Intel, trimestre record con l’ombra dei 10 nm

Anche Intel, dopo AMD, chiude la trimestrale con numeri tutti positivi. Il business va a gonfie vele, ma per la prima volta nella storia l’azienda potrebbe trovarsi costretta a cedere la superiorità tecnologica al rivale.

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Il business dei processori per computer va a gonfie vele, e a giovarne non è solo AMD coi suoi Ryzen e l’architettura Zen. Anche Intel, infatti, ha chiuso il secondo trimestre dell’anno fiscale con risultati ancora una volta da record, sebbene il prossimo futuro sia minacciato dall’ombra delle difficoltà nel passaggio al processo produttivo di nuova generazione.

Il presente, in ogni caso, è d’oro anche per Santa Clara: il secondo trimestre del 2018 si è concluso con ricavi complessivi per $17 miliardi, una crescita del +15% rispetto allo stesso periodo dell’anno passato; i profitti operativi sono stati pari a $5,3 miliardi (+37%), mentre i profitti netti sono letteralmente esplosi fino a $5 miliardi (+78%).

Tutti i comparti di Intel hanno fatto registrare il segno più, ha confermato il CFO e attuale CEO ad interim della corporation Bob Swan, a cominciare dal fondamentale reparto Client Computing Group (quello delle CPU x86 per PC) che ha incamerato $8,7 miliardi di ricavi con un +6% anno-su-anno; altrettanto bene sono andati il business CED (Data Center Group) con $5,5 miliardi di ricavi e +27% anno-su-anno, quello della Internet delle Cose con $880 milioni e +22% e il business delle memorie (Non-Volatile Solutions Group) con $1,1 miliardi e +23% anno-su-anno.

Nonostante i bug Spectre e Meltdown, nonostante le polemiche sul comportamento dell’oramai ex-CEO Brian Krzanich – che ha lasciato il posto ufficialmente per una relazione consensuale con un’impiegata non consentita dalla politica aziendale – e le difficoltà del mercato PC, insomma, Intel continua a rappresentare un business dalle spalle solide e con una liquidità più che abbondante in banca.

Le difficoltà, per Santa Clara, potrebbero però arrivare nei prossimi mesi, quando AMD dovrebbe avviare la commercializzazione dei primi chip a 7 nanometri scippando alla concorrente il primato tecnologico dei processi produttivi: Intel ha in questi anni più volte ritardato il debutto delle CPU a 10 nanometri, e le ultime notizie in tal senso parlano di una produzione di massa finalmente fissata entro il 2019. Anche allora, comunque, i CPU realizzati sul nodo a 14nm “migliorato” dovrebbero giocare un ruolo fondamentale nel business della corporation.

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