JCODE DisrupTor

Networking

DisrupTor, operazione contro il traffico di droga nella Darknet di TOR

Alfonso Maruccia | 24 Settembre 2020

Dark Web FBI Sicurezza

FBI ed Europol hanno collaborato per mettere fine a un’organizzazione specializzata nel traffico di droga. I criminali usavano la Darknet di TOR credendosi al riparo dagli investigatori.

Il team Joint Criminal Opioid and Darknet Enforcement (JCODE) del Dipartimento di Giustizia USA, FBI ed Europol hanno colpito il traffico di sostanze stupefacenti online nell’ambito dell’Operazione DisrupTor. Un’azione di contrasto che ha portato a quasi duecento arresti, centinaia di chilogrammi di droga sequestrati e svariati milioni di dollari sottratti ai cyber-criminali attivi nella Darknet di TOR.

Il Dark Web, luogo ben poco misterioso che ospita servizi Web legittimi ma anche operazioni e traffici illegali protetti dall’anonimato, era l’ambiente di lavoro scelto dai criminali acciuffati da FBI ed Europol in giro per il mondo. L’Operazione DisrupTor ha richiesto nove mesi di lavoro investigativo, ed è partita dal sequestro del marketplace noto come Wall Street Market (WSM) nel maggio del 2019.

Le informazioni recuperate dai server di WSM e dai suoi 1,5 milioni di clienti hanno permesso alle forze dell’ordine di individuare e arrestare 179 diversi soggetti, 121 dei quali presenti negli Stati Uniti, 42 in Germania, 8 nei Paesi Bassi, 4 nel Regno Unito, 3 in Austria e uno in Svezia.

Durante l’operazione sono stati rinvenuti 500 chilogrammi di droghe (cocaina, eroina, metanfetamine, ecstasy, MDMA), 274 dei quali solo negli Stati Uniti. Il denaro sequestrato ammonta a $6,5 milioni, in moneta reale o anche in criptomonete.

DisrupTor è una di quelle operazioni di alto profilo sul genere di quella che ha affondato il famigerato marketplace Silk Road, periodicamente indicate dalle autorità come esempio del fatto che nemmeno la Darknet è in grado di contravvenire alla regola aurea “il crimine non paga”. Non importa dove vanno a nascondersi i criminali, ha spiegato il direttore dell’FBI Christopher Wray in una conferenza stampa, gli agenti federali saranno sempre pronti a dar loro la caccia. Fuori e dentro la Darknet.

Donald Trump

News

Donald Trump potrebbe graziare il boss di Silk Road Ross Ulbricht

Alfonso Maruccia | 18 Dicembre 2020

Dark Web Donald Trump Silk Road

Follia Trump: il POTUS potrebbe concedere la grazia a Ross Ulbricht, fondatore di uno dei più famigerati marketplace di droga nel Dark Web condannato alla galera a vita.

Sulla via del tramonto politico dopo una presidenza che passerà indubbiamente alla storia (anche se non per i motivi desiderati dal protagonista), Donald Trump sta riservando i colpi di scena forse più clamorosi per la parte finale del suo pernottamento alla casa bianca. Il POTUS intende sfruttare gli ultimi giorni da presidente per concedere grazie a destra e a manca, persino a un boss della “mafia digitale” del calibro di Ross Ulbricht.

Dopo aver recentemente sbianchettato la fedina penale a Michael T. Flynn, reo confesso del reato di falsa testimonianza all’FBI nel corso del Russiagate, ora Trump starebbe pensando a concedere il perdono presidenziale all’uomo che ha confessato di aver creato il marketplace del Dark Web noto come Silk Road.

Ross UIbricht

Prima di essere beccato dai federali statunitensi, Ulbricht ha ammassato un’autentica fortuna in criptomonete promuovendo la compravendita di sostanze stupefacenti sulla Darknet di TOR. L’uomo è inoltre accusato di aver assoldato assassini professionisti per uccidere cinque utenti di Silk Road che lo ricattavano, anche se non sono state trovate prove a supporto di tale tesi.

Ulbricht, meglio noto online come “Dread Pirate Roberts” (DPR), ha ammesso di aver creato Silk Road ed è stato condannato alla galera a vita senza possibilità di libertà vigilata nel 2015. Un profilo criminale da vero e proprio “boss digitale”, che secondo alcuni rappresenta una punizione non commisurata ai crimini “non violenti” condotti dall’uomo.

