ARM

GPU

ARM Mali GPU, aggiornamento driver da Google Play Store

Luca Colantuoni | 25 Giugno 2020

ARM Google Gpu

I driver delle GPU ARM Mali, integrate nei SoC di Huawei, Samsung e MediaTek, potranno essere aggiornati tramite il Google Play Store.

ARM ha comunicato che i driver Android delle sue GPU Mali verranno aggiornati tramite il Google Play Store. Ciò consentirà di velocizzare la distribuzione degli update senza attendere il rilascio del firmware completo da parte del produttore. La stessa funzionalità è già disponibile per le GPU Adreno di Qualcomm.

Il Google Play Store è stato finora utilizzato solo per la distribuzione delle app. A partire da Android 10 viene anche sfruttato per l’aggiornamento di alcuni moduli del sistema operativo (Project Mainline). Dal negozio digitale è possibile anche scaricare i nuovi driver per le GPU Adreno di Qualcomm e prossimamente i driver per le GPU Mali di ARM. L’azienda inglese non ha specificato i modelli compatibili, ma nell’elenco ci sarà sicuramente la GPU Mali-G78 annunciata a fine maggio insieme alla CPU Cortex-A78.

Gli utenti non dovranno più attendere il rilascio del firmware completo che solitamente avviene una o due volte all’anno, ma riceveranno gli aggiornamenti per i driver con una maggiore frequenza tramite Google Play Store. Ciò permetterà di risolvere eventuali bug, incrementare le prestazioni grafiche e aggiungere nuove funzionalità alle API OpenGL o Vulkan. Le GPU ARM Mali sono integrate nei SoC Kirin di Huawei, Exynos di Samsung e Dimensity/Helio di MediaTek.

Le GPU Mali, inclusa la recente Mali-G77 presente nei Samsung Exynos 990 e MediaTek Dimensity 1000, offrono prestazioni inferiori alle controparti Adreno di Qualcomm. La possibilità di aggiornare i driver tramite lo store di Google potrebbe consentire ad ARM di ridurre il gap dalla concorrenza. ARM ha inoltre annunciato che le future GPU supporteranno il tool Android GPU Inspector che consente di ottimizzare i giochi sui dispositivi con GPU ARM Mali.

Microsoft

CPU

ARM, un SoC custom anche per Microsoft?

Alfonso Maruccia | 21 Dicembre 2020

ARM Intel Microsoft x86

Dopo Apple, anche Microsoft sarebbe interessata a farsi il suo chip ARM personale per applicazioni server e consumer della linea Surface. La minaccia a Intel si fa seria?

Microsoft intenderebbe seguire Apple sulla strada dei chip custom basati su architettura ARM, una mossa che permetterebbe alla corporation di Redmond di avere, come la suddetta Apple, maggiore controllo sul proprio destino tecnologico. Il rischio, ovviamente, è tutto per Intel e per il business fin qui fiorente delle CPU x86 per server.

Apple ha svelato l’esistenza del suo primo SoC ARM (M1) nelle ultime settimane, dopo un lavoro di design in cantiere da anni. Nel caso di Microsoft al momento si parla ancora di indiscrezioni, sebbene il portavoce Frank Shaw abbia parlato di “investimenti” nelle capacità interne dell’azienda di progettare, produrre e sviluppare nuove soluzioni nell’ambito dei componenti al silicio.

ARM

Secondo i rumor, Microsoft potrebbe sfruttare il suo chip ARM fatto in casa prima di tutto per i server del cloud di Azure, e in seconda istanza per i sistemi custom della linea Surface. Già in passato l’azienda aveva sviluppato SoC personalizzati in collaborazione con Qualcomm (Snapdragon SQ1, ARM) e AMD (Ryzen 3 custom, x86), ma questa volta l’indipendenza sarebbe quasi totale alla stregua di quanto fatto da Apple.

Diversamente dalla casa di Cupertino, se confermata la mossa di Microsoft potrebbe avere conseguenze decisamente più massicce per l’intero settore delle CPU. M1 non è destinato a rivoluzionare alcunché a eccezione del “giardino recintato” dei contenuti e dei servizi di Apple, mentre la storica partnership tra Microsoft e Intel per l’uso e il supporto dei processori x86 renderebbe la posizione di quest’ultima azienda a dir poco difficile.

Un ipotetico chip ARM custom in ambito server sarebbe forse meno potente, in quanto a capacità di calcolo, rispetto alle CPU x86 più recenti. Ma come il caso di Apple M1 sta a dimostrare, i vantaggi di una soluzione fatta in casa (per di più basata su un’architettura molto efficiente dal punto di vista energetico come ARM) sono la stretta integrazione dei diversi componenti “saldati” nel SoC (cache, memoria RAM, chipset ecc.) e la possibilità di “accelerare” i calcoli necessari a specifici task operativi.

