Le novità  della versione 4 di Lightroom


Un nuovo motore di elaborazione delle immagini, strumenti di editing raffinati, nuovi moduli per la georeferenziazione delle foto e la stampadi fotolibri migliorano qualità  ed efficienza del più diffuso software di gestione del workflow fotografico.

di Sergio Lorizio

A cinque anni dalla sua prima introduzione e dopo due aggiornamenti maggiori nel 2008 e 2010, scanditi da numerose release minori e revisioni, lo scorso 6 marzo Adobe ha rilasciato la quarta versione di Photoshop Lightroom, il software per lo sviluppo Raw e la gestione del flusso di lavoro fotografico digitale rivolto a professionisti e fotoamatori avanzati. L’applicazione assiste il fotografo in tutte le attività  post-scatto, seguendo un workflow ordinato e razionale che parte dall’importazione e classificazione delle immagini, passa per la loro ottimizzazione e giunge all’output finale in stampa, a monitor e sul Web. Il tutto mettendo a disposizione una ricca gamma di funzioni e strumenti che in questa edizione sono stati ampliati e rinnovati per rendere l’applicazione più precisa, versatile e al passo con i tempi.

Lightroom è un’applicazione della famiglia Photoshop e chi non la conosce potrebbe pensare che, come Elements, non sia che una variante del più famoso programma di fotoritocco. Non è così: le due applicazioni sono profondamente diverse e sin dalla fase iniziale del progetto il team di sviluppo ha voluto tenere separati i due mondi sia sul piano dell’interfaccia sia su quello delle finalità . Photoshop è un’applicazione professionale per il ritocco di singole immagini a livello di pixel, per la creazione di fotocomposizioni e l’esecuzione di attività  grafiche complesse. Lightroom è un software per la gestione della libreria fotografica dotato di sofisticate funzioni di organizzazione, archiviazione e ricerca; è in grado di effettuare operazioni simultanee su immagini multiple e integra strumenti di editing non distruttivo che, evolvendosi di aggiornamento in aggiornamento, pur senza eguagliare la portata di Photoshop sono spesso tutto ciò che serve per ottimizzare le immagini nella loro versione definitiva. Chi proviene da una versione precedente di Lightroom si ritroverà , una volta eseguito l’aggiornamento, in un ambiente famigliare, perché l’interfaccia non è cambiata. Lo spazio di lavoro (vedere schermata nella pagina seguente) è sempre diviso in sei sezioni principali. Al centro c’è l’area di visualizzazione dell’immagine, ai lati gruppi di pannelli che variano in base all’attività  in corso, in basso la barra degli strumenti e l’area del provino. Nella parte superiore della finestra, sotto la barra dei menu, c’è il selettore dei moduli, che sono poi le diverse tappe del flusso di lavoro, disposte in una sequenza logica ma non vincolante. È qui che troviamo subito le due novità  più macroscopiche: i nuovi moduli Mappa e Libro, inseriti dopo Libreria e Sviluppo e prima di Presentazione, Stampa e Web. Brevemente (ci torneremo in seguito), Mappa permette di visualizzare le immagini sulla cartina di Google in base alle coordinate Gps integrate o ai riferimenti geografici inseriti manualmente; Libro consente di creare fotolibri, stamparli tramite il collegamento diretto al servizio Blurb o esportarli come file Pdf per inviarli a un altro fotolaboratorio o a una stampante locale.
Resta esteriormente immutato anche il modulo Libreria, che ora semplifica il processo di riorganizzazione dei file permettendo lo spostamento di cartelle multiple e offre un miglior supporto ai file video prodotti da smartphone e fotocamere digitali delle ultime generazioni. La Libreria, insieme al modulo Sviluppo, è il nucleo del programma, costruito attorno a un robusto database relazionale che contiene tutte le informazioni sulle immagini: i tag Exif registrati nei file dalla stessa fotocamera, i dati inseriti dall’utente e quelli generati dal programma nel corso dell’elaborazione. Quindi metadati, etichette, parole chiave, didascalie, stelle di valutazione, raccolte, informazioni sul copyright, impostazioni di sviluppo e altro ancora. Tutta questa mole di dati confluisce in due file: il file catalogo (estensione .lrcat) e il file delle anteprime (estensione .lrdata), che in Lightroom sono di tre tipi: le miniature per la visione multipla in modalità  Griglia, le immagini a risoluzione dello schermo per la vista singola in modalità  Lentino e le anteprime 1:1. Queste ultime hanno la stessa dimensione in pixel delle foto originali e normalmente sono create quando si effettua lo zoom dell’immagine (le impostazioni delle anteprime si possono modificare al momento dell’importazione dei file o nelle impostazioni del catalogo nel menu Modifica).  (…)

Estratto dal numero 254 di maggio 2012

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