Dischi volanti: le unità  SSD, magnetiche e ibride più veloci

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La ricetta, la scelta degli ingredienti e del loro bilanciamento sono elementi fondamentali per ottenere un buon risultato in cucina; se si eccede o si è troppo avari con un ingrediente l’intero piatto risulterà  sbilanciato. In modo analogo, i componenti hardware e le loro prestazioni concorrono a definire le caratteristiche di un Pc in relazione a un specifica configurazione che si intende realizzare; anche in questo caso il risultato potrebbe essere ben bilanciato, oppure mostrare lacune che nel contesto informatico possono essere identificate come limitazioni o veri e propri colli di bottiglia: un componente scarso o non adatto può vanificare le eccezionali caratteristiche degli altri.

di Michele Braga

ICON_EDICOLANel corso degli ultimi cinque anni, la crescita delle prestazioni offerte dalle Cpu, dalle Gpu e dalle memorie ha fatto emergere in modo sempre più evidente quello che anche oggi possiamo considerare come il più probabile anello debole nella catena di componenti che determinano le prestazioni di un computer. Ciò non significa che il disco sia sempre il principale collo di bottiglia, ma molto spesso si rischia di focalizzare l’attenzione sui altri componenti ignorando l’importanza che riveste il sistema di archiviazione. L’esplosione di contenuti digitali e la crescita delle loro dimensioni hanno modificato le esigenze in termini di spazio e prestazioni delle unità  di archiviazione che devono gestire e movimentare grandi quantità  di informazioni in modo rapido da e verso le unità  deputate alla loro elaborazione e fruizione. Anche nel settore dell’archiviazione dati abbiamo assistito a una evoluzione che ha portato sul mercato, prima business e poi consumer, soluzioni diversificate per soddisfare le esigenze di capacità  e di prestazioni.

Le risposte coinvolgono tecnologie differenti: quella magnetica domina nei campi della capacità  di archiviazione e dei costi per unità  di spazio, mentre quella delle memorie flash non ha rivali sul fronte delle prestazioni, ma comporta un costo per unità  di spazio di circa sei volte superiore a quella tipica dei dischi magnetici. Esistono poi tecnologie ibride, nate con l’obiettivo di prendere il meglio dei due mondi per offrire una soluzione intermedia. La maggior parte di voi è con molta probabilità  a conoscenza delle differenze tra un disco HDD, uno SSD e uno SSHD, ma alcuni potrebbero non conoscere cosa si cela dietro a questi acronimi. Ecco perché prima di addentrarci nel vivo di questo articolo preferiamo fugare ogni dubbio – soprattutto per i meno esperti – e passare in rassegna le tre categorie che nascono dall’utilizzo di differenti tecnologie per l’archiviazione delle informazioni. In questo modo sarà  più semplice comprendere quali sono i punti di forza e i punti deboli delle linee di prodotto che intendiamo mettere a confronto. Non si tratta di paragonare soluzioni di fascia economica con prodotti top di gamma, così come non vogliamo mettere a confronto un disco magnetico di qualche anno fa con una moderna unità  allo stato solido.

I produttori hanno sviluppato soluzioni di alto livello grazie alla continua evoluzione di entrambe le tecnologie che però vantano punti di forza molti diversi tra loro. Per questo motivo scegliere bene significa individuare quale tipo di tecnologia o combinazione di esse è in grado di rispondere meglio alle caratteristiche della configurazione hardware e alle proprie esigenze. Alla luce di quanto abbiamo detto risulta abbastanza evidente che la soluzione ideale, quando possibile, è quella di affiancare le tecnologie SSD e HDD per sfruttarne le caratteristiche migliori in ciascun campo. Utilizzando un SSD veloce e un HDD molto capiente si può ottenere un sistema molto reattivo nel caricamento delle applicazioni o nell’elaborazione delle informazioni, e altrettanto conveniente sul fronte dell’archiviazione per quelle grandi quantità  di informazioni alle quali non abbiamo bisogno di accedere in modo frequente.

Nel momento in cui si dovesse lavorare a lungo su dati salvati sull’unità  HDD sarà  possibile spostare le informazioni sull’unità  SDD, svolgere quanto serve con il massimo delle prestazioni per poi trasferire il risultato sul disco magnetico. Detto ciò i dati relativi al mercato globale mostrano che le unità  magnetiche sviluppano ancora oggi un volume di vendite più che doppio rispetto a quello delle soluzioni flash che però negli ultimi anni hanno fatto registrare una crescita costante e molto probabilmente irreversibile. La tenuta nelle vendite delle unità  magnetiche è da ricercare principalmente nel loro utilizzo all’interno dei datacenter e nelle strutture cloud dove lo spazio complessivo e il costo al Gbyte sono i principali vincoli di scelta. Nelle strutture complesse si utilizzano unità  molto veloci come parcheggio momentaneo per i dati in elaborazione, mentre la maggior parte delle informazioni e lo storico è mantenuto su batterie di unità  con dischi magnetici.

Come abbiamo già  accennato, anche a fronte del consistente e continuo calo dei prezzi delle unità  flash, il costo al Gbyte di queste ultime è circa sei volte superiore a quello tipico dei dischi magnetici. Per dare una dimensione del fenomeno e delle dinamiche che guidano lo sviluppo delle tecnologie di storage prendiamo a titolo l’onnipresente e conosciutissimo Facebook. Gli ultimi dati relativi al mese di dicembre 2014 individuano circa 1,39 miliardi di utenti attivi al mese e circa 890 milioni di accessi unici al giorno. La quantità  di dati memorizzate nei cinque datacenter di Facebook supera i 100 Pbyte tra foto e video e l’azienda stanzia costantemente nuovi fondi per aggiornare le proprie infrastrutture di rete e di archiviazione. Gran parte della struttura di Facebook si appoggia a unità  rack (1U) nella quali sono presenti quindici dischi magnetici da 3,5 pollici. Ciò però non significa che nel settore dei servizi Internet e cloud i dischi magnetici continueranno a dominare anche nei prossimi anni. Una delle previsioni indicate proprio per il 2015 dai principali analisti di settore è quella di un cambio di strategia che potrebbe portare all’utilizzo di sole unità  flash con una progressiva dismissione della tecnologia meccanica in campo enterprise.

Lo sviluppo di algoritmi per la compressione efficiente delle informazioni e di sistemi di affidabilità  per prevenire la perdita di dati sono i principali fattori che spingono il settore a favorire la velocità  e il minor consumo delle moderne unità  flash. Lasciamo da parte gli scenari delle installazioni enterprise e cloud per concentrarci su come cambia l’esperienza di utilizzo del singolo utente, perché come vedremo l’impatto sulle prestazioni, sulla capacità  e sui costi di acquisto cambia in modo sensibile in funzione della tecnologia che si adotta.

Chi non ha mai provato un SSD potrebbe non essere in grado di immaginare la differenza di prestazioni che si sperimenta rispetto a un HDD classico, soprattutto in termini di reattività  del sistema durante le più banali operazioni: sfogliare cartelle e documenti, avvio di applicazioni e giochi. Questo aspetto diventa tanto più evidente quanto maggiore è la potenza delle unità  di calcolo (Cpu e Gpu) e quanta più memoria è presente nel sistema. (…)

Trovate l’articolo completo su PC Professionale di marzo 2015

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