Google Stadia

Google Stadia, cronaca di un lancio problematico

Il tanto strombazzato servizio di cloud gaming di Google è finalmente arrivato, e le prime esperienze di gioco telematico non sono state esaltanti per tutti. Gli utenti lamentano surriscaldamenti, connessioni che cadono e artefatti grafici.

Google Stadia è arrivato nelle case degli early adopter e dei reporter specializzati il 19 novembre, e un settimana dopo le prime reazioni e i primi commenti non sono del tutto positivi: in attesa che il cloud gaming di Google rivoluzioni il mondo, gli utenti denunciano svariati problemi a partire da una certa tendenza al surriscaldamento da parte del Chromecast Ultra incluso nel pacchetto.

Il dongle HDMI di Google è al momento indispensabile per sfruttare al meglio lo streaming di Stadia, un servizio che risulta abbondantemente sottodotato rispetto alle promesse iniziali di Mountain View; senza Chromecast Ultra, lo streaming in risoluzione Ultra HD non è disponibile se ad esempio si accede a Stadia da un browser per PC.

Google Stadia

Anche collegando il Chromecast al TV-set 4K domestico, comunque, l’esperienza potrebbe non essere ottimale: un numero non precisato di utenti ha lamentato il fatto che il dispositivo raggiunge temperature di funzionamento eccessive, un surriscaldamento che porta inevitabilmente alla disconnessione dal servizio e alla perdita dei progressi nella sessione videoludica in corso.

Alcuni utenti dicono non poter giocare per più di 10 minuti consecutivi (o meno) prima che il Chromecast si disconnetta da Stadia, ma Google ha confermato che l’aumento di temperatura è “come da design” e risponde al normale funzionamento del dispositivo.

Lasciando da parte i problemi, le promesse mancate, la scarsità di giochi, la necessità di acquistare ogni singolo titolo a prezzo pieno (senza nemmeno un disco ottico o un download digitale a corredo) e i fastidiosissimi artefatti grafici tipici di qualsiasi servizio di streaming telematico, quando funziona Google Stadia fornisce un’esperienza di gioco più o meno corrispondente a quanto promesso dal colosso dell’advertising. Sempre che Google non decida, come già pronosticato da molti, di uccidere il suo nuovo sistema “rivoluzionario” da qui a pochi anni come un Cloud Print qualsiasi.

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