti mentre a Milano sono “solamente” 57. Il resto delle metropoli europee è decisamente meno affollato: 45 auto ogni 100 abitanti a Parigi, ma solo 36 a Londra e 35 a Berlino.

Certo, ci potremmo spostare di più utilizzando i trasporti pubblici, ma ci sono situazioni in cui la flessibilità  di un’auto è insuperabile. Le alternative, a una vettura privata, non mancano: il taxi per i piccoli spostamenti e l’autonoleggio per le tratte – o i periodi – più lunghi. Un’altra alternativa, per chi vuole una vettura privata quando serve, anche per brevissimi periodi, è il car sharing. Una soluzione perfetta non solo per chi non dispone di una propria vettura, ma anche per chi ha bisogno di una seconda auto, ma non così spesso da giustificarne l’acquisto.

L’evoluzione del car sharing

Il car sharing non è di certo una novità : nato come progetto pilota negli anni ottanta in Usa (1983) e nella vicina Svizzera (1987), si è diffuso poi negli anni novanta, ma solo recentemente è passato da soluzione di nicchia a fenomeno di massa. Un’evoluzione importante, dovuta all’entrata in questo segmento di molti big dell’automotive, come Bmw, Daimler-Mercedes e, in Italia, Fiat (FCA). L’ingresso dei produttori di automobili ha modificato l’essenza stessa del car sharing, su diversi livelli, tanto da rivoluzionare il modello di utilizzo. Si sta sempre più passando dal possesso del mezzo all’uso dello stesso, in modo da consentire di rinunciare all’automobile privata ma non alla flessibilità  delle proprie esigenze di mobilità . L’auto, in questo modo, passa dall’ambito dei beni di consumo a quello dei servizi (mobility as a service). Cosa quindi è cambiato e quali sono le caratteristiche principali del servizio?

In primo luogo, la disponibilità : con l’arrivo di servizi come Car2Go il numero di veicoli disponibili, per una metropoli, è passato da poche decine a centinaia se non migliaia (a Milano, per esempio, circolano oggi più di 3.000 vetture in car sharing). Avere una disponibilità  maggiore di veicoli, fa sì che si possa trovare (e quindi utilizzare) più facilmente un car sharing quando serve.

La flessibilità  è un altro aspetto che è cambiato: al modello su prenotazione (che ancora esiste) è stato affiancato il modello a flusso libero o free floating. Non ci sono più punti di ritiro fissi, ma l’utente si muove all’interno di un’area operativa, prendendo (e rilasciando) l’auto dove vuole.

La convenienza è un terzo aspetto: la tariffazione a minuti (e non più solo a ore), rende possibile anche un micro-noleggio, per brevissimi percorsi come tornare a casa dopo aver fatto la spesa, o muoversi la sera (e la notte) per le uscite con gli amici o la fidanzata.

Ultimo aspetto, ma non meno importante, è la facilità  d’uso: grazie all’uso di smartphone e app, prenotare, trovare e sbloccare/bloccare un’auto è una questione risolvibile in pochi clic.

Questi vantaggi si uniscono a quelli classici di un car sharing, in cui non dovete preoccuparvi di fare il pieno, di pagare il parcheggio oppure di accedere a zone limitate (come l’Area C di Milano). Di contro, questo tipo di servizio fatto dalle grandi joint venture internazionali è adatto solo a grandi città , con grandi bacini di utenti. Questo non vuol dire che, anche nelle città  di medie dimensioni non esistano servizi di car sharing, ma spesso il loro modello di utilizzo è solo su prenotazione, oppure il parco di vetture è ridotto ed è quindi più complesso trovare una vettura disponibile.

In questo articolo abbiamo analizzato 6 servizi di car sharing, 4 di tipo free floating puro, e 2 più “tradizionali” ma che offrono interessanti opportunità . Prima di analizzare pro e contro, segnaliamo che il car sharing è oggi limitato soprattutto alle metropoli (con Milano nettamente in testa), ma esistono tante “piccole” città  in cui è presente.

Il nostro consiglio è – per quanto possibile – di iscriversi a tutti. Infatti nessun car sharing è “perfetto” ma tutti insieme possono adattarsi perfettamente alle esigenze più disparate: una city car compatta, magari anche elettrica, può muoversi più agevolmente in città  (ed è anche più semplice da parcheggiare); una monovolume è preferibile perché più adatta a portare un numero maggiore di persone, magari tutta la famiglia o alcuni amici; un’auto cabrio è perfetta per un’uscita con la fidanzata; e anche un furgone può venirvi in soccorso per un veloce trasloco fai-da-te. (…)

Estratto dell’articolo pubblicato su PC Professionale di dicembre 2016

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