Consigli per la stampa fotografica

Non abbiate fretta di premere il pulsante Stampa. Per riprodurre bene una fotografia è necessario un po’ di conoscenza, metodo e sperimentazione.

di Sergio Lorizio

Nonostante il Web, Flickr, Facebook e tanti altri modi di pubblicare e condividere immagini in Rete, ancora oggi un appassionato di fotografia trae la massima gratificazione da una stampa di alta qualità  delle proprio foto. Molte delle attuali unità  a getto d’inchiostro permettono a chiunque di ottenere rapidamente stampe accettabili in modo pressoché automatico, ma per un vero fotoamatore e un professionista le aspettative sono molto più elevate: la stampa deve veicolare fedelmente contenuto, emozione e intento creativo dell’immagine. Per ottenere questo risultato bisogna partire da lontano, conoscere i propri strumenti di lavoro e sapere come ottimizzare i file per la stampa. In questo articolo abbiamo raccolto e condensato un po’ di teoria e di pratica, proponendovi qualche suggerimento utile per ottenere di più dalla vostra stampante.

Calibrare monitor e stampante

Spesso, osservando la stampa di una fotografia realizzata in laboratorio o con una stampante inkjet scopriamo che la luminosità  e i colori dell’immagine non corrispondono all’originale visualizzato sul monitor. Molti cercano di risolvere questo problema con metodi empirici, per esempio modificando i file con un software di fotoritocco o attraverso il driver della stampante, senza nessuna garanzia di ottenere risultati corretti, prevedibili e ripetibili. Questo problema può essere affrontato con un approccio scientifico e rigoroso ricorrendo alla gestione del colore (color management), l’insieme delle tecnologie che si prefiggono di mantenere fedeli i colori di un’immagine nelle diverse tappe del flusso di lavoro e nel passaggio da una periferica all’altra.

Una fotografia digitale è un mosaico di punti adiacenti, o pixel, rappresentati da numeri: nel modello Rgb, ogni pixel è definito da una terna di valori interi compresi tra 0 e 255, mentre nel modello Cmyk, ogni pixel è descritto da quattro numeri interi, nell’intervallo tra 0 e 100. In un’immagine digitale non ci sono colori, ma numeri. I numeri diventano colori quando l’immagine è letta da un’applicazione, visualizzata sul monitor o stampata. Si è portati a credere che i valori Rgb o Cmyk indichino con precisione assoluta un colore: per esempio, che 255R 0G 0B equivalga al rosso e 0C 0M 100Y 0K al giallo. Purtroppo, questo è vero solo in parte: basta visualizzare la stessa immagine su due monitor diversi per rendersene conto.

Il colore, infatti, dipende dal dispositivo di riproduzione. Monitor e stampanti si basano su modelli di colore e tecnologie differenti e generano gamme cromatiche (gamut) che si sovrappongono solo in parte, ma non coincidono mai del tutto. Il monitor visualizza i colori secondo il modello additivo Rgb, che miscela luce rossa, verde e blu in combinazioni che permettono di ottenere tutti i colori dello spettro.

Le stampanti creano i colori secondo il modello sottrattivo Cmyk: gli inchiostri ciano, magenta, giallo e nero assorbono in misura variabile parte delle radiazioni luminose che li colpiscono e ne riflettono altre. Oltre alle tonalità  comuni, vi sono colori visibili a monitor che non sono stampabili e colori stampabili non visualizzabili a monitor.

In più, le peculiarità  di ogni periferica influenzano il modo di interpretare i numeri e generare i colori. Un monitor può visualizzare un gamut più ampio di un altro e una stampante può riprodurre più sfumature di colore di un’altra; e la stessa stampante, con un diverso tipo di carta o altri inchiostri si comporta in modo differente.

Si capisce, quindi, che senza un intervento a monte non possiamo sapere se le informazioni digitali del colore contenute nei file saranno decifrate correttamente dal monitor e riprodotte in modo coerente in stampa. L’idea fondamentale del color management è quella di misurare in modo oggettivo la risposta cromatica dei singoli dispositivi sulla catena di riproduzione, stabilendo una precisa correlazione tra valori Rgb o Cmyk e coordinate colorimetriche assolute (spazio colore XYZ, Yxy, Lab), che rappresentano la percezione del colore di un individuo normale. Si crea, cioè, un profilo della periferica, secondo lo standard definito dall’International Color Consortium (Icc), che descrive come essa interpreta le informazioni digitali del colore, il suo gamut e le regole per il rendering delle tonalità  fuori gamut, ossia i metodi di riproduzione approssimata di un colore che non appartiene alla sua tavolozza.

In questo modo, affiancando i profili delle periferiche utilizzate sulla catena di riproduzione si sincronizzano le informazioni del colore mantenendo la massima coerenza possibile.

I lettori che volessero approfondire principi e tecniche del color management possono consultare l’articolo “Colore, i fondamenti della gestione digitale” pubblicato nel numero 195 di PC Professionale (mese di giugno 2007) e disponibile in formato Pdf sul nostro sito web all’indirizzo http://snipurl.com/g0k64.

Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 248 – novembre 2011

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