Android 11

Android 12: supporto garantito per gli store di app di terze parti

Google annuncia una delle novità più significative di Android 12. La prossima release dell’OS mobile offrirà un supporto migliorato per gli store di app di terze parti. Mentre su Google Play la “tassa Google” sarà obbligatoria.

Piuttosto che riposare sugli allori della recentemente annunciata versione 11 di Android, Google già prepara il terreno per quella che sarà la prossima release del suo sistema operativo mobile. Android 12 includerà prima di tutto alcune novità nelle policy per le app di terze parti, con una maggiore libertà di scelta per gli utenti ma anche una riduzione delle opzioni alternative per i pagamenti via Google Play.

A partire dal prossimo anno, dice Google, Android 12 migliorerà il supporto degli store di terze parti. Mountain View vorrebbe ovviamente che gli utenti scaricassero le app tramite lo store ufficiale Play, ma a quanto pare è importante anche garantire libertà di scelta sia ai clienti finali che agli sviluppatori. La disponibilità di piattaforme di app multiple è d’altronde una delle caratteristiche più sfruttate dai produttori OEM di smartphone Android, e a quanto pare tale libertà di scelta sarà in futuro ancora più garantita.

Google Play

Con tutta l’evidenza del caso, la nuova politica pro-store di terze parti gioca il ruolo del rivestimento dolciastro scelto da Google per indorare la pillola amara dell’altra novità importante di Android 12. Le politiche del nuovo OS restringeranno infatti in maniera definitiva le opzioni per gli acquisti in-app disponibili agli sviluppatori, che su Google Play dovranno necessariamente passare attraverso l’infrastruttura di pagamento ufficiale.

Per ogni app distribuita via Play, insomma, Google richiederà il pagamento della sua quota (il 30%) sul prezzo finale o sulle microtransazioni. Senza se e senza ma. La piccola percentuale di aziende che ha fin qui provato a evitare l’obolo (il 3%) con i pagamenti diretti dovrà allinearsi o abbandonare Play.

Google giustifica la mossa dicendo di voler garantire un “trattamento equo” per tutte le app, e confermando che l’obbligo di usare il sistema di pagamento ufficiale di Google Play è sempre stato l’obiettivo della corporation. Chi non è d’accordo potrà sempre usare uno store di terze parti, suggerisce Google tra le righe.

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