Mania Raspberry Pi: il computer compatto ed economico

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Anche se non fate parte degli appassionati incalliti di elettronica, avrete comunque sentito parlare o avrete letto su Internet del Raspberry Pi e di tanti altri piccoli calcolatori a basso costo che hanno risvegliato l’interesse per l’informatica “fai da te” e la voglia, che in molti si era assopita, di provare, sperimentare e confrontarsi in prima persona con “la macchina”. I desktop moderni – pronti all’uso, potenti, complessi e spesso anche costosi – non sono più un banco di prova ideale per fare esperimenti. Chi era adolescente negli anni del boom informatico si è avvicinato ai computer in modo diverso da quello odierno: all’epoca dello Spectrum ZX, del Commodor 64, degli Amiga e dei primi desktop “compatibili Ibm” c’era fame di novità  tecnologiche e si era trasportati da uno spirito pioneristico; Internet esisteva solo nella sua forma embrionale, ci si documentava e arrovellava la testa su pesanti manuali stampati e per creare piccoli software fatti in casa con il Basic. Quelli erano anche gli anni dell’overclock, quello che serviva per davvero a ottenere incrementi di prestazioni sensibili su processori che funzionavano a qualche centinaio di MHz al massimo. Per fortuna gli anni e l’evoluzione tecnologica hanno trasformato lo strumento informatico in un oggetto molto più semplice da utilizzare, ma con un po’ di rammarico è andato perso molto di quello spirito iniziale.

di Michele Braga

ICON_EDICOLAIl Raspberry Pi è nato con lo scopo di dare ai bambini – anche a quelli ormai cresciuti, ma che hanno conservato la curiosità  dei più piccoli – uno strumento economico per avvicinarsi al mondo dell’informatica. L’idea ha preso forma nel 2006 quando Eben Upton e alcuni colleghi (Rob Mullins, Jack Lang e Alan Mycroft) del Computer Laboratory presso l’Università  di Cambridge hanno preso coscienza, con preoccupazione, del progressivo impoverimento delle competenze informatiche degli studenti che presentavano richiesta per i corsi di studio. Come dichiarano i padri della fondazione Raspberry Pi sul loro sito Web, il profilo dei curriculum presentati negli anni ’90 era molto diverso da quello dei primi anni del nuovo millennio. In soli 10 anni si era passati da studenti che avevano coltivato un’esperienza di programmazione a livello di hobby, a studenti che nei casi migliori si erano cimentati con software per realizzare siti Web. In modo analogo si erano modificati anche i corsi di studio: non si introduceva più il computer come strumento e non si spiegava più come sfruttarne le potenzialità  attraverso la programmazione, bensì ci si concentrava sull’insegnare come utilizzare pacchetti software preconfezionati. La diffusione del Pc aveva spazzato via le console e qui computer che erano stata una palestra di programmazione per le precedenti generazioni.

Partendo da queste constatazioni il gruppo dell’Università  di Cambridge si mise alla ricerca di una piattaforma a basso costo che potesse svolgere il ruolo di una moderna palestra di programmazione. Tra il 2006 e il 2008 Eden progettò e realizzò diversi prototipi di quello che oggi è il Raspberry Pi. Già  nel 2008 il prezzo dei processori realizzati per il mercato dei dispositivi mobili era calato molto e questi stessi chip erano dotati di una potenza di calcolo e di funzioni multimediali sufficienti per realizzare un ambiente di sviluppo che potesse attrarre l’attenzione dei più piccoli.

Per passare alla realizzazione finale del progetto Eben Upton, Rob Mullins, Jack Lang, Alan Mycroft hanno collaborato con Pete Lomas (ricercatore della Norcott Technologies) e David Braben (ideatore del BBC Micro game Elite) per dare vita alla fondazione Raspberry Pi; questa ha lo scopo di raccogliere i fondi e creare i contatti necessari a rendere possibile la produzione e la vendita del piccolo computer.

La commercializzazione del Raspberry Pi è cominciata il 6 febbraio del 2012: in Europa la produzione e la distribuzione sono gestite da Farnell Premier/Element14 e RS Components, mentre negli Stati Uniti la fondazione si appoggia a Allied Elettronics; il mercato dell’estremo oriente è servito, invece, dal produttore Egoman. (…)

Estratto dell’articolo pubblicato sul numero 267 di PC Professionale

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