Zoom

Security | Software

Zoom: un disastro per la sicurezza e la privacy degli utenti

Alfonso Maruccia | 7 Aprile 2020

Sicurezza

Zoom è il software per videoconferenze del momento, ma è anche un disastro pieno di bug, pericoli per la privacy degli utenti e comportamenti aziendali discutibili.

La quarantena forzata che al momento riguarda una parte significativa della popolazione mondiale ha portato a un’esplosione di popolarità delle piattaforme di videoconferenza e meeting remoto, e al centro di questo exploit c’è soprattutto Zoom. La piattaforma cloud ha moltiplicato in maniera esponenziale i suoi utenti, ma se si considerano i problemi sottostanti forse è il caso di valutare una scelta differente per le nostre esigenze di incontro e comunicazione virtuali.

In queste poche settimane il team di Zoom è stato letteralmente sommerso dal lavoro, con il numero di utenti attivi sulla piattaforma che è passato velocemente da 10 milioni a 200 milioni. Il successo del prodotto ha attirato le attenzioni di hacker e cyber-criminali, che hanno fin qui avuto vita facile a causa della scarsissima cura per la sicurezza da parte degli sviluppatori.

Zoom: il problema

Zoom è un colabrodo, anzi peggio, è un disastro: un breve riassunto dei tanti problemi che riguardano la piattaforma lo ha fatto di recente Bruce Schneier, evidenziando la presenza di bug di sicurezza capaci di violare le credenziali di accesso di Windows, il mancato supporto della cifratura end-to-end (nonostante quanto sostenuto dal marketing) e l’uso di algoritmi crittografici mediocri che denunciano una scarsa conoscenza della materia da parte dei programmatori.

Zoom

E c’è di più: la configurazione base di Zoom è insicura ai massimi livelli, fatto che ha portato alla comparsa di un nuovo fenomeno chiamato zoombombing: gli utenti (o i sistemi automatici) provano a indovinare il semplice codice identificativo di una videoconferenza, poi “invadono” quella stessa conferenza magari pubblicando contenuti discutibili.

Le sessioni prive di password abbondano, e non parliamo poi di privacy: all’inizio la corporation di Zoom sembrava trafficare con la vendita dei dati degli utenti alle aziende esterne, ora la policy aggiornata sembra negare la possibilità di abusi a scopo pubblicitario ma il quantitativo di dati raccolto dalla piattaforma continua a essere spropositato.

Le alternative

Zoom è diventato un tool estremamente popolare per aziende, scuole, utenti e persino capi di stato con tendenze ultra-populiste, ma come evidenziato fin qui il tool è assolutamente la scelta peggiore se abbiamo bisogno di comunicare in remoto per motivi di lavoro o personali.

La soluzione più semplice ed efficace al problema? Evitare, se possibile, di usare Zoom e rivolgersi a uno strumento per videoconferenze meno disastroso o pericoloso per la nostra sicurezza. Le alternative non mancano, eccone una selezione da cui poter scegliere o provare quella che più preferiamo:

  • BlueJeans
  • FaceTime (solo Apple)
  • Google Duo
  • Google Hangouts Meet
  • Houseparty
  • Jitsi
  • Signal
  • Sonata
  • Skype
  • Microsoft Teams
  • Webex
  • Whatsapp
  • Whereby

I tool indicati presentano varie offerte e fasce di costo, diverse caratteristiche o anche limitazioni (WhatsApp supporta ad esempio videoconferenze con un massimo di 4 partecipanti), ma continuare a usare Zoom è molto peggio di qualsiasi limitazione possa soffrire un prodotto della concorrenza.

I problemi e le falle emerse in queste settimane non lasciano spazio a soluzioni differenti: se teniamo alla sicurezza delle nostre comunicazioni, Zoom non va usato o va abbandonato quanto prima. Se la cosa non dipende da noi, forse è il caso di rivolgerci ai responsabili consigliando di valutare e adottare un’alternativa. Di corsa.

Windows 10 bug errori disastro

Security

Windows 10, la falla 0-day ha bisogno di una nuova patch

Alfonso Maruccia | 24 Dicembre 2020

Sicurezza Windows

I ricercatori di Google pubblicano un nuovo exploit per una vulnerabilità di Windows 10 nota da mesi. La patch precedente non funziona, la prossima arriverà solo a gennaio.

Microsoft non è più in grado di garantire la sicurezza nemmeno per i tool basilari di Windows 10, e anche le patch rilasciate per le falle già note da tempo a volte riescono col buco. Una di queste patch è disponibile da mesi, ma stando ai ricercatori non è sufficiente a mitigare il pericolo di una vulnerabilità già sfruttata dai cyber-criminali.

La falla in questione (CVE-2020-0986) è stata scoperta dai ricercatori di Project Zero (Google) e permette a un malintenzionato di aumentare i privilegi di accesso a livello di kernel. Microsoft ha distribuito una patch correttiva a giugno, ma stando ai ricercatori di Google il problema persiste ancora oggi.

Il nuovo rapporto di Project Zero evidenzia come la falla, ora classificata come CVE-2020-17008, possa essere ancora sfruttata tramite un nuovo codice proof-of-concept (POC) adattato da quello originale sviluppato da Kaspersky. I criminali avranno gioco facile a sfruttare ancora il problema, avvertono gli esperti, poiché hanno già una certa familiarità con il bug.

