WeChat

WeChat rimane sugli store Apple e Google negli USA (update)

Il ricorso del Dipartimento di Giustizia è stato respinto: WeChat rimane accessibile negli Stati Uniti e può essere ancora scaricato dagli store Apple e Google.

In attesa di conoscere il destino di TikTok, gli utenti che utilizzato WeChat negli Stati Uniti possono continuare a scaricare l’app dagli store di Google e Apple. La giudice Laurel Beeler ha infatti respinto il ricorso del Dipartimento di Giustizia, bloccando quindi l’esecuzione del ban stabilito dall’ordine esecutivo dello scorso 6 agosto.

Analogamente a TikTok, il servizio di messaggistica offerto da Tencent viene considerato un pericolo per la sicurezza nazionale dall’amministrazione Trump. Secondo il governo statunitense, WeChat raccoglie un numero elevato di dati sugli utenti, censura contenuti invisi al Partito Comunista Cinese e viene usato per varie campagne di disinformazione. Per questi motivi era stato imposto il ban a partire dal 20 settembre.

In seguito alla denuncia di un gruppo di utenti, la giudice Laurel Beeler aveva emesso un’ingiunzione preliminare per bloccare l’ordine esecutivo firmato da Trump. Il Dipartimento di Giustizia aveva chiesto di cambiare la decisione, ma il ricorso è stato respinto. WeChat rimane dunque sugli store di Apple e Google.

Secondo la giudice, il governo statunitense non ha fornito prove valide per dimostrare che WeChat rappresenti un pericolo per la sicurezza nazionale. L’eventuale ban avrebbe violato i diritti sanciti dal Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti. WeChat viene utilizzato ogni giorno da oltre 19 milioni di utenti per rimanere in contatto con i familiari in Cina o per gestire il loro business a distanza.

Il servizio di messaggistica consente di effettuare diverse operazioni quotidiane, tra cui i pagamenti digitali. Disney, ad esempio, accetta WeChat per gli acquisti nei parchi divertimento di Hong Kong e Shanghai.

Aggiornamento del 27 ottobre: la Corte d’Appello ha respinto la richiesta del Dipartimento di Giustizia. Il caso verrà discusso in tribunale a gennaio.

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