Audio in tempo reale? Facile con Linux

Trasformare il proprio computer in una Digital Audio Workstation non è un compito impossibile. L’open source offre diverse opzioni.

di Marco Fioretti
Diciamolo apertamente: non c’è computer che possa sostituire completamente veri strumenti musicali, suonati in studi di registrazione progettati a regola d’arte ed equipaggiati con microfoni e altre apparecchiature professionali. Chiarito questo, possiamo anche dire che trasformare un computer in una Digital Audio Workstation (Daw) capace di produrre musica di buona qualità  è sempre più facile. Una Daw è un ambiente software specializzato per creare, registrare, modificare e assemblare in tempo reale più tracce audio indipendenti, fino a trasformarle in brani musicali completi.

Le Daw Open Source più adatte ai principianti (dal punto di vista informatico, se non musicale) sono quelle impacchettate in distribuzioni Linux scritte e preconfigurate specificamente per la produzione audio, come Ubuntu Studio, KXStudio e AVLinux. Però, più che parlare direttamente di queste distribuzioni, è importante analizzare i concetti e i componenti fondamentali alla loro base e di qualsiasi altra versione di Linux dello stesso tipo. Questo è utile prima di tutto perché, anche in ambienti “chiavi in mano”, per avere audio real time con la massima qualità  e affidabilità  c’è sempre qualche parametro da modificare. In secondo luogo, perché molti programmi Open Source che citeremo girano anche su OS X e Windows.

Molte sessioni di registrazione su Linux iniziano impostando il server audio con QjackCtl e connettendo i vari elementi con Patchage.
Molte sessioni di registrazione su Linux iniziano impostando il server audio con QjackCtl e connettendo i vari elementi con Patchage.

La ragione più importante per interessarci di certi programmi anziché delle distribuzioni che li ospitano è la loro differenza, in termini di approccio al problema più che di quantità  e qualità  di funzioni, rispetto a quelli proprietari. Come avviene in altri settori, per alcuni questo è un problema insormontabile, per altri è la ragione per usarli, una manna dal cielo che vale qualche sforzo extra iniziale. Infatti, mentre per OS X e Windows sono disponibili suite più o meno monolitiche ma “chiavi in mano”, Linux offre tanti programmi indipendenti (spesso anche multipiattaforma) che girano in sincrono fra loro, come vedremo fra poco.

Questa architettura fornisce la massima libertà  e garanzia di poter produrre o manipolare come si vuole ogni singolo brano con gli strumenti più adatti a quel particolare tipo di musica, nell’ordine più appropriato e scegliendo qualsiasi combinazione dei plugin ed effetti sonori descritti nell’altro articolo. A patto, come dicevamo, di avere chiara l’architettura e i requisiti di base.

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