Operazione Evil web contro la pirateria

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Evil web, la Guardia di Finanza contro pirateria e IPTV illegali

Alfonso Maruccia | 25 Settembre 2020

IPTV Pirateria

Con l’operazione Evil web, la Guardia di Finanza di Gorizia dice di aver assestato un colpo durissimo alla pirateria editoria e audiovisiva italiana. Coinvolti centinaia di siti e domini Web, canali Telegram e servizi di IPTV.

Nuova maxi-operazione della Guardia di Finanza (GdF) contro la pirateria digitale e le IPTV illegali, fenomeno noto anche per la compravendita dei “pezzotti” necessari a fruire dei contenuti distribuiti senza l’autorizzazione delle major. Secondo quanto dice la GdF, Evil web è un’operazione di dimensioni monumentali che ha contrastato efficacemente la quasi totalità della pirateria audiovisiva ed editoriale in Italia.

L’indagine Evil web è stata coordinata dal Tribunale di Gorizia, mentre il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della GdF locale ha dato esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo che ha coinvolti 58 “siti Web illegali” e 18 canali Telegram. Con 80 milioni di accesso annuali, dice la GdF, i protagonisti di Evil web movimentavano qualcosa come il 90% dei contenuti pirata circolanti nel Belpaese.

L’indagine è partita dal Friuli Venezia Giulia e si è poi estesa in Puglia, Emilia Romagna, e quindi all’esterno, in Germania, Olanda e Stati Uniti. Evil web ha permesso di smascherare quattro esperti informatici che la GdF identifica solo con i nickname (Diabolik, Doc, Spongebob, Webflix), quattro “oracoli” della rete dediti alla diffusione illegale (anche via messaggistica social e IPTV) di film in prima visione, contenuti disponibili solo su Pay TV, eventi sportivi, pornografia, software, giornali, riviste e via elencando.

Come già capitato con l’operazione Black IPTV, la GdF dice di essere ora impegnata nell’identificazione di circa un migliaio di proprietari del pezzotto necessario a ricevere il segnale IPTV pirata. In Italia o all’estero. Per questi “utenti finali” si prospettano fino a 3 anni di galera, multe da 25.000 euro e una potenziale accusa per reato di ricettazione (art. 648 del Codice Penale).

Per la prima volta, sottolinea altresì la GdF, un’indagine penale in Italia ha portato anche al sequestro preventivo dei domini Web “alias” di secondo livello. In tal modo, le forze dell’ordine possono inibire “immediatamente” l’accesso a centinaia di nuovi indirizzi creati con lo scopo di bypassare il blocco originariamente stabilità dall’Autorità Giudiziaria.

Europa

Tech

Freedom to Share promuove la legalizzazione del file sharing in Europa

Alfonso Maruccia | 18 Dicembre 2020

copyright P2P Pirateria

Una nuova iniziativa di democrazia diretta vuole promuovere la legalizzazione del file sharing. Freedom to Share sposta (ma non risolve) il problema del P2P dai consumatori ai produttori (di contenuti).

Anche se il mercato odierno è invaso dagli immancabili servizi di streaming variamente incarnati in piattaforme cloud più o meno (il)legali, il file sharing continua a rappresentare uno degli strumenti di fruizione dei contenuti più popolari in Rete. Talmente popolare, infatti, che c’è ancora qualcuno deciso a riportare in auge la lungamente attesa (e mai concretizzata) legalizzazione della pratica. Quantomeno sul mercato europeo.

Già dal nome, infatti, l’iniziativa Freedom to Share intende trasformare il file sharing P2P in una pratica completamente legittima e legale, senza se e senza ma. Un obiettivo rincorso da anni, che in questo caso specifico vorrebbe eliminare il marchio dell’infamia e dell’illegalità dalla condivisione di contenuti sui network digitali “per usi personali e non-profit”.

P2P

Freedom to Share può vantare il supporto di diverse organizzazioni con un certo peso politico-tecnologico, comprese la divisione italiana di Wikimedia e svariate iterazioni europee e internazionali del Partito Pirata. L’obiettivo è raccogliere almeno 1 milione di firme, così da obbligare la Commissione europea a discutere formalmente la proposta nell’ambito della European citizens’ initiative.

Freedom to Share è insomma una manifestazione dei principi della democrazia diretta, e intende promuovere un rapporto più “bilanciato” tra gli utenti finali e i proprietari del copyright che da sempre (e nella stragrande maggioranza dei casi) considerano il P2P come pura e semplice pirateria “illegale”.

Per quanto riguarda la compensazione degli artisti, invece, i promotori di Freedom to Share si limitano a riproporre le misure già indicate da tempo comprensive di nuove tasse digitali sul modello dell’equo compenso italiano, o anche nuove società di raccolta delle royalty. L’obiettivo principale è in ogni caso legalizzare il P2P, un fenomeno che secondo i proponenti porta vantaggi agli autori permettendo una maggiore circolazione del loro lavoro.

