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Quanto guadagnava il creatore dell’app iBeer

Team PC | 26 Gennaio 2022

L’app iBeer era tra le più scaricate nei primi smartphone Chiunque abbia avuto uno dei primi iPhone o dei primi […]

L’app iBeer era tra le più scaricate nei primi smartphone

Chiunque abbia avuto uno dei primi iPhone o dei primi Android ricorda bene l’app iBeer. Nella sua semplicità riusciva a intrattenere chiunque la scaricasse. Bastava effettuare il download per fingere che il nostro smartphone fosse una pinta di birra; l’interazione che si poteva avere con lo schermo era di pura avanguardia, se pensiamo agli anni in cui è stata sviluppata.

Il creatore dell’app iBeer non era un grande industriale, o un informatico: Steve Sheraton era un mago 37enne che doveva trovare un modo per sbarcare il lunario. Come afferma The Verge, questa app riuscì a portare un sorriso a chiunque la scaricasse, ma non solo. Infatti, Sheraton arrivò a guadagnare ben 20.000 dollari al giorno.

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Inizialmente, ha spiegato l’uomo, il trucco era fatto con un semplice video, che era stato venduto su iTunes per 2,99 dollari. Tuttavia, non appena Steve Jobs creò l’App Store nel lontano 2008, aveva bisogno di app e software che popolassero il suo nuovo store: iBeer faceva al caso suo. Così, revisionando il tutto insieme a una azienda esperta in development, la Hottrix, e soprattutto trovando il modo di collegare i movimenti del video a quelli del telefono, nacque la app che tutti conosciamo. Ai tempi, iBeer fruttava 2,99 dollari a download.

Che fine ha fatto Steve Sheraton? Oggi ha 52 anni, e vive in una fattoria in Spagna con la sua famiglia. Sviluppa ancora app, però per maghi professionisti, così che possano usarle nei loro spettacoli. Ha lasciato tutti i diritti di iBeer alla Hottrix, che ancora ne produce una versione. È, a suo dire, un uomo felice “di nascondersi con la sua famiglia e la sua frutta“.

E voi? Vi ricordate le app dei primi smartphone? E iBeer? Fatecelo sapere!

Beatrice

prime video batte netflix usa

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Amazon Prime Video supera gli iscritti di Netflix negli USA

Martina Pedretti | 7 Dicembre 2022

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Amazon Prime Video ha superato il numero di iscritti di Netflix negli USA ed è diventata la piattaforma con più abbonati

Amazon Prime Video batte Netflix come streamer con più iscritti negli USA

Secondo un nuovo studio pubblicato dalla società di ricerca Parks Associates, Netflix è stato battuto negli USA per la prima volta. I dati rilasciati indicano che Prime Video ha superato Netflix come piattaforma streaming numero uno negli States, mentre Netflix regna ancora a livello internazionale, riporta Deadline.

Il grafico pubblicato da Parks Associates indica i primi 10 servizi di streaming negli USA dal 2019 al 2022. Netflix, Hulu e Prime Video sono stati tra i primi tre ogni anno, ma il 2022 ha fatto uscire la grande N dal primo posto. Disney+ è stato vicino a raggiungere la top 3 quest’anno, superato da Hulu.

Oltre alla battaglia tra i tre grandi nomi dello streaming, Peacock è anche entrato per la prima volta nella top 10, eliminando del tutto Showtime dalla classifica. Ma ecco i dieci nomi che la compongono:

  1. Amazon Prime Video
  2. Netflix
  3. Hulu
  4. Disney+
  5. HBO Max
  6. ESPN+
  7. Paramount+
  8. AppleTV+
  9. Peacock
  10. Starz

Deadline afferma che Amazon ha più di 200 milioni di abbonati e che la loro nuova serie de Il Signore degli Anelli, Rings of Power, è stata vista da oltre 100 milioni di abbonati.

Il 2022 è stato un anno difficile per Netflix, che ha deciso di offrire agli abbonati un nuovo abbonamento molto più economico ma con pubblicità. Quasi tutti i servizi di streaming ora offrono un piano supportato da pubblicità, inclusi alcuniHulu, HBO Max e Disney+.