Surface Pro X

Windows

Windows 10 per ARM, emulazione x64 in anteprima

Luca Colantuoni | 11 Dicembre 2020

ARM Microsoft Windows

Microsoft ha annunciato la build 21277 di Windows 10 con supporto all’emulazione x64 che permette di eseguire applicazioni a 64 bit sui dispositivi ARM.

Con un leggero ritardo (circa un mese) rispetto alla roadmap, Microsoft ha annunciato la versione preliminare dell’emulazione x64 di Windows 10 per i dispositivi ARM. La funzionalità è presente nella build 21277 disponibile per gli utenti iscritti al canale Dev del programma Windows Insider.

Windows 10 per ARM supporta attualmente solo le applicazioni x86 a 32 bit, quindi non è possibile installare software a 64 bit che necessita di una quantità di RAM superiore a 4 GB (il massimo per le applicazioni a 32 bit). Microsoft aveva promesso l’emulazione x64 per le app a 64 bit e ora le richieste degli utenti sono state esaudite con la build 21277 del sistema operativo.

È possibile utilizzare software e giochi a 64 bit sui dispositivi con processori ARM64, come il Surface Pro X. Si tratta comunque di una soluzione temporanea, in quanto le prestazioni non sono paragonabili a quelle ottenibili sui dispositivi con processori Intel o AMD (e probabilmente inferiori a quelle offerte dai nuovi MacBook con tecnologia Rosetta 2). Infatti Microsoft consiglia agli sviluppatori di ricompilare le loro app per ARM64 (il supporto è da tempo incluso in Visual Studio).

Con la build 21277 è possibile installare le app x64 dal Microsoft Store o da altre fonti. L’emulazione supporta ovviamente le app a 32 bit, ad esempio Chrome, che quindi possono beneficiare dell’indirizzamento di memoria a 64 bit. L’azienda di Redmond suggerisce di aggiornare i driver della GPU Adreno integrata nei SoC Qualcomm di tre dispositivi: Surface Pro X, Samsung Galaxy Book S e Lenovo Flex 5G.

Oltre all’emulazione x64 su ARM, la build 21277 supporta inoltre le Emoji 12.1 e 13 di Unicode. Non è noto quando le novità arriveranno nella versione stabile di Windows 10.

Apple M1

Hardware

Apple progetta chip ARM con 32 core per futuri Mac

Luca Colantuoni | 7 Dicembre 2020

Apple ARM Cpu

Secondo le fonti di Bloomberg, Apple progetterà nuovi SoC ARM con CPU fino a 32 core e GPU fino a 128 core per i futuri MacBook Pro, iMac, iMac Pro e Mac Pro.

I nuovi Mac previsti per il 2021 integreranno chip ARM con prestazioni superiori a quelle dei processori Intel. Secondo le fonti di Bloomberg, l’azienda di Cupertino ha avviato la progettazione dei successori di Apple M1, il SoC utilizzato per MacBook Air, MacBook Pro da 13 pollici e Mac mini. Sono previsti modelli con CPU da 32 core e GPU con 128 core.

L’attuale Apple M1 è composto da una CPU octa core (quattro core Firestorm ad alte prestazioni e quattro core Icestorm ad alta efficienza). Secondo Bloomberg, la prossima generazione di chip per MacBook Pro e iMac potrebbero avere fino a 20 core (16 core ad alte prestazioni e quattro ad alta efficienza). Il numero effettivo di core dipenderà dalla resa produttiva, quindi sono possibili varianti con 8 o 12 core ad alte prestazioni.

Per i futuri iMac Pro e Mac Pro sono previsti fino a 32 core ad alte prestazioni. A titolo di confronto, gli attuali MacBook Pro, iMac Pro e Mac Pro top di gamma integrano processori Intel a 8, 18 e 28 core. I chip ARM offriranno prestazioni superiori e consumi inferiori. I futuri SoC supporteranno ovviamente una maggiore quantità di RAM (il massimo per Apple M1 è 16 GB).

L’azienda di Cupertino ha previsto inoltre un notevole incremento delle prestazioni grafiche. La GPU di Apple M1 ha sette o otto core. I nuovi SoC integreranno una GPU con 16, 32, 64 e 128 core. L’arrivo sul mercato è previsto tra il 2021 e il 2022. Come è noto, la transizione dai processori Intel ai chip ARM richiederà circa due anni.

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