Monitor: l’Ips diventa economico

I pannelli Lcd Ips sono belli, ma costosi e riservati ai grafici professionisti. È ora di sfatare questo luogo comune, grazie ai nuovi modelli consumer dalle buone prestazioni cromatiche e dal prezzo finalmente accessibile.


di Nicola Martello

La maggior parte dei monitor Lcd installati nelle case e negli ambienti di lavoro impiega pannelli a cristalli liquidi di tipo Tn (Twisted Nematic), relativamente economici e veloci nel rappresentare le immagini in rapido movimento. La tecnologia Tn ha però due gravi difetti, che anni di miglioramenti tecnologici non sono riusciti a eliminare: la scarsa fedeltà  cromatica e la variazione nei colori e nella luminosità  quando si sposta il punto di osservazione. Mentre per verificare il primo problema serve un occhio attento e una sonda colorimetrica, constatare il secondo è facilissimo. Stando davanti a un display Lcd di tipo Tn, che mostra un’immagine con un buon numero di colori (la foto di un paesaggio o un ritratto va benissimo), ci si sposta lentamente di lato e in direzione verticale, tenendo lo sguardo fisso sullo schermo.

ra osservare un’inversione dei colori. Se invece lo spostamento è orizzontale si può osservare che le tinte variano, tendendo in genere al giallo. Questa alterazione cromatica generalmente non dà  fastidio a chi usa applicativi di tipo Office, dove le tinte non sono molto importanti, ma crea seri problemi a tutti quelli che, per lavoro o divertimento, devono visualizzare e elaborare foto o video. A seconda di come ci si siede davanti al monitor, infatti, si vedono a schermo colori diversi e, per esempio, una foto calibrata correttamente può apparire troppo chiara o troppo scura oppure con dominanti inaspettate. È evidente che una situazione di questo tipo è inaccettabile per i professionisti che lavorano con i colori e non è un caso che i grafici siano rimasti a lungo fedeli ai vecchi Crt, per abbandonarli con riluttanza solo quando sono apparsi i primi display Lcd liberi da questi difetti.

La tecnologia che ha permesso di produrre pannelli Lcd cromaticamente accurati si chiama Ips (In-Plane Switching) ed è stata sviluppata da Hitachi nel 1996. Un monitor Ips mostra tinte che variano molto poco al cambiare dell’angolo di visione, inoltre la fedeltà  cromatica è elevata. Di contro la velocità  di risposta dei cristalli liquidi non è il massimo e soprattutto con i primi pannelli il contrasto e la luminosità  erano piuttosto bassi. Miglioramenti tecnologici successivi hanno permesso di superare quasi completamente questi limiti, ma i pannelli Ips sono sempre stati nettamente più cari delle controparti Tn e il prezzo elevato ha limitato al settore professionale la diffusione della tecnologia Ips. Recentemente però anche questo ostacolo si è ridotto, a tal punto da consentire ai produttori di proporre display Ips a prezzi accessibili, non molto superiori a quelli di schermi Lcd Tn di pari dimensione. Il costo della tecnologia Ips è sceso grazie a nuovi processi produttivi e all’impiego di pannelli di questo tipo in dispositivi elettronici di grande diffusione, come Tv, smart phone e tablet. Si è creato così un circolo virtuoso che ha permesso di abbassare i costi grazie alle economie dovute alla produzione su larga scala.

Uguale fortuna non ha avuto l’altra principale tecnologia degli Lcd, la Va (Vertical Alignment), implementata nelle versioni Mva (Multi-domain Vertical Alignment) e Pva (Patterned Vertical Alignment). Pannelli di questo tipo sono usati in alcuni monitor professionali e televisori ma il loro numero è oggi molto ridotto rispetto agli apparecchi Ips. Le prestazioni degli Lcd Va sono complessivamente migliori dei Tn ma il prezzo è comunque elevato e non è mai partita una produzione su larga scala come con gli Ips. (…)

Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 250 – gennaio 2012

Monitor IPS provati nel test

AOC i2353Fh
Asus ML229H
Dell U2312HM
Lenovo ThinkVision LT2452pwC
LG IPS 225V
Philips 237E3QPH

