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Security

La minaccia di Spectre e Meltdown

Roberto Cosentino | 4 Gennaio 2018

Sicurezza

Meltdown e Spectre: due bug la cui minaccia incombe sui dati più sensibili.

Sono passati circa 19 anni da quando lo spettro del Millennium Bug terrorizzò il pianeta per la sua minaccia, ma essendo appunto uno “spettro” la paura che potesse davvero minacciare concretamente il mondo in qualche modo, sparì con l’arrivo dei primi giorni dell’anno 2000.

Non sembra essere uno spettro invece la presenza di due gravi bug – uno dei quali si chiama proprio Spectre – che il mondo dell’informatica sta imparando a conoscere proprio in queste ore e la cui presenza è praticamente certa su qualsiasi dispositivo tecnologico  accessoriato con un processore proprio negli ultimi 20 anni.

Tutto ha avuto inizio nella giornata di ieri, ovvero quando un servizio di The Register ha comunicato la presenza di alcune falle nei processori di tutto il mondo: Spectre e Meltdown.
Due falle che permetterebbero a chi fosse in grado sfruttarle, di rubare password, immagini e documenti sensibili presenti su qualsiasi dispositivo dotato di un processore.

Inizialmente si pensava che le falle fossero possibili a causa di un errore di progettazione su tutti i processori Intel dell’ultimo decennio.
La risposta di Intel non si è fatta attendere; in una nota ufficiale ha infatti affermato che il problema è reale e la riguarda, ma che sia a livello industriale e quindi anche i vari competitor ne siano interessati, nonostante AMD avesse in principio assicurato che i propri prodotti, caratterizzati da un’architettura diversa, non fosse sensibile ai bug.

La tesi secondo cui il problema sia a livello industriale è sostenuta anche da Google Project Zero che tramite il proprio ricercatore Jann Horn — il quale ha condotto la ricerca insieme ad altre aziende dedite alla sicurezza informatica —  informa che tutti i processori risentono delle falle Meltdown e Spectre.
La notizia ufficiale avrebbe dovuto essere comunicata solo il 9 gennaio, ma le prime indiscrezioni trapelate dalle varie agenzie di stampa, hanno convinto Mountain View ad anticipare di diversi giorni la comunicazione dell’esistenza del problema di sicurezza.

Le informazioni, in un primo momento vaghe e limitate, erano tenute sotto embargo in modo da scongiurare la possibilità che malintenzionati potessero approfittare dei bug prima dell’arrivo delle patch di sicurezza.  Tuttavia l’embargo è presto decaduto poiché la situazione è apparsa più grave del previsto e ormai il Vaso di Pandora era stato aperto.

ARM, Intel e AMD sembra stiano collaborando per una risoluzione in tempi brevi della gravissima falla che le accomuna.
Nonostante le grandi aziende siano già corse ai ripari, Meltdown e Spectre sembrano duri a morire e la risoluzione risulterà piuttosto fastidiosa: si prospetta infatti anche un rallentamento dell’hardware fino al 33% per far fronte all’emergenza.

Sui siti https://meltdownattack.com/ e https://spectreattack.com/  sono state pubblicate tutte le informazioni tecniche del caso per informare utenti — ma soprattutto ai produttori — come far fronte all’emergenza.

Il Vaso di Pandora come già detto, ormai è stato scoperto, ora tocca ai produttori ad impegnarsi ad una corsa contro il tempo per limitare i danni e correggere le falle nella speranza che i dispositivi non vengano rallentati come voci sostengono.
L’invito agli utenti è quindi di verificare la presenza di aggiornamenti e aggiornare i propri dispositivi.

La situazione:

Android e ChromeOs
Google ha comunicato che i propri dispositivi sono certamente affetti dai bug, tuttavia è molto difficile sfruttarli. Le patch verranno presto fornite con degli aggiornamenti.

Windows
Un recente aggiornamento di sicurezza di Microsoft per Windows 10 ha incominciato ad arginare il problema, si attendono successivi aggiornamenti per Windows 7 e 8.

MacOs
I dispositivi Apple sembrano già messi in sicurezza con l’aggiornamento 10.13.2 rilasciato il mese scorso, secondo quanto dichiarato da MacRumors.

Windows 10 bug errori disastro

Security

Windows 10, la falla 0-day ha bisogno di una nuova patch

Alfonso Maruccia | 24 Dicembre 2020

Sicurezza Windows

I ricercatori di Google pubblicano un nuovo exploit per una vulnerabilità di Windows 10 nota da mesi. La patch precedente non funziona, la prossima arriverà solo a gennaio.

Microsoft non è più in grado di garantire la sicurezza nemmeno per i tool basilari di Windows 10, e anche le patch rilasciate per le falle già note da tempo a volte riescono col buco. Una di queste patch è disponibile da mesi, ma stando ai ricercatori non è sufficiente a mitigare il pericolo di una vulnerabilità già sfruttata dai cyber-criminali.

La falla in questione (CVE-2020-0986) è stata scoperta dai ricercatori di Project Zero (Google) e permette a un malintenzionato di aumentare i privilegi di accesso a livello di kernel. Microsoft ha distribuito una patch correttiva a giugno, ma stando ai ricercatori di Google il problema persiste ancora oggi.

Il nuovo rapporto di Project Zero evidenzia come la falla, ora classificata come CVE-2020-17008, possa essere ancora sfruttata tramite un nuovo codice proof-of-concept (POC) adattato da quello originale sviluppato da Kaspersky. I criminali avranno gioco facile a sfruttare ancora il problema, avvertono gli esperti, poiché hanno già una certa familiarità con il bug.