Secondo le indiscrezioni, il nome del boss di Silk Road circolerebbe negli uffici di consulenza della Casa Bianca per una possibile grazia comminata da Donald Trump. Il “circolo interno” di Mr. POTUS sembrerebbe intenzionato a sposare la tesi innocentista nel caso di DPR, spingendo per un intervento diretto del presidente.

Bitcoin in crisi

News

Confermato: il governo USA ha sequestrato $1 miliardo in Bitcoin

Alfonso Maruccia | 6 Novembre 2020

Bitcoin Criptomonete Dark Web

Il Dipartimento di Giustizia USA conferma il sequestro preventivo di 1 miliardo di dollari in BTC, svelando così il mistero delle ultime ore. La cifra connessa al business illegale di Silk Road.

Ha fatto scalpore in questi giorni un passaggio di consegne senza precedenti nel mondo delle criptomonete, ovvero lo svuotamento di un wallet digitale contenente quasi 1 miliardo di dollari in Bitcoin. Le speculazioni sull’autore dell’operazione vengono ora messe a tacere dalle autorità statunitensi: quel denaro in criptomoneta è stato sequestrato dal Dipartimento di Giustizia (DoJ).

Stando al comunicato ufficiale pubblicato dal DoJ, il sequestro preventivo dei circa 69.370 BTC è la conseguenza di una causa civile avviata il 3 novembre scorso. Le autorità hanno effettuato il più grande sequestro di criptomonente della storia, recuperando almeno parte del denaro collegato al business illegale di Silk Road.

Silk Road

Il denaro era in possesso di un misterioso “individuo X”, che ha accettato di collaborare con le autorità giudiziarie consegnando di fatto le chiavi del malloppo al DoJ. Nessun crack della password, insomma: l’accesso e il trasferimento di fondi dal wallet Bitcoin è avvenuto con il pieno consenso e la collaborazione del proprietario.

Il miliardo di dollari in BTC ora in custodia della giustizia USA è parte del guadagno illecito proveniente dai traffici di Silk Road, marketplace di droghe e servizi illegali attivo negli anni passati sulla darknet di Tor. L’individuo X avrebbe sottratto i Bitcoin nel 2012 (o 2013) facendola in barba a Ross Ulbricht, il “boss” dell’organizzazione cyber-criminale che sta ora scontando una doppia condanna alla galera a vita senza possibilità di libertà condizionata.

Windows 10 bug errori disastro

Security

Windows 10, la falla 0-day ha bisogno di una nuova patch

Alfonso Maruccia | 24 Dicembre 2020

Sicurezza Windows

I ricercatori di Google pubblicano un nuovo exploit per una vulnerabilità di Windows 10 nota da mesi. La patch precedente non funziona, la prossima arriverà solo a gennaio.

Microsoft non è più in grado di garantire la sicurezza nemmeno per i tool basilari di Windows 10, e anche le patch rilasciate per le falle già note da tempo a volte riescono col buco. Una di queste patch è disponibile da mesi, ma stando ai ricercatori non è sufficiente a mitigare il pericolo di una vulnerabilità già sfruttata dai cyber-criminali.

La falla in questione (CVE-2020-0986) è stata scoperta dai ricercatori di Project Zero (Google) e permette a un malintenzionato di aumentare i privilegi di accesso a livello di kernel. Microsoft ha distribuito una patch correttiva a giugno, ma stando ai ricercatori di Google il problema persiste ancora oggi.

Il nuovo rapporto di Project Zero evidenzia come la falla, ora classificata come CVE-2020-17008, possa essere ancora sfruttata tramite un nuovo codice proof-of-concept (POC) adattato da quello originale sviluppato da Kaspersky. I criminali avranno gioco facile a sfruttare ancora il problema, avvertono gli esperti, poiché hanno già una certa familiarità con il bug.

Microsoft ha riconosciuto l’esistenza del problema (e quindi l’inconsistenza della sua patch) con il tracciamento del bug (CVE-2020-17008), e un nuovo fix era già in programma per novembre. I problemi identificate in fase di test hanno costretto la corporation a rimandare l’update al 12 gennaio 2021, quando si spera che verrà distribuita una correzione definitiva al problema.

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