Monitor IPS: come abbiamo eseguito le prove

Per le prove di laboratorio abbiamo impiegato un desktop con Windows 7 Professional a 32 bit e con una scheda video AMD FirePro V8750, impostata in modo da produrre segnali video alla risoluzione nativa del monitor e con 32 bit di profondità  colore.
Tutti i monitor sono stati lasciati accesi per almeno 30 minuti prima di cominciare i test e le calibrazioni. Per le valutazioni cromatiche abbiamo usato diverse immagini campione, le schermate generate dai programmi DisplayMate (www.displaymate.com) e Monitors Matter (www.benchmarkhq.ru/english.html), film in Dvd e in Full HD da Blu-ray, e il gioco World of Warcraft. Abbiamo anche adoperato un media extender Syabas Popcorn Hour A-200 e una PlayStation PS3 di Sony, entrambi collegati via Hdmi. Nel caso il monitor non disponesse di una porta di questo tipo, siamo ricorsi a un adattatore Dvi-Hdmi. Queste periferiche ci hanno consentito di verificare la compatibilità  dei display con la cifratura Hdcp e con le varie risoluzioni video e le diverse cadenze previste per l’Alta Definizione. Dopo una prima taratura manuale, eseguita con le regolazioni disponibili nei menu Osd, e una conseguente valutazione, abbiamo impiegato il sistema di calibrazione LaCie blue eye pro Proof Edition per ottenere un profilo colore Icc. I valori di calibrazione sono stati: gamma 2,2, temperatura colore 6.500K e luminosità  120 cd/m2. Una volta attivato profilo Icc abbiamo ripetuto tutti i test con le schermate, per giudicare i miglioramenti ottenuti.
Per misurare i consumi abbiamo collegato il cavo elettrico dei monitor a un wattmetro, rilevando il carico in watt quando i display mostravano una tipica schermata di Windows, un’immagine completamente nera e una completamente bianca. Abbiamo anche verificato i consumi con i monitor in standby e spenti.

La calibrazione
Il sistema di taratura semiautomatica blue eye pro Proof Edition di LaCie ( www.lacie.com/it, 449,00 euro Iva inclusa) è pensato per i professionisti che devono calibrare i propri monitor al fine di ottenere un profilo Icc (International Color Consortium), che consente una rappresentazione dei colori costante nel tempo e rispettosa degli standard cromatici internazionali. Il sistema è semplice da usare grazie a un’interfaccia di tipo wizard, che richiede poche ed elementari operazioni.
La confezione include un Cd-Rom con la sezione software, un sintetico manuale cartaceo e il sensore Usb, che ha l’aspetto di un mouse e che va appoggiato alla superficie frontale del monitor. Per farlo stare in posizione, la superficie di contatto del sensore è ricoperta da ventose, inoltre un contrappeso è attaccato al cavo Usb che dal sensore passa dietro il monitor per poi arrivare al computer.
Il sistema funziona in maniera totalmente automatica con il monitor LaCie 324i, mentre con i display di altre marche – sia Crt sia Lcd – è necessario compiere alcune operazioni manuali preliminari. L’interfaccia consente di impostare i parametri di riferimento, che il sistema cercherà  di far raggiungere al monitor tramite il profilo Icc. Questi parametri sono il gamma (da 1 a 3, con incrementi di 0,1), la temperatura colore (da 5.000K a 9.500K con passi di 500K) e infine la luminosità  in candele al metro quadrato (cd/m2). Per calibrare i monitor di questa rassegna abbiamo selezionato i valori 2,2 per il gamma, 6.500K per la temperatura colore e 120 cd/m2 per la luminosità .
Il sistema di LaCie effettua verifiche cromatiche anche in base a un processo sviluppato con Ugra, un’associazione per la ricerca e lo sviluppo in campo grafico con sede in Svizzera, ed è in grado di usare un profilo Icc come riferimento per calibrare altri monitor affinché abbiano la medesima resa cromatica. Sono poi disponibili le funzioni per verificare la costanza nel tempo delle prestazioni del display tramite un veloce test e per misurare intensità  e colore della luce ambiente. Per questo si applica la conchiglia di protezione traslucida alla base del sensore, lo si appoggia a rovescio sullo schermo e si lancia il software.
LaCie ha in catalogo altri due colorimetri: blue eye pro (389,00 euro Iva inclusa) e blue eye 2 (249,00 euro Iva inclusa). Il primo è uguale alla versione più costosa ma è privo della sezione Ugra. Il modello più economico richiede invece un intervento manuale più esteso durante il processo di calibrazione e di creazione del profilo Icc.

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