Automatizzare Windows

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Stanchi di perdere tempo con le operazioni di routine? Fate lavorare il computer al vostro posto!

Di Daniele Marino

ICON_EDICOLAUna delle principali spinte allo sviluppo dell’informatica (e della robotica, e di qualche altra branca della scienza moderna) è l’automazione: la possibilità  di far compiere alle macchine le operazioni lunghe, noiose e ripetitive con cui quotidianamente ci scontriamo. Di fronte alle cosiddette operazioni di routine, un computer è sicuramente più rapido di un uomo, oltre ad essere – almeno sulla carta – ben più affidabile. Eppure ancora oggi, proprio nelle operazioni più comuni e banali che ci troviamo a svolgere quando siamo seduti davanti al monitor, riuscire ad automatizzare alcuni tra i compiti più noiosi è una sfida più complicata di quanto sia lecito aspettarsi. E in molte situazioni ci si ritrova costretti a lavorare un po’ come degli automi, di fronte all’impossibilità  di far funzionare sistema operativo e programmi così come dovrebbe essere in un mondo ideale, in cui con pochi colpi del mouse si può far capire a un Pc cosa fare e poi attendere fiduciosi che svolga da par suo tutto il “lavoro sporco”. Si badi bene, per lavoro sporco non intendiamo chissà  quale strana categoria di operazioni, ma semplicemente cose come rinominare file in serie, aprire documenti e prelevare valori al loro interno, oppure modificare impostazioni di connessione alla rete. Task, relativamente semplici, completabili di solito con pochi clic del mouse. Clic che però diventano molti, anzi troppi quando vengono compiuti magari qualche dozzina di volte alla settimana! È inevitabile, quindi, il desiderio di demandarli al computer stesso.

E sì che un tempo, parliamo dell’epoca del glorioso Windows 3.1, tutti gli utenti avevano a disposizione uno strumento poi scomparso dalle successive release del sistema: il registratore di macro. Questa piccola ma fondamentale utility permetteva di registrare tutte le operazioni compiute con il mouse e la tastiera in un dato intervallo di tempo, e di rieseguirle in sequenza rispettando la posizione del puntatore, i clic dei tasti, i tempi di esecuzione delle diverse operazioni.
Con il complicarsi dell’intero “sistema-computer”, una utility come il registratore di macro è diventata paradossalmente troppo complessa da gestire. Il multitasking, la presenza di più applicazioni (e più finestre) aperte contemporaneamente, rendono di fatto impraticabile la riproposizione meccanica e “stupida” (ovvero applicata senza curarsi minimamente di quanto stia avvenendo sullo schermo) delle azioni di mouse e tastiera: non si può essere certi di cosa ci sia a video in un determinato momento (né, spesso, di dove siano posizionate di preciso le varie finestre), e i risultati di un ipotetico registratore di macro trapiantato nei sistemi Windows odierni potrebbero essere del tutto imprevedibili.
Oggi per automatizzare in qualche misura Windows e le sue applicazioni bisogna muoversi in un’altra direzione. Ci sono ad esempio i linguaggi di scripting riconosciuti dal sistema operativo: i vecchi ma talvolta ancora funzionali file batch del DOS, Windows Scripting Host o il potente PowerShell, di cui abbiamo parlato altre volte sulle pagine di PC Professionale (vedete, ad esempio, l’articolo in due puntate pubblicato sui numeri 221 e 221 della rivista). I limiti dei linguaggi di scripting sono evidenti: un’interazione limitata con le applicazioni di terze parti (e a volte con lo stesso sistema operativo), la mancanza di un’interfaccia utente in qualche modo simile a quella delle normali applicazioni e una curva di apprendimento piuttosto ripida. Persino PowerShell, sulla cui potenza e versatilità  non c’è molto da discutere, rimane uno strumento dedicato perlopiù ad amministratori di rete e figure (ed esigenze) simili, e mal si adatta ad essere usato come uno strumento per l’automazione delle operazioni più comuni.

(Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 234 – settembre 2010)

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