Mac Pro sul banco di prova

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Il nuovo Mac Pro ha tutti i numeri per lasciare il segno. Apple non ha risparmiato le energie per produrre una macchina non solo potente ma anche con componenti perfettamente integrati, in modo che possano lavorare insieme in totale sinergia. Mac Pro impiega le migliori tecnologie disponibili al momento e le condensa in uno spazio ridottissimo, per di più con una forma davvero originale. Al primo sguardo, infatti, viene spontaneo esclamare “Ma è così piccolo?”. Subito dopo si nota l’eleganza delle forme, un cilindro arrotondato alle estremità  dalle superfici nere lucide, non contaminate da griglie, pulsanti e neanche dal logo. Questi ultimi due elementi sono infatti raccolti in un pannello posteriore, insieme alle prese.

di Nicola Martello ed Eugenio Moschini

ICON_EDICOLAGrazie a una Cpu multicore, due Gpu, un’abbondante dotazione di Ram e un velocissimo disco Ssd Pci Express, Mac Pro è la macchina ideale per applicativi non solo assetati di potenza di calcolo ma che devono muovere velocemente una grande quantità  di dati. Con queste caratteristiche, il primo settore a cui viene spontaneo pensare è il video editing, che in questo periodo sta vivendo il passaggio dal Full Hd all’Ultra Hd/4K. La gestione di uno o più flussi video Ultra Hd/4K (3.840 x 2.160 pixel per l’Ultra Hd, 4.096 x 2.160 punti per il 4K) non è cosa di poco conto e impegna a fondo sia il disco fisso (elevato bit rate richiesto) sia le unità  di calcolo (molti pixel da elaborare in tempo reale). L’applicazione di filtri peggiora ulteriormente la situazione e aumenta in maniera significativa il carico di lavoro della Cpu e dell’eventuale Gpu, che grazie alla capacità  di svolgere un numero elevato di operazioni in parallelo fornisce un aiuto essenziale nei calcoli. Ma la potenza pura non basta: servono anche un’elevata reattività  dell’interfaccia e la possibilità  di lavorare con schermi ad elevata risoluzione. La prima esigenza consente di lavorare in maniera spedita e veramente in tempo reale, senza attese dopo ogni comando. Queste pause possono essere anche solo di una frazione di secondo, ma moltiplicate per centinaia se non migliaia di volte nell’arco di una giornata lavorativa fanno perdere parecchio tempo al creativo, oltre che essere una notevole fonte di stress. La reattività  è sostanzialmente una questione di potenza di calcolo e in questo il Mac Pro non teme rivali. Per quanto riguarda l’interfaccia a elevata risoluzione, nel video editing è fondamentale, sia perché l’area di lavoro di un software di questo tipo è sempre affollata di elementi grafici e mostra una timeline che deve essere più lunga possibile sia perché è importante poter osservare i video a pieno schermo e a risoluzione nativa (magari su un secondo monitor), anche quando sono Ultra Hd/4K.

La piattaforma hardware

Duemilaseicentotrentatrè giorni. In questo arco di tempo il Mac Pro è nato (il 7 agosto 2006 è stato presentato come evoluzione su base Intel Xeon del Power Mac G5), è cresciuto, è stato aggiornato negli anni ed è “passato a miglior vita”. Infatti, sebbene anche l’ultima workstation Apple presentata ufficialmente il 22 ottobre scorso (ma pre-annunciata qualche mese prima al WWDC), porti lo stesso nome, non esiste una linea di continuità  tra queste due piattaforme.

Dal punto di vista concettuale, tecnico e tecnologico la workstation di casa Apple è qualcosa di completamente rivoluzionario, che non ha eguali nell’attuale scenario IT. Il primo – e più evidente – aspetto è la sua estrema compattezza: il nuovo Mac Pro è un piccolo cilindro nero lucido, dal diametro di 16,7 cm e alto 25,1 cm. Visto che il suo volume è di circa 5,5 litri, occupa solo un nono dello spazio del vecchio Mac Pro (che misurava 51,1 x 20,6 x 47,5 cm per un volume di 50 litri). Ma a dispetto delle dimensioni, Apple è riuscita a realizzare una workstation versatile, potente e personalizzabile. Vediamo ora nel dettaglio la piattaforma hardware e le scelte fatte. (…)

Estratto dell’articolo pubblicato su PC Professionale numero 276

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