Fotocamere tuttofare

Le bridge stanno attraversando oggi una seconda giovinezza grazie alle ottiche ultra zoom di qualità  elevata e ai sensori ad alta sensibilità . Il tutto offerto a prezzi ancora più abbordabili.

di Valerio Pardi

A differenza delle fotocamere mirrorless, novità  dell’era digitale, le bridge hanno le loro radici nel passato, quando ancora si scattava a pellicola. Nate negli anni ottanta queste fotocamere si proponevano come ponte – da cui il nome – tra le compatte e le reflex. Ai tempi chi cercava uno strumento piccolo e leggero doveva indirizzarsi su una “punta-e-scatta”, mentre chi preferiva la qualità  e le possibilità  di intervento manuale, così come la scelta della focale di scatto più idonea, aveva nella reflex l’unica possibile soluzione per le proprie esigenze.

La bridge si presentava come trait-d’union: soluzione compatta ma in grado di coprire l’escursione focale di un intero parco ottiche reflex. Con il passaggio al digitale le bridge non sono scomparse e si sono ritagliate, seppur con alterne fortune, una nicchia di mercato. La loro sopravvivenza è stata però messa in dubbio all’arrivo delle reflex entry-level. I vantaggi che offrivano le bridge erano infatti oscurati dai contro: poco meno compatte delle reflex, ma con una qualità  modesta se raffrontate a queste ultime. E anche sotto l’aspetto prezzo non erano più così competitive. Pur sotto la pressione delle reflex entry level, le bridge hanno saputo evolversi, limando i contro e perfezionando i pro. Il sensore, vero e proprio tallone d’Achille, è stato completamente rivoluzionato, mentre il punto di forza, ovvero l’ottica, è stato ulteriormente potenziato. Oggi le bridge meritano finalmente il loro nome, colmando davvero il gap tra i due mondi e offrendo un potenziale creativo impossibile da eguagliare sia con una tradizionale compatta che con una reflex. Ma vediamo come si è raggiunto questo risultato.

Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 247 – ottobre 2011

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