Monitor ultrawide: ai test i display in formato 21:9

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Ci provò per prima Philips tra il 2008 e il 2009 con i televisori, ma il formato cinematografico Cinemascope, identificato come anamorfico (2.37:1), non ebbe successo. Accolto in modo tiepido dal mercato consumer, fu accantonato perché le spese per lo sviluppo delle tecnologie necessarie a produrre pannelli di grandi dimensioni e di quella proporzione erano troppo elevate rispetto alle previsioni di vendita. In quegli anni si affermava, invece, il widescreen (16:9) che prese piede in poco tempo dalla sua introduzione; questo formato meno allungato, permetteva di ottenere buone rese produttive su pannelli con diagonali sempre più grandi e garantiva una migliore uniformità  dei colori e della luce emessa. A quasi cinque anni di distanza i produttori ci riprovano, questa volta però nel settore dei monitor: dall’inizio del 2013 stiamo assistendo all’annuncio di numerosi display per l’ufficio e la casa offerti nel formato 21:9 e con diagonale di 29 pollici.

di Michele Braga

ICON_EDICOLAScegliere il monitor giusto è più difficile di quanto possa sembrare. Come nel caso dei televisori è, infatti, un acquisto che ci accompagna per molti anni e che spesso resiste a due o più aggiornamenti del Pc.

La scelta deve tenere conto di diversi parametri, oggettivi e soggettivi. Prima di tutto è necessario stabilire se vi sia un’esigenza specifica in termini di qualità  del pannello: un professionista dell’immagine dovrebbe optare per un display di fascia alta con uno spazio colore adeguato al lavoro che svolge.

Dopo questa prima selezione si passa alla risoluzione e al formato che sono strettamente legati tra loro in base alla misura della diagonale del pannello. Per diagonali fino a 24 pollici esistono i formati 16:10 e 16:9: il primo comprende le risoluzioni a 1.680 x 1.050 e 1.920 x 1.200 pixel; il secondo è il formato caratteristico dell’Hd Ready e del Full Hd, cioè 1.280 x 720 e 1.920 x 1.080 pixel.

Superando i 24 pollici di diagonale si passa ai pannelli dedicati al settore professionale: 27 pollici in formato 16:9 con risoluzione di 2.560 x 1.440 pixel e 30 pollici in formato 16:10 con risoluzione di 2.560 x 1.600 pixel.

Da oggi sono disponibili anche display da 29 pollici con formato 21:9 e risoluzione di 2.560 x 1.080. Si tratta di pannelli indicati per un utilizzo d’ufficio, in particolare per applicazioni che interessano il mondo finanziario. L’ampia superficie con sviluppo orizzontale permette di avere sott’occhio informazioni in continuo aggiornamento senza la necessità  di utilizzare un secondo monitor.

Questo particolare formato non si presta, invece, a chi necessità  di un ampio spazio di lavoro con sviluppo sia orizzontale sia verticale, come per esempio l’elaborazione fotografica. Va un po’ meglio per chi utilizza software di montaggio video in quanto la risoluzione permette di riprodurre a tutto schermo filmati in Full Hd con uno spazio residuo dove collocare palette di lavoro e finestre di analisi del segnale video (calibrazione colore e spettrometro).

Abbiamo chiesto a tutti i produttori che hanno annunciato sistemi in questo formato di inviare i propri modelli. In questo articolo abbiamo provato gli unici modelli effettivamente disponibili e in commercio: Aoc, Dell, Lg e Philips. Asus e Nec sono quasi pronti alla commercializzazione, ma al momento della prova non erano ancora disponibili esemplari per i test.

Samsung, presente in tutti i settori dell’informatica e dell’elettronica, non sembra essere interessata a questo segmento di mercato, almeno per il momento. Tuttavia la capacità  produttiva del colosso coreano gli permetterà  un recupero rapido qualora vi fosse una forte richiesta di questi prodotti.

Questioni di formato

Il formato 4:3 appartiene ormai alla preistoria dei monitor per Pc (è utilizzato ancora solo su alcuni modelli di notebook di classe business) e dei televisori; troppo quadrato per riprodurre il mondo come lo vediamo attraverso il nostro sistema visivo, è stato rapidamente sostituito da quello widescreen che è lo standard de facto per tutti i display: televisione, Pc, notebook, tablet e smartphone. In realtà  nel settore dei monitor informatici si è affermato prima il formato 16:10 che negli ultimi anni è stato progressivamente relegato ai prodotti professionali, mentre quelli consumer hanno sposato in toto quello 16:9. Una tale scelta è stata guidata dal settore televisivo: la produzione di contenuti in questo formato ha determinato il profilo dei display destinati alla loro visione.

Quello in 16:9 è un formato accettato e adatto a produrre i grandi display che oggi capeggiano nella maggior parte dei salotti di casa. Tuttavia il mondo dell’intrattenimento e quello del lavoro sviluppano esigenze diverse e il diffondersi di postazioni con più di un monitor è un esempio significativo.

Chi lavora con più applicazioni aperte in simultanea ha il problema di trovare spazio sul desktop per disporre le finestre in modo da avere sott’occhio tutte le informazioni che gli servono. Ciò ha portato in prima battuta ad aumentare la risoluzione per avere desktop più ampi; oggi i produttori hanno deciso di sperimentare nuovamente il formato ultrawide che permette di estendere lo spazio di lavoro in senso orizzontale e, quindi, all’interno dello spazio visivo naturale dell’occhio umano.

La scelta è caduta su una diagonale di 29 pollici e una risoluzione di 2.560 x 1.080 pixel per mantenere la compatibilità  con i contenuti video in formato Full Hd (1.920 x 1.080). La prima volta che si utilizza un display con un tale sviluppo orizzontale ci si trova spiazzati perché si è portati a collocare la finestra di lavoro attiva al centro dello schermo; questo modus operandi, dettato dall’abitudine di utilizzare un monitor principale e di uno di supporto, comporta la divisione lo spazio addizionale in due bande laterali che possono essere utilizzate solo per piccole finestre (sistemi di messaggistica e widget). è un modo poco efficace ed efficiente di utilizzare lo spazio a disposizione.

Chi per lavoro utilizza già  due monitor si troverà  a proprio agio dopo poco tempo, a patto di pianificare un nuovo modo di utilizzo dello spazio. Per aiutare l’utente sono disponibili software di gestione delle finestre e degli spazi. Anche chi utilizza due monitor perché ha necessità  di collegare due Pc potrà  trarre vantaggio da questi prodotti: tutti i modelli che abbiamo provato implementano le tecnologie PiP (Picture in Picture, immagine nell’immagine) e PbP (Picture by Picture, immagini affiancate). Quest’ultima è particolarmente utile perché permette di visualizzare sull’unica superficie del pannello due flussi video distinti, come quelli di due diversi Pc. (…)

Estratto dell’articolo pubblicato sul numero 267 di PC Professionale

I monitor ultrawide in prova

  • AOC Q2963Pm
  • Dell U2913Wm
  • Lg Flatron 29EA93-P
  • Philips 298P4Q

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