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Meta potrebbe rimuovere tutte le news da Facebook USA

Martina Pedretti | 6 Dicembre 2022

Flash news

Meta potrebbe rimuovere tutte le news da Facebook negli USA se verrà approvato un disegno di legge per compensare gli editori

Le news potrebbero sparire da Facebook USA

Facebook avverte che potrebbe rimuovere tutte le news negli USA se il Congresso approvasse un disegno di legge che richiederebbe alla piattaforma di negoziare e compensare gli editori per i loro contenuti.

Andy Stone, responsabile delle comunicazioni politiche di Meta, ha dichiarato su Twitter che Facebook sarà costretto a prendere in considerazione la rimozione di notizie“. Questo se il Journalism Competition and Preservation Act (JCPA) verrà approvato. Meta in precedenza aveva minacciato di bloccare le notizie in Canada e in Australia quando vennero proposte leggi simili.

Introdotto lo scorso anno con il sostegno bipartisan, il JCPA consentirebbe agli editori di negoziare con piattaforme come Facebook e Google sulla distribuzione dei loro contenuti. La legge dovrebbe dare agli editori una leva contro Big Tech e questo potrebbe richiedere a Facebook di pagare per includere notizie sulla sua piattaforma.

Se il Congresso approva un disegno di legge sul giornalismo sconsiderato come parte della legislazione sulla sicurezza nazionale, saremo costretti a prendere in considerazione l’idea di rimuovere del tutto le notizie dalla nostra piattaforma piuttosto che sottometterci a negoziati imposti dal governo che ignorano ingiustamente qualsiasi valore che forniamo alle agenzie di stampa attraverso l’aumento del traffico e abbonamento. Il Journalism Competition and Preservation Act non riesce a riconoscere il fatto chiave: gli editori e le emittenti pubblicano i loro contenuti sulla nostra piattaforma perché avvantaggia i loro profitti, non il contrario”.

La commissione giudiziaria del Senato ha approvato a settembre la legge con 15 voti contro 7, ma deve ancora passare attraverso il Senato stesso. Facebook non è l’unica entità che si oppone al disegno di legge. Un totale di 26 organizzazioni, tra cui Public Knowledge e Electronic Frontier Foundation, hanno scritto una lettera ai legislatori per difendere il disegno di legge. Dall’altro lato, un’ampia alleanza di organizzazioni editoriali ha sostenuto il disegno di legge, inclusa la società madre di The Verge, Vox Media.

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WhatsApp permette di inoltrare le didascalie di immagini e i video inviati

Martina Pedretti | 2 Dicembre 2022

WhatsApp

Da oggi WhatsApp permette di inoltrare le didascalie dei immagini, video e GIF inviati, cosa finora impossibile: come fare

Su WhatsApp si possono da ora inoltrare anche le didascalie insieme ai media

WhatsApp ha silenziosamente diffuso una funzione che permette di inoltrare anche la didascalia dei contenuti che si inviano nelle chat. La novità è arrivata sia su Android che su iOS ed era da lungo attesa.

Finora su WhatsApp non si potevano inoltrare le didascalie inserite in immagini, video e GIF inviati a altri utenti. Come funziona questa novità?

L’inoltro con didascalia su WhatsApp parte dalla chat in cui si manda un contenuto con una didascalia, come ad esempio una foto seguita da un testo. Quindi, cosa che finora non accadeva, verrà inoltrata sia la foto che la didascalia, se presente.

Inoltre in fase di Inoltro, si potrà anche cliccare sulla “X“, per eliminare la didascalia qualora la si volesse mandare a una seconda chat. Così facendo si invierà solo il media, come è stato finora.

Come già specificato questa novità funziona per immagini, video, GIF animate e documenti. Inoltre bisogna specificare che il procedimento non intacca la crittografia end-to-end, che continuerà a svolgere il suo lavoro senza diffondere il testo a parti terze.

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