Bitcoin e altre valute

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Una criptovaluta (chiamata spesso anche criptomoneta) è un’idea nuova nel panorama economico mondiale e si basa sul concetto dell’anonimato e della prova di scambio, oltre che avere, di norma, uno schema di emissione preconcordato. Detto così sembra estremamente complicato, ma con il giusto percorso logico le monete virtuali sono alla portata di tutti. Iniziamo con il dire che le monete di questo tipo hanno poco o nulla in comune con quelle emesse dalle banche nazionali e hanno da una parte molte garanzie di equità  e parità , ma dall’altra una serie di rischi potenziali non indifferenti.

di Davide Piumetti

ICON_EDICOLATutte utilizzano un sistema di crittografia digitale per convalidare le transazioni tra gli utenti, in modo da rendere sicuro e a prova d’errore lo scambio di denaro, delegando agli utenti stessi la generazione e la condivisione della prova della transazione.

La prima criptovaluta sviluppata, e quella decisamente più conosciuta e famosa, è il Bitcoin. Tutte quelle alternative, di cui parleremo in dettaglio più avanti, derivano come concetto da questa, con implementazioni più o meno diverse in modo tale da giustificarne l’esistenza. La maggior parte dei concetti espressi nel seguito riguardano dunque i Bitcoin, ma sono altrettanto validi anche per le altre criptovalute.

Un po’ di storia

Le criptomonete nascono idealmente alla fine del 2008 da Satoshi Nakamoto che pubblicò sul sito metzdowd.com un documento chiamato Bitcoin: A Peer-to_Peer Electronic Cash System, sancendo la nascita dell’idea alla base dei Bitcoin e di tutte le altre criptovalute. In precedenza altri avevano proposto dei sistemi di moneta elettronica simili, ma nessuna ha avuto il successo che invece è stato riscontrato da questa pubblicazione, arrivata probabilmente sia nel momento sia nel posto giusto.

Nakamoto in realtà  è uno pseudonimo dietro al quale resta ancora aperto un mistero. A oggi non si sa ancora se si tratti di una singola persona, maschile o femminile, o di un collettivo di sviluppatori e ciò ha contribuito almeno inizialmente a ipotizzare un’imparzialità  della moneta e un’estraneità  voluta a tutti i poteri economici forti presenti nel mondo.

Nel tempo si è ipotizzato che dietro a Nakamoto ci fosse il Trinity College di Dublino, svariati famosi programmatori sparsi per mezzo mondo o un gruppo di persone che ha collaborato alle prime stesure dei protocolli e-cash. Una pista nel tempo molto battuta (e che per le vicende dell’ultimo periodo ha ripreso vigore) porta al fondatore di MtGox, Jed McCaleb, un americano appassionato del Giappone e lì residente da anni, tra l’altro scomparso dalla scena poche settimane fa in maniera plateale, chiudendo i battenti e portandosi via svariati milioni di dollari.

Gli ultimi contatti reali con Nakamoto risalgono al 2011 quando lasciò la rete passando formalmente la guida (in termini di programmazione) di Bitcoin a Gavin Andersen.

Il primo Bitcoin emesso dalla rete (direttamente da Nakamoto) è datato gennaio 2009 e diede il via all’escalation di emissioni secondo uno schema concordato (come vedremo nel dettaglio in seguito) che continua tutt’oggi. Inizialmente i Bitcoin rimasero confinati ad appassionati e sviluppatori che utilizzarono la rete per scambiarsi moneta e testarne le funzionalità  crittografiche. Il controvalore con valute circolanti era nullo, non essendoci ancora un mercato o un cambio prestabilito (non essendoci neppure una logica di domanda e offerta).

Come funzionano

L’idea di base consiste in una rete di comunicazione peer-to-peer dedicata, tramite la quale una serie di nodi si scambiano informazioni relative alle transazioni e allo stato delle monete. Bitcoin, così come le altre criptovalute, non si basa infatti su un ente centralizzato, ma utilizza la rete distribuita così creata per tenere traccia di tutte le transazioni sfruttando la completa crittografia delle informazioni per tracciare la generazione di nuova moneta e firmare la proprietà  di ciascuna moneta presente nella rete.

In parole povere ogni moneta ha una sua firma univoca e il sistema globalmente sa in quale portafoglio virtuale è inserita. Lo scambio di moneta da un portafoglio all’altro avviene tramite una transazione che si propaga nella rete distribuita in modo che, dopo un tempo prestabilito, tutti i nodi sappiano della transazione e ne legittimino così il nuovo proprietario. (…)

Estratto dell’articolo pubblicato su PC Professionale numero 277

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