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Intel: è ora di Sandy Bridge

Michele Braga | 26 Gennaio 2011

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Tutte le novità  architetturali e le prestazioni della seconda generazione di processori Core i7, Core i5 e Core i3 per […]

Tutte le novità  architetturali e le prestazioni della seconda generazione di processori Core i7, Core i5 e Core i3 per sistemi desktop e mobile.

di Michele Braga

In occasione del Ces (Consumer Electronic Show), la fiera annuale dedicata all’elettronica di consumo, Intel ha presentato la nuova microarchitettura Sandy Bridge alla base della seconda generazione di processori di classe Core i7, Core i5 e Core i3. A due anni di distanza dall’introduzione di quella Nehalem, che ci ha accompagnato sino a oggi attraverso diverse evoluzioni, l’orologio di Intel ha raggiunto la successiva fase di Tock: una nuova microarchitettura realizzata con l’ultima tecnologia consolidata (in questo caso i 32 nanometri utilizzati per la produzione di Westmere). Dopo l’impressionante incremento di prestazioni e funzionalità  portate da Nehalem rispetto alla precedente microarchitettura Penryn, non era scontato che Sandy Bridge potesse replicare un passo in avanti altrettanto importante. Le prime prove eseguite in laboratorio hanno però eliminato ogni ragionevole dubbio e Sandy Bridge potrebbe passare agli annali come una delle pietre miliari di Intel. Per comprendere l’alchimia che ha permesso di raggiungere prestazioni così elevate con un rapporto prezzo/prestazioni estremamente allettante è necessario scendere fino alle fondamenta della microarchitettura.

Prima di immergerci nelle caratteristiche del silicio di Sandy Bridge analizziamo rapidamente come è articolata la nuova generazione di processori. Sommando i modelli per il settore desktop a quelli dedicati alle soluzioni mobile, la casa californiana ha immesso sul mercato ben 29 diverse versioni con lo scopo di accelerare il più possibile la migrazione dalla precedente soluzione Nehalem/Westmere all’attuale Sandy Bridge. Di questi 29 processori 14 sono destinati al mondo desktop, mentre i rimanenti 15 sono dedicati al settore della mobilità . La segmentazione dell’offerta ricalca quella già  adottata per l’ultima generazione di Cpu: i Core i7 sono indirizzati alla fascia medio/alta e potremmo definirli come le versioni “full optional” in quanto sono gli unici che supportano l’esecuzione di otto thread attraverso la combinazione di quattro core fisici e della tecnologia Hyperthreading. A seguire troviamo le unità  Core i5 pensate per tutti i sistemi di fascia media: mancando il supporto Hyperthread queste unità  permettono l’esecuzione di quattro thread grazie alla presenza di quattro core fisici; in questo caso il quantitativo della cache è di 6 Mbyte contro gli 8 Mbyte presenti nei modelli Core i7. Infine troviamo i processori Core i3 pensati in modo specifico per i sistemi più economici; in questo caso i core fisici sono due (la minore superficie di silicio richiesta per la produzione permette di contenerne il costo finale), ma le prestazioni sono sostenute dal supporto Hyperthreading che permette comunque l’esecuzione di quattro thread. In questo caso la memoria cache è limitata a soli 3 Mbyte. Come vedremo poco più avanti in questo articolo, i nuovi processori integrano all’interno del silicio non solo i core di calcolo, ma anche il core grafico, portando così a compimento la fusione di questi due elementi avviata con le Cpu di classe Clarkdale e Arrandale che utilizzavano due die.

Nel caso del segmento desktop la casa californiana rimpiazzerà  in modo rapido l’intera offerta per il segmento intermedio del mercato, mentre per quello economico si prevede una progressiva migrazione che si completerà  entro i primi sei mesi del 2011. Ben diverso è invece lo scenario nel segmento più alto del mercato, ovvero quello dei processori top di gamma, dove la soluzione a sei core di precedente generazione rimarrà  l’unica scelta disponibile almeno per tutto il corso dell’anno.

(Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 239 – febbraio 2011)

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