Cyber sicurezza, tra verità e falsi miti: la guida aggiornata

Security

Zerodium aumenta il valore delle taglie per i bug zero-day

Alfonso Maruccia | 10 Gennaio 2019

Sicurezza

La società specializzata in compravendita di vulnerabilità incrementa sensibilmente le cifre che è disposta a spendere per accaparrarsi gli exploit […]

La società specializzata in compravendita di vulnerabilità incrementa sensibilmente le cifre che è disposta a spendere per accaparrarsi gli exploit più pregiati. Anche dalla UE arrivano “taglie” per i bug nel software open source.

Il business di Zerodium si è in questi giorni fatto più corposo (e invitante) per ricercatori e cacciatori di vulnerabilità di sicurezza, con la corporation statunitense che si è impegnata ad aumentare, a volte in maniera piuttosto significativa, le somme di denaro con cui verranno ricompensate le “cacce” ai bug coronate dal successo.

ZERODIUM è una piattaforma specializzata in vulnerabilità di sicurezza zero-day, vale a dire quel genere di falle sconosciute alle aziende produttrici ma già attivamente sfruttate dai cyber-criminali con attacchi “in the wild”. Il modello di business della corporation consiste nell’acquisizione delle suddette vulnerabilità, rivendendo poi l’accesso al codice degli exploit per cifre a un bel po’ di zeri.

Il programma di acquisizione delle falle 0-day di Zerodium indica i più disparati obiettivi, tra sistemi operativi e piattaforme mobile, browser e server Web, pannelli di gestione remota (cPanel in primis) e ogni genere di tecnologia di protezione avanzata. Come regola generale, più un bug è in grado di funzionare in modo automatico e senza l’intervento diretto dell’utente più la corporation è disposta a ricompensare chi lo ha individuato.

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Il nuovo regime di taglie deciso in questi giorni da Zerodium prevede un incremento delle cifre per tutti i pagamenti, e nel caso dei bug più pregati si parla di aumenti estremamente interessanti: un bug per il jailbreak remoto di iOS vale ora 2 milioni di dollari (contro i precedenti $1,5m), la compromissione di Windows con esecuzione di codice da remoto (RCE) sale a $1 milione (era $500.000), mentre sono raddoppiate le cifre ($1 milione) per le falle RCE nelle app di messaggistica come WhatsApp e iMessage.

Il business del cyber-warfare

La maggior parte dei sottoscrittori che hanno accesso alle vulnerabilità “commerciali” della piattaforma comprende grandi aziende e autorità governative interessate a studiare i bug o a sviluppare nuove capacità “offensive” in ambito di cyber-warfare, sostiene Zerodium, e non mancano i casi in cui le falle sono state usate per “fare del bene” come nel contrasto al cyber-crimine e al pedoporno sulla darknet di Tor.

Quello che Zerodium non può oggettivamente fare, invece, è escludere che tra i suoi sottoscrittori siano presenti soggetti ben poco raccomandabili quando non addirittura realtà pienamente invischiate nelle attività cyber-criminali di cui sopra.

Un altro programma di taglie che non dovrebbe incappare in questo genere di problemi è invece quello deciso dall’Unione Europea, che sempre a gennaio ha deciso di fornire compensazioni generose – ma di certo non al livello dell’impresa commerciale di Zerodium – per chi scopre e rende nota la presenza di bug all’interno dei software FOSS utilizzati in ambito comunitario. La lista dei prodotti interessati include il client FTP FileZilla (€58.000), Notepad++ (€71.000), VLC media player (€58.000) e molti altri.

Windows 10 bug errori disastro

Security

Windows 10, la falla 0-day ha bisogno di una nuova patch

Alfonso Maruccia | 24 Dicembre 2020

Sicurezza Windows

I ricercatori di Google pubblicano un nuovo exploit per una vulnerabilità di Windows 10 nota da mesi. La patch precedente non funziona, la prossima arriverà solo a gennaio.

Microsoft non è più in grado di garantire la sicurezza nemmeno per i tool basilari di Windows 10, e anche le patch rilasciate per le falle già note da tempo a volte riescono col buco. Una di queste patch è disponibile da mesi, ma stando ai ricercatori non è sufficiente a mitigare il pericolo di una vulnerabilità già sfruttata dai cyber-criminali.

La falla in questione (CVE-2020-0986) è stata scoperta dai ricercatori di Project Zero (Google) e permette a un malintenzionato di aumentare i privilegi di accesso a livello di kernel. Microsoft ha distribuito una patch correttiva a giugno, ma stando ai ricercatori di Google il problema persiste ancora oggi.

Il nuovo rapporto di Project Zero evidenzia come la falla, ora classificata come CVE-2020-17008, possa essere ancora sfruttata tramite un nuovo codice proof-of-concept (POC) adattato da quello originale sviluppato da Kaspersky. I criminali avranno gioco facile a sfruttare ancora il problema, avvertono gli esperti, poiché hanno già una certa familiarità con il bug.

Microsoft ha riconosciuto l’esistenza del problema (e quindi l’inconsistenza della sua patch) con il tracciamento del bug (CVE-2020-17008), e un nuovo fix era già in programma per novembre. I problemi identificate in fase di test hanno costretto la corporation a rimandare l’update al 12 gennaio 2021, quando si spera che verrà distribuita una correzione definitiva al problema.

