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Chrome, Google fa marcia indietro sulla API stermina-estensioni

La corporation dell’advertising corregge il tiro e conferma: le nuove API introdurranno limitazioni ma saranno in qualche modo “accomodate” alle richieste degli sviluppatori di estensioni. Nel mentre, i benchmark sulle performance di Mountain View fanno discutere.

Le polemiche sulla nuova API che Google vuole implementare nel progetto Chromium non accennano a diminuire, anzi: i creatori di estensioni continuano a far sentire le loro critiche e la loro voce contraria, al punto che i programmatori di Mountain View hanno dovuto rassicura l’intera community: i lavori di sviluppo non sono terminati, ma è necessario fare qualcosa per evitare che il codice esterno influenzi negativamente le performance del browser Chrome.

Il problema, la cosa oramai è nota, risiede nella volontà di Google di limitare fortemente le funzionalità delle estensioni di terze parti con la sostituzione della API corrente (webRequest) con una pesantemente “castrata”. Con la nuova API declarativeNetRequest, gli ad-blocker e le altre estensioni basate sull’uso di filtri dinamici non potranno più funzionare, e il consenso più o meno comune tra gli sviluppatori di add-on è che il progetto Manifest v3 – che include le suddette modifiche – rappresenterà una vera e propria strage di estensioni per il blocco della pubblicità, la privacy e tutto quanto.

Chromium

Il clamore delle polemiche è arrivato sino a Mountain View, tanto da spingere gli sviluppatori di Google a intervenire direttamente nella discussione: la corporation sta valutando e continuerà a valutare il feedback in arrivo dalla community, ha spiegato il programmatore di Google Devlin Cronin, e per meglio garantire il passaggio al nuovo regime sono già previste modifiche come il supporto alle regole dinamiche (indispensabile per creare estensioni “sofisticate” in grado di bloccare i contenuti Web), un incremento delle dimensioni dei set di regole (idem), condizioni e azioni addizionali.

La necessità di limitare l’azione del codice di terze parti sul comportamento dell’engine di rendering di Chromium resta una priorità, sostiene Google, ma il progetto Manifest v3 non sarà concluso fino a quando non sarà “pronto” per l’implementazione finale. La corporation dell’advertising sostiene che le estensioni per browser e in particolare certi ad-blocker rallentano in maniera sensibile la velocità di Chrome, ma chi sviluppa quelle estensioni la vede in modo diverso e contesta la vulgata di Google con numeri diversi.

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