I segreti delle ricerche sul Web

ricerche doppia

Internet è una miniera di informazioni, ma per poterle utilizzare bisogna prima trovarle. Per riuscirci sono essenziali i motori di ricerca, che analizzano e archiviano i contenuti delle pagine Web e poi ne propongono gli indirizzi quando si effettua una ricerca. La qualità  dei risultati dipende sia dall’efficacia del motore di indicizzazione sia dalla stringa di ricerca utilizzata. Per il primo aspetto l’utente può fare poco, se non scegliere il motore che ritiene più efficace, ma per il secondo la situazione cambia: ci sono moltissimi piccoli particolari che possono fare la differenza. In questo articolo vi spiegheremo le strategie migliori per trovare sempre i dati più pertinenti filtrando nel contempo i risultati non interessanti. Ci concentreremo sul leader indiscusso del settore, Google, ma molte delle informazioni che troverete nelle prossime pagine sono applicabili senza troppe modifiche anche ai suoi principali concorrenti.

di Dario Orlandi

ICON_EDICOLAFin dalla nascita del World Wide Web, all’inizio degli anni ‘90, il problema dell’accessibilità  delle informazioni è sempre stato ben presente. Le tecnologie che stanno alla base del Web, infatti, non offrono alcuno strumento nativo di archiviazione o di ricerca; la natura ipertestuale delle pagine Web permette di passare da un sito all’altro con estrema semplicità , quasi senza rendersene conto, ma rende difficile una catalogazione gerarchica delle informazioni. In un primo tempo si tentò di creare collezioni organizzate di collegamenti, curate da redattori umani, ma il successo del Web e la crescita del numero di siti rese questo approccio rapidamente inadeguato. Per questo nacquero i primi motori di ricerca automatizzati, con agenti (i cosiddetti robot, o crawler) che analizzavano periodicamente i contenuti delle pagine e passavano da un sito all’altro seguendone i link; questo lavoro instancabile creava e aggiornava un archivio che poteva essere consultato tramite un modulo di ricerca. Da quei primi tentativi a oggi sono stati fatti enormi passi avanti, ma la filosofia di base è rimasta la stessa; è importante capirlo, perché spesso si commette l’errore di pensare che il Web sia interamente raggiungibile tramite una ricerca, ma in realtà  non è così: come vedremo, molti siti sbarrano la porta ai crawler, e anche quelli che non lo fanno non è detto che vengano visitati con una frequenza tale da garantire l’aggiornamento tempestivo dei database dei motori di ricerca.

Nel corso degli anni molti motori si sono affacciati sulla scena (si veda il box Da Gopher a Google); alcuni sono disponibili ancora oggi, pur avendo perso rilevanza, mentre altri protagonisti della storia del Web sono scomparsi. Oggi “motore di ricerca sul Web” è quasi sinonimo di Google (al punto che negli Stati Uniti è diventato un verbo: al posto di “fare una ricerca sul Web” si usa comunemente il verbo to google): Questo servizio mantiene da molti anni una leadership praticamente incontrastata nel settore. I dati ComScore relativi al mercato americano lo accreditano di una quota di mercato pari al 67,6%; oltre il triplo di Bing, al secondo posto con il 18,7%.

I dati italiani sono ancor più sbilanciati: secondo le analisi di StatCounter (che utilizza però un sistema di rilevazione diverso a ComScore), Google supera stabilmente il 94% nel mercato desktop, mentre Bing non raggiunge neppure il 2,5% e gli altri protagonisti monitorati (Yahoo, Arianna, AskJeeves) si spartiscono le briciole di un settore praticamente monopolizzato. Se si considerano anche i dispositivi mobile, come smartphone e tablet, la prevalenza di Google cresce ancora, oltrepassando il 95%. In questo articolo, quindi, ci concentreremo sull’interfaccia e sulle funzioni offerte da Google Molte delle informazioni e delle strategie che troverete esposte nelle prossime pagine possono però essere sfruttate anche da chi usa un altro motore sia perché in alcuni casi si tratta di indicazioni di carattere generale, sia perché i concorrenti cercano di uniformare le loro funzioni a quelle di Google in modo da semplificare la transizione a chi volesse cambiare motore di ricerca.

Ma com’è riuscito Google a raggiungere un predominio così spiccato nel settore? Le motivazioni sono molteplici: è arrivato nel momento giusto, quando ancora non esisteva una gerarchia stabile, e ha saputo proporre soprattutto un algoritmo di indicizzazione molto efficace, capace di attribuire il giusto peso ai vari elementi che compongono la stringa di ricerca (query, in inglese) e restituire i risultati più rilevanti nelle prime posizioni. Google confida così tanto nell’efficacia dei suoi algoritmi che nella sua maschera di ricerca principale accanto al tradizionale Cerca con Google campeggia da sempre un secondo pulsante: nella versione italiana si chiama Mi sento fortunato (I’m feeling lucky nella versione originale) e porta direttamente al primo sito localizzato in base alla chiave di ricerca inserita, senza neppure mostrare un elenco di risultati. E, in effetti, la prima scelta di Google è molto spesso proprio il sito cercato dall’utente. Come dicevamo, però, la rilevanza dei risultati ottenuti dipende molto dalla stringa di ricerca inserita. L’efficacia di Google sotto questo aspetto è un’arma a doppio taglio: i risultati sono talmente buoni anche quando la stringa è semplicissima che la maggior parte degli utenti non si dà  la pena di studiare gli strumenti e la sintassi del motore di ricerca. È un vero un peccato, perché spesso bastano poche attenzioni per rendere anche le ricerche più complicate molto rapide ed efficaci. Google, infatti, offre moltissime funzioni specializzate e tanti strumenti avanzati per filtrare i risultati secondo criteri specifici; inoltre, supporta una sintassi piuttosto ricca per specificare in modo esatto cosa si sta cercando. Nelle prossime pagine ci addentreremo in tutti questi aspetti, perché non sempre basta “sentirsi fortunati” per riuscire a trovare la risposta migliore alle proprie domande. (…)

Estratto dell’articolo pubblicato su PC Professionale di settembre 2014

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