Regolare al meglio un monitor. Senza sonda

Regolare al meglio un monitor. Senza sonda

Per un display dai colori bilanciati e corretti dovete modificare nel menu i parametri di funzionamento, operazione da compiere con attenzione.

Un monitor nuovo – appena tirato fuori dalla scatola, collegato al computer e acceso – mostra subito colori vividi, luminosi e brillanti, colori che danno una grande soddisfazione e ci convincono di aver fatto l’acquisto giusto. Dopo qualche giorno, però, incominciamo a notare che i colori sono effettivamente troppo vividi, e anche la luminosità è elevata, magari tale da causare affaticamento agli occhi dopo alcune ore passate a fissare lo schermo. E poi perché molte immagini appaiono con i dettagli più chiari inghiottiti dal bianco e quelli più scuri affogati nel nero? È decisamente il caso di metter mano al menu di regolazione, un’operazione che si può fare anche senza sonda.

Il desiderio di fare qualcosa scatta anche con un display con diversi anni sulle spalle, un apparecchio che produce immagini un po’ spente, colori sbiaditi e poco naturali, che insomma mostra tutti gli anni che ha. Anche in questo caso è necessario agire sui parametri di regolazione, perché è probabile – a meno di casi disperati – che con semplici modifiche sia possibile togliere il velo che sembra offuscare il display. I miglioramenti ottenibili con una regolazione accurata sono colori naturali e realistici, un nero profondo quanto può consentirlo il pannello impiegato nell’apparecchio, la visibilità dei dettagli sia nelle zone molto chiare (alte luci) sia in quelle molto scure (basse luci).

Le operazioni necessarie per ottenere il meglio dal proprio monitor, che sia nuovo o stagionato, sono naturalmente molto più semplici e precise se si dispone di un colorimetro e del relativo software. Un dispositivo che in maniera totalmente automatica e in una decina di minuti misura le caratteristiche cromatiche del display e genera un profilo ad hoc, una matrice di conversione che il sistema operativo e la scheda video usano per compensare le variazioni cromatiche causate dal monitor. Così i colori visualizzati sono molto vicini, se non coincidenti, a quelli corretti di riferimento.

Ma una buona sonda e il relativo software possono arrivare a costare un paio di centinaia di euro e non tutti sono disposti ad affrontare una spesa di questo tipo. Quindi in mancanza di questi strumenti è necessario effettuare a mano le regolazioni, usando come riferimento una serie di immagini di test, che contengono scale cromatiche e di grigi adatte a rendere evidenti le reali prestazioni visive del display. Da notare che la regolazione manuale con le immagini di riferimento è utile anche nel caso si disponga di una sonda, per partire con il monitor impostato al suo meglio. Così il lavoro di generazione del profilo da parte del software sarà più facile e soprattutto più preciso.

Prima di mettersi al lavoro è importante avere una chiara idea del tipo e delle prestazioni di base del proprio monitor, per sapere che cosa aspettarsi durante la messa a punto. Chi possiede un display con un pannello Lcd di tipo Tn, infatti, non può pretendere di arrivare a un’elevata fedeltà cromatica, mentre chi usa un monitor con uno schermo Ips deve accettare l’impossibilità di vedere in maniera nitida i dettagli in rapido movimento. Sintetizzando molto, un pannello di tipo Ips (In-Plane Switching) mostra colori molto vicini al riferimento, anche se osservato da posizioni angolate, ma la velocità dei cristalli liquidi non è elevata, quindi le immagini in movimento appaiono leggermente impastate. 

Gli schermi Tn (Twisted Nematic) sono economici da produrre, sono molto veloci e quindi visualizzano scene nitide anche quando gli elementi nella scena si muovono rapidamente, ma hanno una forte variabilità della luminosità o dei colori quando si sposta il punto di vista verticalmente oppure orizzontalmente. I display Va (Vertical Alignment) vantano un contrasto molto elevato, una tenuta cromatica di buon livello e una discreta velocità, però i neri sono bluastri, soprattutto se si guarda lo schermo dall’alto in basso. Nel riquadro dedicato alle tecnologie Lcd esaminiamo più in dettaglio questi aspetti.

