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Audio in tempo reale? Facile con Linux

Redazione | 27 Novembre 2014

Audio Linux

Le interfacce di Jack servono per cambiarne la configurazione iniziale e per connettervi programmi e periferiche senza ricorrere alla riga […]

Le interfacce di Jack servono per cambiarne la configurazione iniziale e per connettervi programmi e periferiche senza ricorrere alla riga di comando. QjackCtl (https://qjackctl.sourceforge.net/) è una semplice interfaccia grafica per verifica e impostazione permanente dei diversi parametri di Jack. Quanto alle connessioni, esse si potrebbero attivare tramite la “patch bay” dello stesso QjackCtl, ma esistono soluzioni migliori.

La patch bay, espressione inglese che alla lettera significa più o meno “vano dei collegamenti”, è un oggetto fondamentale di qualsiasi studio di registrazione. Una patch bay fisica è una griglia di connettori grazie alla quale si può collegare con cavi qualsiasi uscita di uno strumento a qualsiasi ingresso di un altro. La versione software di questo oggetto più frequentemente usata nelle Daw basate su Jack si chiama Patchage (https://drobilla.net/software/patchage/). Il suo punto di forza è la capacità  di visualizzare tutti gli ingressi e uscite di ogni singolo componente (hardware o software non ha importanza) come una singola scatola, comunque divisibile in qualsiasi momento in due parti distinte, una di ingressi e una di uscite. Le scatole si possono trascinare con il mouse in qualsiasi posizione sullo schermo, mostrando in ogni istante solo la parte del sistema che interessa. Per connettere due porte attraverso Patchage basta trascinare il mouse da quella di partenza a quella di arrivo. I collegamenti blu corrispondono a tracce audio digitali standard, quelli rossi e verdi a tracce Midi gestite da Jack o, rispettivamente dal server audio Alsa ancora utilizzato da certi programmi non proprio aggiornati. Oltre a lavorare velocemente, con Patchage si può facilmente capire se lo si sta facendo nel modo migliore, oppure documentare la procedura per colleghi o eventuali allievi.

Finalmente, le applicazioni

Se Jack è il burattinaio invisibile senza il quale nulla accadrebbe al momento giusto, Ardour (https://ardour.org/) è il centro di comando in cui molti aspiranti produttori musicali spenderanno la maggior parte del loro tempo. Questo studio digitale di registrazione è il ponte di comando da cui dirigere mixaggio ed elaborazione di qualsiasi segnale o file audio passi attraverso il vostro computer, o venga generato al suo interno, con la possibile eccezione, su cui torneremo fra poco, di quelli Midi. Sviluppatori e fan di Ardour sono soliti dire che “qualsiasi formato o sorgente audio, hardware o software, sia supportata dal sistema operativo, Ardour può usarla”. Ogni traccia può essere riprodotta, sezionata in diverse parti, messa in modalità  mono, stereo o multicanale indipendentemente dalle altre.

Loop di clip audio, passaggio dall’una all’altra sulla stessa traccia o caricamento di campioni direttamente da portali come AppleLoops, Garageband o Freesound.org sono tutte operazioni da pochi clic, spesso anche automatizzabili via script. I plugin disponibili sono mostrati direttamente nella finestra mixer, sulla traccia che ne fa uso, e possono essere “copiati”, ovvero applicati con gli stessi parametri ad altre tracce, semplicemente trascinandoceli con il mouse. L’editing delle singole tracce è ovviamente non lineare, cioè possibile in qualsiasi ordine lungo l’intera traccia, con livelli illimitati di cancellazione/ripetizione di ogni operazione.

Rosegarden è un editor audio e soprattutto Midi pienamente compatibile con Jack, ma capace di funzionare anche senza installare alcun server di quel tipo. In alternativa a Rosegarden c’è il Linux Multimedia Studio (Lmms, https://lmms.sourceforge.net/). A differenza dell’altro programma, concepito principalmente per comporre musica, Lmms è ottimizzato per campionare tracce già  pronte, applicarvi effetti speciali e suonarle in loop dopo averle mixate.

Hydrogen (www.hydrogen-music.org) è forse la Drum Machine, cioè la batteria software Open Source più completa e popolare al momento in circolazione: la maggior parte delle sue funzioni è riconoscibile solo da chi ha già  una qualche familiarità  con le percussioni. Per dare un’idea anche ai profani di cosa si può fare con Hydrogen, basterà  dire che non c’è limite al numero di tracce eseguibili simultaneamente, ognuna con sequenza e velocità  indipendenti dalle alte, e che si possono creare playlist in maniera parzialmente automatica, anche scaricando drumkit (ovvero versioni software di specifiche batterie) da Internet.
Marco Fioretti

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