Hackintosh: teoria e pratica

 

Lo scorso anno – sul numero di febbraio 2016 di PC Professionale – vi abbiamo proposto un articolo dedicato alla costruzione di un desktop Hackintosh. Questo mese affrontiamo il medesimo argomento con l’obiettivo di aggiornarvi sulla possibilità  di sperimentare l’utilizzo del sistema operativo macOS Sierra – fornito da Apple con i sistemi di ultima generazione – su una configurazione più recente e potente. Facendo leva sulle caratteristiche dei componenti hardware di recente generazione e sui progressi ottenuti dalla comunità  di utenti che lavorano sulle configurazioni Hackintosh è possibile sfruttare il meglio dell’hardware e del software fondendo il mondo aperto dei Pc classici con quello decisamente più ermetico dei sistemi Apple.

di Michele Braga

ICON_EDICOLAPer chi fosse completamente digiuno dell’argomento che ci apprestiamo a trattare, cominciamo dal significato della parola Hackintosh: questo neologismo (fusione dei termini Hacking e Macintosh) identifica il progetto che ha per obiettivo l’installazione di un sistema operativo macOS (in passato OS X) su un computer non prodotto da Apple e con architettura x86. In questo articolo affrontiamo quindi i passaggi che servono per la messa in opera di un desktop che utilizza una configurazione hardware basata una piattaforma Intel Skylake standard, una scheda grafica Nvidia GeForce GTX e il sistema operativo Apple macOS Sierra (10.12.3).

Come un anno fa, prima di addentrarci nel cuore di questa prova e guida, vi ricordiamo che l’installazione di un software – a maggior ragione di un sistema operativo – su hardware non supportato in modo ufficiale comporta la possibilità  che qualcosa non funzioni in modo corretto o addirittura che non funzioni proprio per nulla. Questo vale anche per gli Hackintosh, nonostante il mastodontico lavoro svolto dalla comunità  di appassionati; ancora oggi sebbene siano disponibili numerosi strumenti automatizzati per l’installazione e la post installazione permangono problemi irrisolti, incompatibilità  minori che possono essere fonte di grandi mal di testa e malfunzionamenti che non possono essere corretti.

L’ecosistema legato alla nuova architettura Kaby Lake è ancora oggetto di sperimentazioni a causa dei nuovi Bios e dei nuovi controller integrati dai produttori sulle schede madri e per questo motivo è prematuro scegliere una soluzione di questo tipo come punto di partenza per un desktop Hackintosh stabile. Nel caso specifico di macOS Sierra e delle piattaforme su base Intel antecedenti a quelle con architettura Kaby Lake, invece, il sistema operativo e la maggior parte dell’hardware – anche i dischi Ssd in formato M.2 con tecnologia NVMe – funzionano in modo corretto. Tutto ciò, come vedremo tra poco, è vero a patto di avvalersi di componenti hardware già  ampiamente sperimentati con successo dalla comunità  che ruota attorno al progetto Hackintosh. Nulla vieta di provare con hardware diverso, di nuova generazione o addirittura con un notebook, ma in questo caso si mette piede su un terreno accidentato o inesplorato dove servono molta pazienza, conoscenze tecniche sia hardware sia software e dove è necessario essere pronti a uno o più fallimenti con scarse possibilità  di appello.

Ad oggi il limite più evidente di tutti riguarda la riproduzione di contenuti protetti con Drm (Digital Rights Management) all’interno di iTunes. Questa limitazione preclude la possibilità  di visualizzare i film e i contenuti video acquistati sul iTunes Store. Il problema è conosciuto da diverso tempo, ma nessuno è ancora riuscito a individuare in modo esatto la causa di questa limitazione; il dito è puntato sull’applicazione iTunes che in ambiente macOS esegue uno stretto controllo sull’hardware e sulla catena dei componenti software legati al comparto grafico e alla decodifica video. In particolare la motivazione più accreditata che porta alla mancata riproduzione dei contenuti protetti con Drm è che le modifiche effettuate ai file di sistema per implementare un Hackintosh portano il sistema operativo a invalidare la certificazione Hdcp (High High-Bandwidth Digital Content Protection).

Un’altra possibile fonte di problemi è legata all’impiego di controller Wi-Fi e Bluetooth. In questo caso possiamo dire che esistono soluzioni che funzionano in modo nativo come quella che proponiamo in questo articolo, soluzioni che sicuramente non funzionano e altre richiedono un po’ di lavoro e sperimentazione per essere messe in opera, anche se, ripetiamo, il risultato non è assicurato né completo. In linea generale i controller wireless integrati sulle schede madri o quelli forniti su moduli mini Pci o M.2 funzionano in modo parziale, spesso non sono stabili e in molti casi non funzionano. La soluzione a nostro avviso più elegante e che offre il migliore risultato consiste nell’aggiunta di una scheda Pci Express con funzioni Wi-Fi e Bluetooth che a fronte di un esborso di denaro non indifferente permette di abilitare entrambe le interfacce. (…)

Estratto dell’articolo pubblicato su PC Professionale di marzo 2017

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