Altrettanto importante è effettuare le regolazioni con il display acceso da almeno trenta minuti, inoltre sullo schermo non devono essere puntate luci intense, né si devono vedere riflesse fonti luminose come lampade e finestre. La stanza deve essere illuminata in maniera normale, esattamente come lo è di solito quando si usa il computer. Ancora, chi possiede un monitor di tipo Tn deve aver cura di sedersi davanti allo schermo stando nella normale posizione d’uso, senza tenere gli occhi più in alto o più in basso del solito, perché, come abbiamo detto in precedenza, la luminosità di questo tipo di Lcd cambia fortemente a seconda della posizione verticale del punto di vista.

I moderni display sono forniti con diversi algoritmi che modificano il bilanciamento cromatico delle immagini in maniera dinamica, a seconda del contenuto visualizzato. Il più comune tra questi automatismi è il contrasto dinamico. Il contrasto dinamico, che come dice il nome cambia il valore del contrasto a seguito di un’istantanea analisi dei chiaroscuri dell’immagine. Un altro algoritmo è la regolazione automatica della luminosità in funzione della luce ambientale, rilevata da un sensore posto di solito nella parte bassa della cornice, sul fronte dell’apparecchio. In base alle misurazioni effettuate, l’elettronica del monitor aumenta la luminosità se l’ambiente è molto illuminato, la diminuisce se è in penombra. Di primo acchito queste regolazioni dinamiche sembrano un’ottima idea, soprattutto la luminosità variabile con la luce ambiente, il problema è che cambiano in maniera importante il bilanciamento cromatico delle immagini, vanificando il lavoro di taratura del display. Il nostro consiglio è quindi di disattivarle assolutamente tutte durante le regolazioni (le falserebbero completamente) e di evitare di usarle nel quotidiano. L’unica eccezione può essere la regolazione automatica della luminosità, che effettivamente quando si usa il display alla sera, in un locale con le luci smorzate, aiuta in misura importante a ridurre l’affaticamento visivo.

Sempre in tema di automatismi, un discorso particolare va fatto per i gamer e i monitor a loro dedicati. In questo settore le funzioni automatiche si sprecano, in genere sotto forma di preset specializzati nei vari tipi di gioco (sparatutto in prima persona, strategia e altri ancora). Le modifiche che l’elettronica applica alle immagini sono in genere tese a migliorare la visibilità delle zone più scure (per vedere bene un nemico che si nasconde nell’ombra, per esempio) e dei particolari in rapido movimento, tipici degli sparatutto più frenetici. Queste regolazioni, applicate fuori dai giochi, massacrano le immagini in maniera macroscopica, quindi è importante non usare questi preset in fase di taratura. Nulla vieta naturalmente di accenderli all’inizio del gioco, ma, lo ripetiamo, vanno usati solo con questo genere di programmi.

Più in generale, con i preset non bisogna lasciarsi influenzare dalle scelte del produttore: appena tirato fuori dalla scatola il monitor è di solito impostato con un preset (Dinamico, Colori vividi o un nome simile) che esalta colori e contrasto e che potrà apparire valido di primo acchito con le immagini demo in un negozio, ma che nell’uso normale mostra tinte troppo sature e pompate. Molto meglio orientarsi subito verso preset meno appariscenti ma sicuramente più bilanciati, chiamati di solito Standard, sRgb, Neutro, Normale. Una volta individuato il preset migliore si può passare alle regolazioni vere e proprie. Qui di seguito vediamo insieme i passi da compiere.

Le regolazioni

Vediamo qui di seguito il dettaglio delle operazioni che è possibile compiere per ottenere il meglio dal proprio monitor, grazie a regolazioni che vanno fatte mentre si osserva l’aspetto di una serie di immagini di test, che potete trovare nel qui sotto (sono presenti due file Zip distinti, rispettivamente per i formati Tiff e Jpeg; il primo garantisce una perfetta fedeltà dei colori e dei dettagli ma non tutti i visualizzatori software sono in grado di aprirlo, il secondo è di uso universale ma sacrifica un po’ la precisione dei colori e dei particolari più fini).

Immagini campione in formato Tiff

Le immagini di test – file Tiff

 

 

 

 

Immagini campione in formato Jpeg

Le immagini di test – file Jpeg

(… continuate a leggere sul numero 326 di PC Professionale)

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