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Intel x10: ai test la Cpu da 10 core

Michele Braga | 5 Luglio 2016

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Disponibile il Core i7 6950X con architettura Broadwell-E e 10 core fisici racchiusi  in un unico processore. La prova e l’analisi […]

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Disponibile il Core i7 6950X con architettura Broadwell-E e 10 core fisici racchiusi  in un unico processore. La prova e l’analisi della Cpu top di gamma di Intel dedicata al mega tasking.

di Michele Braga

ICON_EDICOLAQuanti devono essere i core all’interno di un processore? Quando sono troppi o insufficienti? Ogni risposta che potete immaginare per una domanda formulata in questi termini è scorretta o quantomeno incompleta perché la domanda stessa è mal posta. Non esiste un numero ‘giusto’ di core di calcolo in senso assoluto, un numero magico per costruire il processore perfetto e quindi non stupitevi se a una richiesta di questo tipo vi rispondono con un deludente “dipende”; esistono, invece, risposte diversificate in funzione di tanti fattori che dovrebbero comparire nella domanda stessa. Sarebbe più corretto chiedersi quale tipo di utente o di applicazione potrebbe beneficiare di un processore con un numero di core maggiore rispetto a un altro.

La maggior parte dei processori Intel destinati a configurazioni desktop integrano al loro interno quattro core fisici, mentre quelli per sistemi portatili generalmente hanno solo due core; grazie alla tecnologia Hyper-Threading, poi, il numero di thread che può essere eseguito da ogni core è raddoppiato e così un processore desktop arriva ad offrire – sulla base dei numeri citati prima – otto core virtuali, mentre i processori per notebook offrono al massimo quattro core virtuali.

Come ben sapete esiste una grande varietà  di processori, soprattutto nel listino di Intel, e il numero dei core fisici e virtuali è utilizzato spesso per diversificare i prodotti in funzione della fascia di utenza e di prezzo che il produttore intende soddisfare. Sopra i canonici processori per configurazioni desktop di fascia media e alta esiste una linea di modelli, quelli Extreme, che Intel dedica agli utenti più evoluti e a tutti coloro che hanno la necessità  di realizzare sistemi che sul fronte della potenza di calcolo sono in grado di rivaleggiare con workstation basate su processori Intel Xeon di classe workstation.

In questo articolo vi presentiamo il nuovo Core i7 6950X, il processore top di gamma per il settore consumer che Intel ha lanciato ufficialmente alla fine dello scorso mese di maggio. Sono sufficienti pochi dati tecnici per comprendere subito il motivo per il quale abbiamo aperto l’articolo con la sempreverde domanda sul numero giusto di core.

Il Core i7 6950X, infatti, racchiude al suo interno 10 core fisici che gli permettono di elaborare fino a 20 thread in simultanea. L’architettura – Broadwell-E che trattiamo nel dettaglio più avanti in questo articolo – è la stessa che Intel utilizza sulla più recente generazione di processori Xeon per il settore workstation e server, ma il Core i7 6950X è indirizzato al mercato prosumer e HEDT (High-End Desktop), ovvero quel segmento di mercato che attrae gli utenti consumer più appassionati ed evoluti – quelli che in inglese sono definiti come enthusiast – e quelli professionali che necessitano di un’elevata potenza di calcolo sul fronte Cpu e non solo su quello Gpu. Prima di passare all’analisi e alla prova del Core i7 6950X vogliamo soffermarci qualche attimo sull’evoluzione della linea di processori Extreme.

Senza andare troppo indietro negli anni, questa linea di processori utilizza un socket e una piattaforma realizzate su misura e differenti da quelle che Intel utilizza per tutti gli altri processori desktop di classe consumer. Il numero di core fisici è stato per diversi anni limitato a 6, mentre con le ultime due generazioni – Haswell-E e Broadwell-E – il massimo numero di core fisici è salito rispettivamente a 8 e 10. Questo è stato possibile non solo grazie alla tecnologia produttiva più raffinata, ma anche a scelte di marketing. I processori Xeon sono proposti con più unità  di calcolo di quelli della linea Core già  da qualche anno e il cambio di strategia degli ultimi due anni è anche da leggere come leva per spingere gli utenti ad aggiornare la piattaforma.

Chi utilizza queste piattaforme per scopi lavorativi dove più potenza di calcolo si traduce in maggiori possibilità  di guadagno non deve essere spinta all’aggiornamento, ma tutti gli altri utenti, anche i più entusiasti, pretendono qualcosa in cambio nel momento in cui spendono molti euro per il solo processore installato nella propria configurazione.

Trovi l’articolo completo su PC Professionale di luglio 2016