Tutto su Gmail

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Per quanto facile ed intuitivo, il servizio di posta elettronica targato Google nasconde molti segreti. Li abbiamo cercati e scoperti per voi.

Di Filippo Moriggia

ICON_EDICOLAL’innovazione è da sempre uno dei punti di forza di Gmail, il servizio di posta elettronica con accesso via Web che Google ha presentato nel 2004. Si tratta di un prodotto originale e potente, che si è notevolmente evoluto in questi anni. Mentre i suoi concorrenti (come Hotmail e Yahoo! Mail) si sono concentrati sull’aumento dello spazio a disposizione e sullo sviluppo di interfacce in grado di riprodurre in modo più o meno fedele l’aspetto di un client e-mail tradizionale, Gmail ha introdotto moltissime funzioni originali creando un ambiente di lavoro funzionale, che include messaggi pubblicitari ma non è mai appesantito dai banner e dalle animazioni presenti in quasi tutti i sistemi gratuiti di posta Web. Gmail è anche uno dei pochi servizi di Webmail che permettono l’accesso ai messaggi non solo tramite protocollo Pop3, ma anche tramite il meno diffuso ma ben più flessibile Imap, che permette di sincronizzare l’archivio on-line con quello del client locale, replicando anche la struttura delle cartelle (o meglio delle etichette, come vedremo).

Il numero di funzioni integrate nel servizio di posta Web di Google è così ampio che anche chi lo utilizza quotidianamente difficilmente ne conosce tutte le potenzialità . In queste pagine troverete innanzitutto una guida a Gmail adatta sia a chi è un assoluto neofita sia a chi la usa da tempo ma non ha mai avuto modo di studiarne le particolarità  e di approfondirne gli aspetti più nascosti. Nella seconda parte dell’articolo vi presenteremo invece una serie di trucchi e suggerimenti che vi aiuteranno sfruttarne le funzionalità  più avanzate e a risolvere i problemi più comuni in cui potreste incappare.
Primi passi in Gmail

A un primo sguardo l’interfaccia di Gmail può sembrare molto simile a quella di un client e-mail tradizionale: sulla sinistra l’elenco delle funzioni (Posta, Contatti, Attività ) e delle cartelle (Posta in arrivo, Posta inviata, Bozze…), sulla destra i messaggi e in alto l’elenco dei comandi. Basta iniziare ad utilizzarla concretamente per scoprire però tutte le differenze e particolarità  di questo sofisticato strumento.
Il principale ostacolo per un utente che utilizza per la prima volta la posta Web di Google è rappresentato dall’originale metodo di organizzazione dei messaggi. Il già  citato elenco di cartelle che appare sulla sinistra – tanto per cominciare – non è quello che sembra. In Gmail infatti non sono previste vere e proprie cartelle in cui smistare i messaggi. Al loro posto ci sono le etichette, che possono essere sfruttate in modo simile ma che presentano alcune importanti differenze e alcuni vantaggi. In particolare, sfruttando le etichette ogni e-mail può essere associata a due o più “contenitori” differenti senza che questo comporti una duplicazione dei dati, come avverrebbe usando invece una struttura basata su cartelle. Persino Posta in arrivo, dove appaiono i nuovi messaggi, e Posta inviata (dove ovviamente finiscono le e-mail spedite) in Gmail sono di fatto etichette, anche se si tratta di cartelle “di sistema” e perciò non cancellabili né modificabili. Il secondo concetto fondamentale che rende la posta Web di Google diversa da tutte le altre è la suddivisione delle e-mail per conversazioni. In pratica, Gmail individua automaticamente i messaggi che appartengono a un’unica conversazione (o thread per usare il termine inglese) e li gestisce come un unico oggetto. Un semplicissimo thread che comprende un’e-mail iniziale, una risposta del destinatario e una successiva conferma da parte del mittente originale è ad esempio visibile sia nella cartella Tutti i messaggi, sia in Posta in arrivo. Non solo: è presente anche in Posta inviata, visto che contiene anche due messaggi spediti. Gmail ha associato logicamente i messaggi coinvolti, creando una conversazione a cui ha assegnato automaticamente le etichette Posta in arrivo e Posta inviata. (…)

Estratto dall’articolo pubblicato sul numero 236 – novembre 2010)

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