P2P, file sharing e pirateria

Tech

Il disastro di RIAA: YouTube-dl torna su GitHub

Alfonso Maruccia | 17 Novembre 2020

GitHub Pirateria RIAA YouTube

Il repository del popolare tool YouTube-dl è stato ripristinato su GitHub, e la faccenda è diventata tutta politica. I discografici di RIAA hanno scatenato un vespaio, e la community ha reagito in maniera furente.

Se l’obiettivo di RIAA era censurare e far sparire YouTube-dl dalla circolazione, allora tale obiettivo è stato clamorosamente mancato. Anzi colpito, affondato e rispedito al mittente, con conseguenze potenzialmente significative sia sul fronte dello sviluppo software che su quello delle questioni meramente politiche. I discografici statunitensi hanno riportato il DMCA al centro della scena, e le richieste di riforma di uno strumento non più al passo coi tempi si fanno oramai pressanti.

Nelle scorse settimane RIAA si era appellata alla sezione 1201 del Digital Millennium Copyright Act, una norma che vieta la circonvenzione non autorizzata delle misure di protezione tecniche a difesa dei contenuti protetti dal copyright. Com’è oramai noto, la risposta iniziale di GitHub alla richiesta di RIAA è stata la rimozione immediata dell’archivio del codice di YouTube-dl, una mossa che non è andata giù nemmeno al CEO dell’azienda (Nat Friedman) e che ha animato una protesta a dir poco vigorosa da parte di sviluppatori e community.

RIAA

Friedman aveva offerto il suo aiuto al team di YouTue-dl per assistere l’eventuale ritorno del tool su GitHub, e sembra che l’ad della piattaforma abbia davvero lavorato dietro le quinte impegnandosi in tal senso. YouTube-dl è tornato su GitHub, il riferimento alle clip di YouTube contestate da RIAA è stato rimosso e l’intera piattaforma di hosting per il codice sorgente si è allineata politicamente contro l’abuso delle norme obsolete DMCA.

La sezione 1201 del DMCA è “guasta” e ha bisogno di essere riformata, dice Friedman, gli sviluppatori dovrebbero avere la libertà di sperimentare con il codice e GitHub prenderà d’ora in poi posizione contro l’abuso di una norma del 1998 che si ritrova a regolamentare un modo completamente diverso. Le future richieste di rimozione DMCA per presunta circonvenzione delle DRM non verranno approvate immediatamente ma visionate e analizzate da esperti, e gli sviluppatori avranno il tempo di rimuovere il codice incriminato o anche di contestare ufficialmente la richiesta DMCA.

Come confermato dagli esperti di EFF (Electronic Frontier Foundation), la legittimità del codice di YouTube-dl non è mai stata in dubbio perché il tool non bypassa alcuna protezione anti-pirata per scaricare i video da YouTube. GitHub ha inoltre confermato di voler aiutare finanziariamente i progetti contestati con un fondo da 1 milione di dollari, e di voler promuovere “politicamente” la riforma e le esenzioni alle norme del DMCA valutate dallo US Copyright Office ogni tre anni. I legulei di RIAA saranno certamente soddisfatti del gran bel risultato che hanno contribuito a raggiungere.

RIAA

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Censura YouTube-dl, su GitHub anche gli MP3 completi

Alfonso Maruccia | 5 Novembre 2020

GitHub Musica Pirateria RIAA

Dopo la rimozione del codice di YouTube-dl, GitHub finisce per ospitare anche gli MP3 completi indicati di RIAA nella sua nota di rimozione. La risposta dei discografici: sempre la censura.

La recente censura di YouTube-dl e la rimozione del codice del progetto da GitHub continua ad animare discussioni e reazioni furenti. Dopo l’invasione di “cloni” del repository originale e l’interessamento persino del CEO dell’azienda, il servizio di hosting per codici sorgenti deve ora fare i conti anche con azioni di vera e propria pirateria.

Tutti se la prendono con RIAA, l’organizzazione dei discografici statunitensi che ha inviato una delle sue famigerate note DMCA a GitHub chiedendo la rimozione di YouTube-dl dal portale. La nota originale cita tre brani musicali commerciali come esempio della violazione del copyright da parte del tool per il ripping da YouTube e altri siti di streaming.

GitHub

Quei tre brani musicali in formato MP3 sono finiti direttamente su GitHub a opera di un nuovo utente del sito che ha deciso di farsi chiamare “FuckTheRIAA”, un chiaro messaggio di scontento e un’azione di protesta contro l’iniziativa legale delle major.

L’account risulta ora inaccessibile, i tre brani incriminati (di Icona Pop, Justin Timberlake e Taylor Swift) si possono scaricare un po’ ovunque in Rete e la rimozione forzata di YouTube-dl da GitHub alimenta il dibattito sul copyright e la censura preventiva dei progetti open source.

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