DHS Cina USA

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Il DHS alle aziende USA: l’hi-tech cinese pericoloso per business e dati

Alfonso Maruccia | 24 Dicembre 2020

Donald Trump Privacy Sicurezza

Le autorità statunitensi del DHS lanciano l’allarme nei confronti delle aziende a stelle e strisce. L’uso dei prodotti hi-tech cinesi è pericoloso, ed è meglio informarsi per contrastare i rischi.

L’attacco contro SolarWinds evidenzia l’estrema pericolosità dei cyber-guastatori russi, ma finché Donald Trump resterà alla Casa Bianca l’“amico Putin” ha ben poco di cui preoccuparsi. I cinesi, invece, continuano a essere il bersaglio prediletto dell’Amministrazione Trumpiana, e un nuovo rapporto del DHS vuole evidenziare i rischi connessi all’uso dei dispositivi realizzati nel paese asiatico da parte delle aziende USA.

L’allarme del Department of Homeland Security (DHS), dipartimento federale equivalente del Ministero dell’Interno italiano, è indirizzato specificatamente ai business statunitensi che usano (o vorrebbero usare) prodotti hi-tech realizzati da aziende collegate al governo cinese. La Repubblica Popolare Cinese rappresenta un grave rischio alla sicurezza dei dati per il governo e i business USA, dice il DHS, perché Pechino ha “sia l’intento che l’abilità” di accedere direttamente alle informazioni grazie a framework legali vecchi e nuovi oltre che alla collaborazione diretta dei marchi cinesi.

USA vs Cina

Il rapporto del DHS cita in particolare la legge cinese sull’intelligence nazionale in vigore dal 2017, norma che obbliga tutte le aziende cinesi a supportare, assistere e cooperare con i servizi di intelligence di Pechino. Una nuova legge sulla sicurezza dei dati, la cui entrata in vigore è prevista per il 2021, rende ancora più grave la situazione fornendo alla dittatura comunista nuovi strumenti di sorveglianza e controllo sui business stranieri.

Usando dispositivi e soluzioni tecnologiche progettati e venduti da aziende cinesi, avverte il DHS, le attività imprenditoriali statunitensi espongono se stesse e i loro clienti al furto di segreti industriali, violazione delle leggi USA sull’esportazione e la privacy, rottura dei termini contrattuali, sorveglianza, tracciamento dei critici del regime, pericoli per la reputazione aziendale.

Persino l’utilizzo delle app mobile e dei braccialetti per il fitness, avverte il DHS, rappresenta un grave rischio alla sicurezza e alla privacy visto che dà al Partito Comunista Cinese l’opportunità di raccogliere i dati geolocalizzati, incrociare i dati con i registri contabili sulle proprietà e infine identificare i nomi e le famiglie dei cittadini americani. E lo spionaggio russo? E la sorveglianza ben documentata a opera della NSA statunitense? Niente, sarà per la prossima volta.

SolarWinds

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SolarWinds, l’attacco contro gli USA è sempre più grave

Alfonso Maruccia | 23 Dicembre 2020

Donald Trump Sicurezza SolarWinds

I contorni della breccia di sicurezza contro il software di SolarWinds si estendono, coinvolgendo sempre più vittime istituzionali e private. Gli USA sono sul piede di guerra, ma a Donald Trump non interessa granché.

I dettagli sulla breccia di sicurezza nei sistemi di SolarWinds, attacco APT di presunta origine russa che sta scatenando il panico negli USA, si fanno ogni giorno più gravi e inquietanti. Inizialmente classificato come un assalto contro le sole organizzazioni e amministrazioni del governo federale, l’attacco sembra ora aver preso di mira molti tra i grandi nomi dell’hi-tech a stelle e strisce.

Oltre a Microsoft e FireEye, dalle cui indagini è emersa l’esistenza dell’intera operazione a base di DLL malevole, almeno due dozzine di aziende hanno installato il medesimo aggiornamento alla piattaforma Orion contenente il componente infetto. Organizzazioni del calibro di Intel, NVIDIA, VMware e Belkin, che al momento sono impegnate in indagini interne ma tendono a escludere la compromissione o il furto di informazioni riservate.

Breccia di Sicurezza

Il potenziale di vittime dell’operazione contro SolarWinds è di quasi 20.000 organizzazioni, ma tutto lascia intendere che il vero obiettivo degli hacker fossero le autorità statunitensi. I criminali al soldo del Cremlino hanno compromesso anche dozzine di caselle di posta elettronica del Dipartimento del Tesoro USA, e anche in questo caso è in corso un’indagine per stabilire i contorni precisi della violazione e l’eventuale furto di dati riservati.

Il problema principale dell’intera faccenda SolarWinds sembra al momento essere lo scarso interesse del presidente uscente Donald Trump, che ha fin da subito minimizzato il presunto coinvolgimento dell’amico Putin. Un comportamento criticato dal presidente eletto Joe Biden, che ha richiamato Trump al suo dovere di preservare la sicurezza degli USA anche nelle sue ultime settimane di presidenza. Lamentandosi infine del fatto che il Pentagono Trumpiano si rifiuta di fornire informazioni precise sull’attacco come dovrebbe essere normale in una fase di transizione tra una presidenza e l’altra.

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