Microsoft ha riconosciuto l’esistenza del problema (e quindi l’inconsistenza della sua patch) con il tracciamento del bug (CVE-2020-17008), e un nuovo fix era già in programma per novembre. I problemi identificate in fase di test hanno costretto la corporation a rimandare l’update al 12 gennaio 2021, quando si spera che verrà distribuita una correzione definitiva al problema.

DHS Cina USA

Security

Il DHS alle aziende USA: l’hi-tech cinese pericoloso per business e dati

Alfonso Maruccia | 24 Dicembre 2020

Donald Trump Privacy Sicurezza

Le autorità statunitensi del DHS lanciano l’allarme nei confronti delle aziende a stelle e strisce. L’uso dei prodotti hi-tech cinesi è pericoloso, ed è meglio informarsi per contrastare i rischi.

L’attacco contro SolarWinds evidenzia l’estrema pericolosità dei cyber-guastatori russi, ma finché Donald Trump resterà alla Casa Bianca l’“amico Putin” ha ben poco di cui preoccuparsi. I cinesi, invece, continuano a essere il bersaglio prediletto dell’Amministrazione Trumpiana, e un nuovo rapporto del DHS vuole evidenziare i rischi connessi all’uso dei dispositivi realizzati nel paese asiatico da parte delle aziende USA.

L’allarme del Department of Homeland Security (DHS), dipartimento federale equivalente del Ministero dell’Interno italiano, è indirizzato specificatamente ai business statunitensi che usano (o vorrebbero usare) prodotti hi-tech realizzati da aziende collegate al governo cinese. La Repubblica Popolare Cinese rappresenta un grave rischio alla sicurezza dei dati per il governo e i business USA, dice il DHS, perché Pechino ha “sia l’intento che l’abilità” di accedere direttamente alle informazioni grazie a framework legali vecchi e nuovi oltre che alla collaborazione diretta dei marchi cinesi.

USA vs Cina

Il rapporto del DHS cita in particolare la legge cinese sull’intelligence nazionale in vigore dal 2017, norma che obbliga tutte le aziende cinesi a supportare, assistere e cooperare con i servizi di intelligence di Pechino. Una nuova legge sulla sicurezza dei dati, la cui entrata in vigore è prevista per il 2021, rende ancora più grave la situazione fornendo alla dittatura comunista nuovi strumenti di sorveglianza e controllo sui business stranieri.

Usando dispositivi e soluzioni tecnologiche progettati e venduti da aziende cinesi, avverte il DHS, le attività imprenditoriali statunitensi espongono se stesse e i loro clienti al furto di segreti industriali, violazione delle leggi USA sull’esportazione e la privacy, rottura dei termini contrattuali, sorveglianza, tracciamento dei critici del regime, pericoli per la reputazione aziendale.

Persino l’utilizzo delle app mobile e dei braccialetti per il fitness, avverte il DHS, rappresenta un grave rischio alla sicurezza e alla privacy visto che dà al Partito Comunista Cinese l’opportunità di raccogliere i dati geolocalizzati, incrociare i dati con i registri contabili sulle proprietà e infine identificare i nomi e le famiglie dei cittadini americani. E lo spionaggio russo? E la sorveglianza ben documentata a opera della NSA statunitense? Niente, sarà per la prossima volta.

SolarWinds

Security

SolarWinds, l’attacco contro gli USA è sempre più grave

Alfonso Maruccia | 23 Dicembre 2020

Donald Trump Sicurezza SolarWinds

I contorni della breccia di sicurezza contro il software di SolarWinds si estendono, coinvolgendo sempre più vittime istituzionali e private. Gli USA sono sul piede di guerra, ma a Donald Trump non interessa granché.

I dettagli sulla breccia di sicurezza nei sistemi di SolarWinds, attacco APT di presunta origine russa che sta scatenando il panico negli USA, si fanno ogni giorno più gravi e inquietanti. Inizialmente classificato come un assalto contro le sole organizzazioni e amministrazioni del governo federale, l’attacco sembra ora aver preso di mira molti tra i grandi nomi dell’hi-tech a stelle e strisce.

Oltre a Microsoft e FireEye, dalle cui indagini è emersa l’esistenza dell’intera operazione a base di DLL malevole, almeno due dozzine di aziende hanno installato il medesimo aggiornamento alla piattaforma Orion contenente il componente infetto. Organizzazioni del calibro di Intel, NVIDIA, VMware e Belkin, che al momento sono impegnate in indagini interne ma tendono a escludere la compromissione o il furto di informazioni riservate.

Breccia di Sicurezza

Il potenziale di vittime dell’operazione contro SolarWinds è di quasi 20.000 organizzazioni, ma tutto lascia intendere che il vero obiettivo degli hacker fossero le autorità statunitensi. I criminali al soldo del Cremlino hanno compromesso anche dozzine di caselle di posta elettronica del Dipartimento del Tesoro USA, e anche in questo caso è in corso un’indagine per stabilire i contorni precisi della violazione e l’eventuale furto di dati riservati.

Il problema principale dell’intera faccenda SolarWinds sembra al momento essere lo scarso interesse del presidente uscente Donald Trump, che ha fin da subito minimizzato il presunto coinvolgimento dell’amico Putin. Un comportamento criticato dal presidente eletto Joe Biden, che ha richiamato Trump al suo dovere di preservare la sicurezza degli USA anche nelle sue ultime settimane di presidenza. Lamentandosi infine del fatto che il Pentagono Trumpiano si rifiuta di fornire informazioni precise sull’attacco come dovrebbe essere normale in una fase di transizione tra una presidenza e l’altra.

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