Successivo
Ransomware (Cyber-crime, crimine, sicurezza, cyber-security)

Security

Darkside, il ransomware “umano” che fa donazioni alle non-profit

Alfonso Maruccia | 21 Ottobre 2020

Ransomware Sicurezza

Gli operatori del ransomware Darkside hanno deciso di donare una (minima) parte del loro profitto illegale a due organizzazioni non-profit. Gesto respinto subito al mittente.

L’obiettivo che muove tradizionalmente gli autori di ransomware, e il business del cyber-crimine in generale, è quello di estrarre facile profitto violando i sistemi o i dati di utenti e aziende. Nel caso di Darkside, a quanto pare il profitto va di pari passo con la volontà di rendere il mondo “un posto migliore”.

Scoperta nell’agosto del 2020, l’operazione criminale di Darkside si comporta come da manuale: il ransomware prende di mira i network aziendali, ruba i file in chiaro e poi cripta il contenuto dei suddetti network chiedendo un riscatto compreso tra $200.000 e $2 milioni. Se la vittima non paga, i cyber-criminali pubblicano i dati trafugati tramite il loro sito di leak ufficiale presente sulla darknet di Tor.

Crittografia

Di recente, quello stesso sito di leak usato per “punire” le vittime poco collaborative è stato impiegato per pubblicare un annuncio piuttosto insolito. Gli autori di Darkside hanno deciso di effettuare due donazioni da 0,88 BTC ciascuna ($10.000), la prima indirizzata a Children International e la seconda a The Water Project.

I criminali hanno confermato le donazioni, gestite ovviamente in maniera da non lasciare tracce facilmente individuabili, e dicendo che il loro “lavoro” consiste nel prendere di mira solo le grandi corporation piene di soldi. Gli autori di Darkside si dicono altresì “soddisfatti” al pensiero che il loro profitto criminale abbia contribuito a cambiare la vita di qualcuno, in qualche parte del mondo.

La crew di Darkside gongola, e promette ulteriori donazioni (questa volta anonime) in futuro, ma le due organizzazioni che hanno ricevuto il denaro spengono l’entusiasmo dei novelli Robin Hood digitali: Children International ha già fatto sapere che la donazione degli hacker non verrà usata per le attività non-profit dell’organizzazione.