Intel Core i7: uno sguardo approfondito alle prestazioni

Dopo averne parlato per mesi, dopo aver discusso sulle indiscrezione riguardanti i nomi, le sigle e le presunte prestazioni, ecco finalmente il giorno atteso da tanti appassionati: il debutto in società  della nuova microarchitettura Intel Nehalem, con i processori Core i7.

 

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Le nuove Cpu rappresentano la perfetta evoluzione della strategia di mercato che Intel ha adottato ormai da qualche anno, chiamandola con il “simpatico” nome di Tick-Tock.

 

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Ad ogni passo Intel ha deciso di rinnovare solo una delle due parti di cui si compone un processore: la microarchitettura e il processo produttivo elettronico utilizzato per la costruzione fisica delle Cpu.

I due elementi, che devono costantemente andare a braccetto per ottenere le promesse prestazionali, sono rinnovati da Intel in maniera alternativa ogni due anni. Di conseguenza ogni 12 mesi circa ci troviamo ad analizzare o un nuovo processo produttivo o una nuova microarchitettura.

Questo permette a Intel di approcciarsi nel miglior modo possibile all’inesorabile evoluzione tecnologica: il nuovo processo produttivo viene sperimentato e utilizzato con una microarchitettura già  matura ed efficiente e, 12 mesi dopo, una nuova microarchitettura viene costruita con il processo ormai a pieno regime, conosciuto e sfruttato al meglio delle proprie possibilità .

Sul numero 196/7 di luglio/agosto 2007 di PC Professionale abbiamo analizzato (con un articolo che potete scaricare a questo indirizzo in formato Pdf, così come tutti gli altri arretrati) il passaggio di Intel a una tecnologia a 45 nm, con la prima evoluzione delle Cpu Core 2. I nuovi processori presentati allora utilizzavano una versione solo leggermente rivisitata della microarchitettura Conroe utilizzata dal luglio 2006, chiamata Penryn.

 

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Oggi, a poco più di un anno da allora, Intel presenta Core i7, una microarchitettura completamente nuova costruita con il processo produttivo a 45 nm, ormai diventato un vero e proprio punto di forza irremovibile per l’azienda di Santa Clara, almeno fino ai 32 nm del prossimo “Tick”.

 

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