GDPR

GDPR, noyb contro i colossi dello streaming telematico

Un’organizzazione impegnata nella difesa della privacy parte lancia in resta contro i mulini delle grandi corporation di rete, e questa volta la storia potrebbe andare molto diversamente rispetto alle avventure del celebre hidalgo della letteratura spagnola.

Da noyb arriva il primo, importante test sul campo degli effetti della GDPR, regolamentazione europea in difesa della privacy e dei diritti degli utenti che ha fin qui provocato solo scaramucce (e multe) di ben poco conto. La nuova iniziativa, invece, potrebbe portare multe miliardarie per i grandi nomi dell’economia di Rete.

Dalla sua posizione di “organizzazione non-profit europea dedicata alla difesa della privacy”, noyb ha infatti chiamato in causa giganti del calibro di Amazon, Apple, Netflix e YouTube, tutti colpevoli – a dire dell’organizzazione – di “violazioni strutturali” delle norme della GDPR. L’organizzazione ha “testato” 10 diverse entità per il rispetto delle regole imposte dalla GDPR, identificando violazioni e gravi inadempienze per 8 diverse aziende chiamate in causa dall’iniziativa in sede comunitaria.

Privacy

In particolare noyb lamenta l’assenza di risposte soddisfacenti nel caso in cui venga richiesto l’accesso a tutti i dati archiviati dalle aziende sugli utenti dei rispettivi servizi di streaming audiovisivo, richieste che vengono sistematicamente ignorate o, nel migliore dei casi, vengono accolte da risposte automatiche a cui segue l’accesso ai dati “grezzi” senza alcuna informazione aggiuntiva sulle aziende partner che quei dati hanno visto, usato e magari “monetizzato”.

L’iniziativa di noyb è importante sia per i nomi coinvolti, sia per le salatissime multe ipotizzate dall’organizzazione: secondo le regole della GDPR, in proporzione al business retrostante Amazon Prime potrebbe subire una sanzione massima pari a €6,31 miliardi, Apple Music €8,02 miliardi, DAZN €20 milioni, Netflix €415 milioni, SoundCloud €20 milioni, Spotify €163 milioni, YouTube €3,87 miliardi.

Il caso sollevato da noyb rappresenta insomma la prima, vera prova del fuoco per le stringenti regole in difesa della privacy imposte in questi anni dall’Unione Europea, un’occasione per stabilire se la GDPR è davvero una legislazione capace di cambiare lo stato delle cose o se si tratta di un’iniziativa dal sapore ideologico ma senza particolare influenza sulla realtà del moderno business telematico.

PCProfessionale © riproduzione riservata.