Microsoft ha riconosciuto l’esistenza del problema (e quindi l’inconsistenza della sua patch) con il tracciamento del bug (CVE-2020-17008), e un nuovo fix era già in programma per novembre. I problemi identificate in fase di test hanno costretto la corporation a rimandare l’update al 12 gennaio 2021, quando si spera che verrà distribuita una correzione definitiva al problema.

DHS Cina USA

Security

Il DHS alle aziende USA: l’hi-tech cinese pericoloso per business e dati

Alfonso Maruccia | 24 Dicembre 2020

Donald Trump Privacy Sicurezza

Le autorità statunitensi del DHS lanciano l’allarme nei confronti delle aziende a stelle e strisce. L’uso dei prodotti hi-tech cinesi è pericoloso, ed è meglio informarsi per contrastare i rischi.

L’attacco contro SolarWinds evidenzia l’estrema pericolosità dei cyber-guastatori russi, ma finché Donald Trump resterà alla Casa Bianca l’“amico Putin” ha ben poco di cui preoccuparsi. I cinesi, invece, continuano a essere il bersaglio prediletto dell’Amministrazione Trumpiana, e un nuovo rapporto del DHS vuole evidenziare i rischi connessi all’uso dei dispositivi realizzati nel paese asiatico da parte delle aziende USA.

L’allarme del Department of Homeland Security (DHS), dipartimento federale equivalente del Ministero dell’Interno italiano, è indirizzato specificatamente ai business statunitensi che usano (o vorrebbero usare) prodotti hi-tech realizzati da aziende collegate al governo cinese. La Repubblica Popolare Cinese rappresenta un grave rischio alla sicurezza dei dati per il governo e i business USA, dice il DHS, perché Pechino ha “sia l’intento che l’abilità” di accedere direttamente alle informazioni grazie a framework legali vecchi e nuovi oltre che alla collaborazione diretta dei marchi cinesi.

USA vs Cina

Il rapporto del DHS cita in particolare la legge cinese sull’intelligence nazionale in vigore dal 2017, norma che obbliga tutte le aziende cinesi a supportare, assistere e cooperare con i servizi di intelligence di Pechino. Una nuova legge sulla sicurezza dei dati, la cui entrata in vigore è prevista per il 2021, rende ancora più grave la situazione fornendo alla dittatura comunista nuovi strumenti di sorveglianza e controllo sui business stranieri.

Usando dispositivi e soluzioni tecnologiche progettati e venduti da aziende cinesi, avverte il DHS, le attività imprenditoriali statunitensi espongono se stesse e i loro clienti al furto di segreti industriali, violazione delle leggi USA sull’esportazione e la privacy, rottura dei termini contrattuali, sorveglianza, tracciamento dei critici del regime, pericoli per la reputazione aziendale.

Persino l’utilizzo delle app mobile e dei braccialetti per il fitness, avverte il DHS, rappresenta un grave rischio alla sicurezza e alla privacy visto che dà al Partito Comunista Cinese l’opportunità di raccogliere i dati geolocalizzati, incrociare i dati con i registri contabili sulle proprietà e infine identificare i nomi e le famiglie dei cittadini americani. E lo spionaggio russo? E la sorveglianza ben documentata a opera della NSA statunitense? Niente, sarà per la prossima volta.

SolarWinds

Security

SolarWinds, l’attacco contro gli USA è sempre più grave

Alfonso Maruccia | 23 Dicembre 2020

Donald Trump Sicurezza SolarWinds

I contorni della breccia di sicurezza contro il software di SolarWinds si estendono, coinvolgendo sempre più vittime istituzionali e private. Gli USA sono sul piede di guerra, ma a Donald Trump non interessa granché.

I dettagli sulla breccia di sicurezza nei sistemi di SolarWinds, attacco APT di presunta origine russa che sta scatenando il panico negli USA, si fanno ogni giorno più gravi e inquietanti. Inizialmente classificato come un assalto contro le sole organizzazioni e amministrazioni del governo federale, l’attacco sembra ora aver preso di mira molti tra i grandi nomi dell’hi-tech a stelle e strisce.

Oltre a Microsoft e FireEye, dalle cui indagini è emersa l’esistenza dell’intera operazione a base di DLL malevole, almeno due dozzine di aziende hanno installato il medesimo aggiornamento alla piattaforma Orion contenente il componente infetto. Organizzazioni del calibro di Intel, NVIDIA, VMware e Belkin, che al momento sono impegnate in indagini interne ma tendono a escludere la compromissione o il furto di informazioni riservate.

Breccia di Sicurezza

Il potenziale di vittime dell’operazione contro SolarWinds è di quasi 20.000 organizzazioni, ma tutto lascia intendere che il vero obiettivo degli hacker fossero le autorità statunitensi. I criminali al soldo del Cremlino hanno compromesso anche dozzine di caselle di posta elettronica del Dipartimento del Tesoro USA, e anche in questo caso è in corso un’indagine per stabilire i contorni precisi della violazione e l’eventuale furto di dati riservati.

Il problema principale dell’intera faccenda SolarWinds sembra al momento essere lo scarso interesse del presidente uscente Donald Trump, che ha fin da subito minimizzato il presunto coinvolgimento dell’amico Putin. Un comportamento criticato dal presidente eletto Joe Biden, che ha richiamato Trump al suo dovere di preservare la sicurezza degli USA anche nelle sue ultime settimane di presidenza. Lamentandosi infine del fatto che il Pentagono Trumpiano si rifiuta di fornire informazioni precise sull’attacco come dovrebbe essere normale in una fase di transizione tra una presidenza e l’altra.

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