All-in-one: il futuro del desktop

Sempre più produttori, seguendo l’esempio di Apple, spingono verso sistemi completamente integrati nella cornice dello schermo. Sarà  veramente questo il futuro dei sistemi desktop?

di Davide Piumetti

Il capostipite, commercialmente parlando, è stato nel 1998 il sistema iMac G3di Apple. Quel prodotto, ai tempi rivoluzionario, sancì il primo successo commerciale per un computer completamente integrato, all-in-one, nel quale tutti i componenti sono inclusi nello stesso involucro. Colorato, semplice, prestante e poco ingombrante (per l’epoca), questi i fattori chiave di iMac.

Prima di allora erano stati prodotti altri sistemi simili, sia da Apple sia da altri produttori, ma nessuno aveva mai avuto il successo di quel modello. Da quel momento Apple iniziò a commercializzare i propri desktop solamente in formato all-in-one (i PowerMac e i MacPro sono considerate workstation di tutt’altro livello prestazionale), credendo fermamente in un progetto che impiegò anni a giungere a compimento, con la piena maturazione ottenuta solo molto tempo più tardi e di cui possiamo apprezzare appieno i frutti solo oggi.

Il passaggio fondamentale è avvenuto con la transizione dai monitor Crt, che permettevano ai produttori di “nascondere” agevolmente l’hardware al loro interno (viste le dimensioni), e i nuovi schermi Lcd, che imponevano sfide tecnologiche ben superiori ai progettisti. Negli anni i sistemi si sono evoluti sempre più, con i produttori del mondo Pc non troppo entusiasti del settore, perlomeno fino agli ultimi 2 anni. Con l’evoluzione tecnologica che ha portato i componenti di stampo notebook (spesso scelti per questi sistemi viste le ridotte dimensioni e le stringenti limitazioni di consumo e calore) ad avere prestazioni paragonabili alle controparti desktop e gli innegabili successi commerciali di Apple con i propri sistemi iMac molti attori del mercato hanno però deciso di entrare anche in questo segmento. Oggi rappresenta infatti sempre più uno degli sbocchi futuri del mondo desktop, per via del risparmio evidente in termini di spazio e della semplicità  d’uso e manutenzione richieste.

La moderna necessità  di un personal computer domestico si scontra infatti con le complicazioni spesso inutili derivate dai sistemi assemblati di tipo tradizionale, che offrono grandi possibilità  di manovra, aggiornamento e sostituzione dei componenti implicando però complicazioni di vario tipo, dalla gestione dei driver alla necessità  di conoscere il funzionamento di molti elementi interni del Pc, azioni che risultano spesso sconosciute alla maggior parte degli utenti che si affidano invece a sistemi all-in-one già  preconfigurati.

Molti nuovi utenti, appartenenti a ogni fascia sociale e con le età  più disparate, non desiderano di certo tutte le complicazioni di un Pc tradizionale. Visto il successo del modello notebook, con sistemi “chiusi” e supportati direttamente dai produttori, che assicurano nuovi driver testati per la specifica configurazione ed ecosistemi software studiati per quel preciso modello, risulta perciò naturale l’evoluzione dei sistemi desktop in questi all-in-one, seguendo (seppur senza sbandierarlo ai quattro venti) l’esempio di Apple che propone da tempo con successo sistemi di questo tipo.

Nel seguito andremo ad analizzare alcune soluzioni dei maggiori produttori nazionali e internazionali presenti sul nostro mercato, valutando alcuni modelli specifici che ogni casa ha scelto di proporci in prova. In questo caso non è ovviamente possibile provare fisicamente tutte le combinazioni possibili (svariate centinaia), ma solo i modelli principali. La maggior parte dei sistemi è offerta dai produttori anche con piccole modifiche riguardanti la sezioni grafica (per chi vuole giocare in maniera migliore) oppure in termini di capacità  disco e memoria. Sta poi alle precise esigenze dell’utenza scegliere la configurazione più adatta all’ambito d’uso predefinito. Tutte le considerazioni generali fatte sui modelli in prova devono dunque essere prese con le dovute attenzioni: se il sistema risultasse per voi quasi perfetto, ma con qualche elemento assente, è possibile che il produttore offra anche quell’accessorio. Una delle derive del settore, solo parzialmente giustificabile, è la proposizione di schermo di tipo touch sui dispositivi all-in-one. L’utilità  di questo sistema di controllo, su schermi da 23″ e oltre difficilmente collocabili in altri luoghi se non su una scrivania, è discutibile. Utilizzare le mani per comandare uno schermo posto verticalmente di fronte all’utente è stancante, poco ergonomico e per nulla pratico, soprattutto avendo a disposizione mouse e tastiera. Per qualche applicazione, soprattutto ludica, è interessante, ma altrimenti di difficile utilizzo prolungato nel tempo.

Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 247 – ottobre 2011

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