La TV digitale dove non c’è la TV

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Che sia digitale terrestre o satellitare, ecco come attrezzare il vostro Pc per guardare e registrare la programmazione delle emittenti che trasmettono in digitale.

Di Michele Braga

ICON_EDICOLAUn passo alla volta, l’Italia sta affrontando la lunga maratona che entro la fine del 2012 porterà  alla dismissione totale degli apparati di trasmissione televisiva analogici a favore di quelli digitali. Lo scorso 18 maggio è stata la prova generale per la regione Lombardia (compresa la provincia di Piacenza ed esclusa quella di Mantova) e per il Piemonte orientale che hanno affrontato lo switch over: Rai 2 e Rete 4 sono le prime due emittenti ad abbandonare la trasmissione terrestre analogica; nel secondo semestre dell’anno queste zone, alle quali si aggiungeranno l’Emilia Romagna, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e la Liguria, completeranno il passaggio integrale al segnale televisivo digitale. La macchia di leopardo che abbraccia il Bel Paese va progressivamente riempiendosi: Sardegna, Valle d’Aosta, Piemonte occidentale, Trentino e Alto Adige, Lazio e Campania sono le zone geografiche che già  dal 2008 e dal 2009 hanno adottato il nuovo standard di trasmissione. All’appello mancano ancora Marche, Abruzzo, Molise, Basilicata, Puglia, Toscana, Umbria, Sicilia e Calabria. Tutti, presto o tardi, affronteranno il cambiamento, ma purtroppo oltre ai decantati benefici ci accorgeremo che per i consumatori non si tratta di una transizione indolore come le pubblicità  martellanti tentano di far passare. Una migliore organizzazione iniziale avrebbe potuto rendere tutto più semplice e comprensibile, ma non si può più tornare indietro. Tralasciamo per un momento le considerazioni relative ai costi fissi che sarà  necessario affrontare per adeguarsi al nuovo standard e affrontiamo quello che si configura come il problema più difficile da dipanare, ovvero quello dell’informazione sugli standard disponibili e in arrivo, i servizi e soprattutto l’accesso ai canali gratuiti e a pagamento nel momento dell’effettivo spegnimento dell’analogico. Fatto ciò vedremo come alcuni dispositivi indirizzati all’ambito prettamente Pc possono essere adottati come soluzioni palliative provvisorie oppure come soluzioni per guardare la televisione anche dove non si dispone di una Tv o di un apparecchio di nuova generazione. A breve partiranno i mondiali di calcio 2010 e saranno molti coloro che non intendono perdersi l’evento e che, quando possibile, vorrebbero goderselo con la qualità  dell’alta definizione; la Rai ha previsto infatti la trasmissione dei mondiali in standard HD sul proprio canale digitale terrestre Rai Test HD.

I più smaliziati l’avevano intuito sin da subito, meglio essere preparati con una infarinatura tecnica e una buona dose di informazioni per attraversare indenni o quasi la fase di progressiva implementazione del nuovo sistema di trasmissione e non incappare in acquisti frettolosi o sbagliati da poche decine fino a qualche centinaio di euro. In questi due anni i consumatori sono stati bombardati con termini come switch over, switch off, digitale terrestre, alta definizione, servizi interattivi, smart card, pay Tv e tanto altro ancora. Per chi mastica un po’ di tecnologia venire a capo di cosa si nasconde dietro questi termini non è difficile; ben altro discorso è far comprendere a chi conosce la televisione così come è sempre stata quali saranno i cambiamenti e come affrontarli al meglio.

I primi incentivi statali per l’acquisto dei decoder, partiti nel corso del 2004, hanno scatenato un’ondata di acquisti ancora prima che il servizio digitale terrestre e i servizi a esso legati fossero realmente disponibili. Fino allo scorso 3 aprile 2009, inoltre, la legge non obbligava i produttori a integrare un sintonizzatore digitale terrestre nei propri apparecchi Tv. La mancanza di chiarezza è stata causa di un grosso danno: l’assalto ai negozi di elettronica conferma e le proteste per la mancata ricezione del segnale digitale evidenzia come molti siano costretti ad affrontare nuove spese perché il decoder, il videoregistratore e addirittura il televisore acquistati non più di un anno fa potrebbero essere già  obsoleti e non in grado di dare accesso a tutti i canali e ai servizi digitali che si pensava. Come se tutto ciò non fosse già  sufficiente a mandare in confusione anche un consumatore preparato sussiste inoltre il problema degli impianti di ricezione. Non basta acquistare un decoder o un apparecchio con sintonizzatore digitale terrestre integrato, attaccarlo all’antenna di casa per vedere la nuova televisione. Moltissime abitazioni richiedono l’intervento di un antennista per poter ricevere un buon segnale e in questi casi si parla di costi a partire da 100 euro.

Un po’ per correre ai ripari e semplificare la scelta ai consumatori, l’associazione Dgtvi ha formalizzato una serie di cinque diversi bollini (www.dgtvi.it) per distinguere a colpo d’occhio le caratteristiche di base dei dispositivi per quanto riguarda il digitale terrestre. Purtroppo l’adozione del bollino non è obbligatoria e quindi in commercio sarà  possibile trovare prodotti con e senza bollino. Con l’introduzione di questi bollini potrebbe sembrare comunque che si sia fatta un po’ di chiarezza, ma le cose non stanno proprio così.

Lo standard Dvb-T, attualmente impiegato per le prime trasmissioni in digitale terrestre e sviluppato nei primi anni novanta, è invecchiato e già  si prefigura l’arrivo del suo successore Dvb-T2 (presentato ufficialmente nel 2008). Grazie a una maggiore efficienza, il Dvb-T2 permette di incrementare il numero di canali disponibili, ma purtroppo tutti i decoder Dvb-T venduti sino ad oggi non sono compatibili con questo standard e dovrebbero essere sostituiti. L’avvento dei canali in alta definizione, come ad esempio Premium Calcio HD, ha introdotto cambiamenti significativi anche nelle tecnologie dedicate all’accesso condizionato ai canali a pagamento. Per visualizzare questi canali è necessaria una smart card da inserire in una Cam. I dispositivi più vecchi dispongo di un alloggiamento CI (Common Interface) standard, mentre le più recenti Cam sviluppate da Panasonic, Philips, Samsung e Sony utilizzano il nuovo standard CI+ (Common Interface Plus). Poiché solo i dispositivi in vendita dallo scorso fine 2009 sono dotati di questa interfaccia, molti decoder dovranno essere sostituiti per accedere ai canali a pagamento in alta definizione e che richiedono queste Cam.

Se volessimo tirare le somme di questo cambiamento epocale per la televisione potremmo dire che la confusione è stata ed è tutt’ora tanta e che la maggior parte degli utenti finali è impreparata a cause sia di un interessamento tardivo, ma soprattutto di una mancanza di informazioni precise. In queste pagine è presente un promemoria di cosa è stato fatto e dei prossimi appuntamenti per lo switch over (passaggio parziale di alcuni canali al digitale) e per lo switch off (passaggio integrale al digitale).

(Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 231, in edicola dal 28 maggio)

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1 commento

  1. Molto interessante la mappa a pag. 73 che rappresenta la situazione mondiale del passaggio al digitale terrestre. Fa pensare come in paesi piuttosto progrediti, come alcuni dell’Europa dell’est e in India, non ci siano nemmeno informazioni al riguardo. E la Spagna, pur con tutti i suoi problemi economici, ha già completato il passaggio, ancor prima di noi, della Francia, e degli USA.

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