Legge antitrust

Cambridge Analytica, le conseguenze della sanzione USA contro Facebook

Le autorità statunitensi si sarebbero accordate con Facebook per il pagamento di una sanzione economica piuttosto salata. Una “multa” liquidata nel giro di poche ore in borsa, che nondimeno segna una nuova fase nella storia della corporation.

Cambridge Analytica e gli altri scandali provocati da Facebook in questi anni avrebbero finalmente partorito un primo, importante risultato presso le autorità di controllo americane. E diversamente da quanto già successo in Italia, questa volta la sanzione economica imposta all’azienda è sostanziosa. Ma totalmente inutile all’atto pratico.

Secondo quanto rivela il Wall Street Journal, la Federal Trade Commission (FTC) e Facebook avrebbero raggiunto un accordo a porte chiuse per chiudere il contenzioso tra le autorità federali e il colosso dei social network apertosi in seguito alle tante violazioni dei dati – e ai tanti abusi – di cui si è avuta notizia nell’ultimo periodo.

L’accordo è stato approvato a maggioranza, dicono le fonti del Journal, con i tre membri repubblicani della FTC a favore e la minoranza dei due membri democratici per nulla soddisfatti dell’intensa. La prima conseguenza diretta del compromesso è l’obbligo, per Facebook, di pagare una sanzione di 5 miliardi di dollari, mentre ulteriori restrizioni sarebbero state imposte sul comportamento del social network in futuro.

Facebook avrebbe ora l’obbligo di “documentare”, presso il governo federale, tutte le decisioni intraprese per il trattamento dei dati degli utenti in anticipo sull’annuncio di nuovi prodotti, di controllare più da vicino il comportamento delle app di terze parti e di far testimoniare periodicamente il CEO Mark Zuckerberg per ricevere rassicurazioni sul corretto rispetto della privacy degli utenti.

In effetti, le nuove (e fin qui presunte) restrizioni al comportamento di Facebook dovrebbero rappresentare l’unica, concreta misura “sanzionatoria” subita dal colosso di rete. Poiché sul fronte finanziario, i 5 miliardi di sanzione previsti dall’accordo Facebook li ha già riguadagnati – anzi raddoppiati – in borsa con un aumento del valore delle azioni (+1,81%, $10 miliardi di capitalizzazione in più) subito dopo la pubblicazione delle indiscrezioni da parte del Journal.

Elisabeth Warren, uno dei candidati democratici alla prossima corsa per la presidenza USA, ha riaffermato il proprio giudizio critico su Facebook parlando di un’azienda “troppo grande per essere controllata” e chiedendo alla FTC di scindere il mostruoso business della corporation perché “quando è troppo è troppo”.

Ma anche sul fronte repubblicano, se l’accordo con la FTC potrebbe essere visto come un successo, il futuro sviluppo di Facebook è tutto fuorché garantito: Donald Trump ha criticato aspramente – e nel suo solito tono da flame warrior di Twitter – Libra e le altre criptomonete, invitando Facebook a trasformarsi in una banca se vuole gestire moneta e strombazzando sulla forza internazionale del dollaro. Anche in Giappone si preparano a fare le pulci a Libra, per verificare i possibile effetti della moneta virtuale di Facebook sull’economia nazionale.

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