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Il protocollo HTTP/3 è farina del sacco di Google

La nuova generazione del protocollo per le connessioni Web si avvicina, ed è ancora una volta basata sul lavoro di sviluppo fatto dagli ingegneri di Google. Obiettivo primario: velocizzare e rendere più sicura la navigazione.

I lavori sul protocollo HTTP di prossima generazione procedono spediti, anzi hanno già raggiunto la quasi-maturità grazie a Google: la corporation di Mountain View ha da tempo proposto una soluzione moderna per lo scambio dei dati su Web, e ora questa proposta sembra proprio destinata a diventare la base del protocollo HTTP/3 prossimo venturo.

Stando a quanto hanno deciso i membri del gruppo di lavoro per HTTP in seno all’organizzazione degli standard di rete Internet Engineering Task Force (IETF), infatti, il protocollo HTTP/3 sarà basato su una tecnologia sperimentale creata da Google meglio nota come HTTP-over-QUIC.

QUIC è l’acronimo di “Quick UDP Internet Connections”, un protocollo progettato da Mountain View per adottare lo standard UDC al posto di TCP nello scambio dei pacchetti di dati su connessioni HTTP: TCP è affidabile ma lento, mentre UDP è meno “prevedibile” – qualche pacchetto potrebbe perdersi per strada – ma garantisce prestazioni di rete superiori. QUIC è in realtà una sorta di “cipolla” multistrato, visto che utilizza un mix di HTTP/2, TCP, UDP e TLS per rendere le trasmissioni di dati sicure, performanti e affidabili come e più delle connessioni HTTP classiche basate sul solo TCP.

Google ha proposto QUIC come base per il nuovo protocollo HTTP già nel lontano 2015, e la tecnologia è già concretamente supportata dai browser Chrome (dalla release 29 in poi) e Opera (16). Anche il software per server Web LiteSpeed garantisce al momento il supporto per la nuova tecnologia.

Con l’accordo raggiunto in seno ai membri dell’IETF, HTTP-over-QUIC dovrebbe ora raggiungere velocemente lo status di standard di rete per essere poi adottato dai maggiori player di settore. HTTP/3 rappresenta in tal senso l’ennesimo successo tecnologico di Google, dopo l’adozione già avvenuta in passato del protocollo SPDY come base dell’attuale standard HTTP/2.

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