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Roma città aperta alla produttività open source

Il passaggio dell’amministrazione capitolina a LibreOffice è in pieno svolgimento, la suite FOSS è installata su tutti PC e ora toccherà agli impiegati familiarizzare con la nuova soluzione. Con la promessa di vantaggi economici sul lungo periodo.

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Roma prosegue sulla strada dell’adozione del software libero, un percorso già avviato da tempo e che ora può contare sulla presenza della suite LibreOffice su tutti i PC gestiti dall’amministrazione cittadina. La transizione prevede ora un periodo intermedio, grazie al quale i dipendenti potranno familiarizzare col nuovo ambiente.

La decisione di passare dal software proprietario (presumibilmente il solito Microsoft Office) a una suite di produttività FOSS (Free Open Source Software) è stata presa nell’ottobre del 2016, mentre ad aprile scorso è stata completata l’installazione di LibreOffice su tutti i 14.000 PC dei dipendenti.

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Al momento, sui PC in oggetto convivono sia il software proprietario che LibreOffice: le due suite risultano installate una accanto all’altra, una fase di transizione in cui i dipendenti potranno sperimentare i nuovi strumenti di lavoro FOSS senza per questo essere obbligati allo switch off definitivo.

Il passaggio a LibreOffice potrà poi contare sull’opera di 112 “sostenitori”, membri dello staff capitolino convinti della superiore convenienza del software libero e pronti a incoraggiare i colleghi ad abbandonare le soluzioni proprietarie in favore del FOSS.

Nel 2017 l’amministrazione romana ha stilato un inventario di tutte le applicazioni software e server utilizzate dal Campidoglio, con l’obiettivo di rinnovare i contratti – o passare alle soluzioni FOSS come nel caso di LibreOffice – entro il 2020. Con l’adozione della suite open source ci si aspetta di incamerare un risparmio significativo sui costi per il rinnovo delle licenze.

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